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Qui siamo tutti belli; ricchi possiamo diventarlo

Mi presento: sono il vostro reporter dall’altro mondo. No, niente fantasmi e anime in pena; da noi anzi i morti non esistono. Viviamo in un luogo dove le gli alberi sono digitali, le case fatte di bit, e al tramonto il cielo risplende di pixel blu e arancio. Si chiama Second Life, ed è uno dei giochi di ruolo più diffusi, con oltre 3 milioni di partecipanti.
Per entrare nel nostro universo parallelo basta andare sul sito www.secondlife.com e registrarsi, inventarsi un nome, scaricare il programma e installarlo. Così si inizia una seconda vita, cominciando da un nuovo aspetto fisico. Siamo tutti avatar, personaggi inventati, da personalizzare scegliendo tra combinazioni infinite di tratti somatici, costituzioni fisiche, abiti e accessori. Che sono in vendita e si possono acquistare pagandoli in Lindendollari, la valuta ufficiale di Second Life (il nome viene dai Linden Laboratories di San Francisco, dove il gioco nacque nel 2003).
I Lindendollari possono essere cambiati in dollari veri, e proprio qualche settimana fa la signora Ashe Chung ha dichiarato di possedere terreni su Second Life per l’equivalente di un milione di dollari in valuta reale. Interessante, certo, e faticoso anche: quasi come il Grande Fratello, che sta per sbarcare nel mondo virtuale (prodotto dalla stessa Endemol responsabile della versione televisiva). Le selezioni sono terminate e dal primo dicembre quindici avatar sono chiusi per otto ore al giorno in una boccia di vetro come quelle dei pesci rossi. Il 4 gennaio alla vincitrice Madlen Flint è andata una somma di denaro e un’isola tutta sua; se è abile e fortunata potrà diventare ricca come la signora Chung.

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