Capa
Michele Salvemini, in arte Caparezza.
Due date nel 2006, all’Hiroshima Mon Amour e al Traffic Festival, e ora di nuovo in piazza Vittorio Veneto. Cosa ti lega a Torino?
“Molte cose: gli ultimi due dischi li ho concepiti nella mia Molfetta ma realizzati a Torino, e poi qui ho molti amici. Diego Perrone, che canta con i Medusa, è stabilmente nel mio gruppo; di recente ho collaborato anche con Dade, il bassista dei linea 77. E c’è l’Associazione Terra del Fuoco, che organizza regolarmente il Treno della Memoria, un momento di riflessione sull’Olocausto. L’anno scorso sono andato con loro ad Auschwitz”.
E come rispondi a chi invece sospettava un legame calcistico, visto che uno dei brani di “Habemus Capa” s’intitola “Dalla parte del Toro”?
“Devo dire che me del calcio ne fotto allegramente, sono uno dei pochi italiani che non hanno mai cantato “popopopopò” per strada. Ma se qualcuno vuole usare una mia canzone come slogan per una squadra o per l’altra, faccia pure. Comunque, tra Toro e Juve, nella mia pochezza calcistica, non posso che confermare: sto dalla parte del Toro”
Come cambia lo spettacolo dal vivo?
“Questo è il terzo spettacolo diverso che metto in piedi, e devo dire che la mia idea di unire teatro politica, musica e cabaret stavolta è riuscita davvero al meglio”
Fai ancora “Fuori dal tunnel”?
“Certo, tutti la chiedono, e poi rimane uno dei miei pezzi più riusciti”.
Hai lanciato da poco una sua etichetta, la Sanny Cola. Qual è il progetto?
“Vorrei dare visibilità ad artisti validi ma sconosciuti: si sta tornando alle belle facce e alle canzoni educate, ma non c’è spazio per chi ha personalità. Sono un frequentatore assiduo di internet, e so che ci sono molti ragazzi pieni di talento, che sono spesso imbarazzantemente giovani. Su un sito come Myspace è possibile toccare con mano il fermento delle novità in campo musicale, ma pare che le case discografiche lo ignorino completamente”.
Eppure in Inghilterra gli Artic Monkeys sono diventati famosi grazie ad internet…
“Appunto. In Italia, però, la situazione è diversa”.
E comunque nel 2006 sono esplosi Fabri Fibra e Mondo Marcio.
“Non certo grazie ad internet, sono solo usciti dall’underground. Mondo è mio amico, mi colpisce molto il fatto che abbia tali capacità compositive ad appena vent’anni, Fabri Fibra ha invece avuto tempo per maturare, il successo che ha ottenuto lo ha meritato. Poi ci sono i napoletani Co’ sang’, la sorpresa più piacevole del 2006: un album che mi ha emozionato, perchè racconta temi abusati, ma miracolosamente senza retorica, con grande forza poetica”.
Caparezza però ha scelto un’altra strada, quella dell’ironia…
“Non sarei stato credibile altrimenti, mi piace molto provocare”.
E avresti mai immaginato di vedere al Tg1 un servizio su un tuo video?
“No, ma sono contento perché è stato per me uno sforzo colossale produrre “Habemus Capa”. Ho un’idea un po’ antica dell’album: col vinile e con la lira il disco non durava i due mesi canonici imposti dal marketing. Cos’, quando la mia casa discografica mi ha detto che l’investimento sul prodotto era finito, ho prodotto a mie spese il video di “Auditel family”, grazie anche alla complicità di un maestro dell’animazione come Marco Pavoni, che ha lavorato con Disney”
Chi ci guadagna?
“È una mossa che va tutta a vantaggio della casa discografica, io ci guadagno solo in termini di soddisfazione, ma questo è un album cui voglio troppo bene”.
Il tour terminerà a marzo, dopo quasi cento concerti. E poi?
“Poi vedrò. Per scrivere nuove canzoni ho bisogno di eclissarmi dal mondo, stare a casa, pagare le bollette, fare la vita di tutti i giorni, non ha senso scrivere di hotel e di palcoscenici”.
