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Archivio per febbraio 2007

Flusso del pensiero

28 febbraio 2007 Nessun commento

Se questo pezzo sembra diverso dagli altri c’è un perchè: è stato dettato utilizzando un software di riconoscimento vocale, poi corretto a mano, lasciando quasi inalterata la struttura del discorso. Non era stato preparato in precedenza, ma improvvisato: questo è, per così dire, il flusso libero del pensiero.

Mp3, la condanna di Microsoft è una minaccia anche per Apple

La disputa tra Microsoft e Alcatel-Lucent si è conclusa in prima battuta a sfavore di Bill Gates. La casa di Redmond  è stata infatti condannata a versare alla ditta francese la somma di 1,52 miliardi di dollari per una presunta violazione riguardante alcuni brevetti relativi alla riproduzione di file Mp3. Il. Ora è da capire se Alcatel-Lucent, forte del suo successo in tribunale, deciderà di estendere la propria la propria azione legale contro altre ditte che producono lettori Mp3 o software capaci di leggere file audio codificati in questo formato. Nel mirino potrebbero esserci Apple, Sony, Samsung, Sandisk, Creative e molte altre. Il sistema di gestione dei brevetti relativi agli Mp3 è molto complesso, e secondo uno degli inventori dello standard, il professor Leonardo Chiariglione, questa confusione è in qualche modo voluta dagli stessi operatori del settore. Apple sembra essere in regola con le royalties pagate ai detentori dei brevetti di mp3, ma lo stesso si poteva dire fino ad una settimana fa anche di Microsoft, che aveva versato 16 milioni di dollari al Fraunhofer Institute. 
In realtà la tutela della proprietà intellettuale sembra sempre più spesso confinare con il ricatto, e quando non è possibile stabilire esattamente chi detiene i diritti su un certo brevetto, spesso le grandi ditte preferiscono concludere accordi extra giudiziari per evitare di essere trascinate  in tribunale: una perdita relativamente piccola per loro, ma un introito sostanzioso per chi ha minacciato di fare causa. Un caso analogo si è concluso lo scorso agosto, e ha visto implicate Apple e Creative: si trattava dell’interfaccia visuale adottata nell’iPod, che secondo la ditta di Singapore era identica a quella usata per i propri lettori. Non è stato possibile stabilire chi avesse avuto l’idea prima, anche perché il brevetto effettivamente è stato registrato da Creative con qualche mese in anticipo rispetto ad Apple. Tuttavia a Cupertino hanno deciso di chiudere la causa prima ancora di arivare di fronte ad un giudice con un accordo di circa 100 milioni di dollari a favore di Creative. Una piccola perdita per Steve Jobs, mentre Creative ha visto entrare nelle proprie casse un discreto quantitativo di denaro, e da allora ha cominciato anche a produrre accessori compatibili con l’iPod. 
Ma torniamo alla questione degli Mp3: Apple usa in realtà il formato Aac per tutte le canzoni vendute su iTunes, tuttavia nella sua recente lettera aperta sui Drm, Steve Jobs ha sottolineato come negli iPod la maggior parte dei file presenti siano Mp3. 
Così la fortuna del lettore Apple è dovuta alla sua compatibilità con il formato più diffuso sui network P2P, e lo stesso si può dire di tutti i lettori audio digitali. Però adesso nessuno dei produttori di può sentirsi davvero al sicuro: tutti rischiano di vedersi trascinati in tribunale da presunti titolari di qualche diritto, e questa situazione potrebbe spingerli verso formati alternativi. Uno potrebbe essere proprio Aac, che offre migliore qualità a parità di dimensione del file, e se non altro vanta un meccanismo di gestione delle licenze più chiaro, consistente in un unico pacchetto da acquistare una volta per tutte. 
Anche Microsoft ha il suo standard proprietario, Windows Media Audio, ma è difficile immaginare che Apple possa adottarlo: la strada da percorrere potrebbe essere perciò quella di un formato proveniente dal mondo del software libero, come ad esempio Ogg Vorbis, molto diffuso tra gli audiofili perché offre una riproduzione più fedele rispetto agli Mp3. Finora è rimasto essenzialmente legato all’ambiente di Linux, ma per Apple non sarebbe difficile integrare nell’iPod anche il supporto per questo formato, con un semplice aggiornamento firmware. Che poi questo possa accadere davvero, come ipotizza Wired, è tutto da dimostrare.

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Una mail molto istruttiva

26 febbraio 2007 Nessun commento

Della multa di 1,52 miliardi di dollari che Microsoft dovrebbe pagare ad Alcatel-Lucent ha scritto Maurizio Molinari sulla Stampa. Il mio contributo consisteva in una breve storia dell’Mp3 e in qualche domanda al prof. Leonardo Chiariglione, che ha ritenuto in seguito di precisare alcuni dettagli e di correggere non tanto me, quanto piuttosto la mia fonte: Wikipedia.Ecco la mail, senza toccare una virgola. In nero il testo dell’articolo, in rosso la mia risposta, in blu il commento successivo di Chiariglione.

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Salve,non so perchè, ma non riesco a scrivere usando la mail del giornale.

Prendo il suo testo e commento ove richiesto

Storia e preistoria

Tutto cominciò nel 1991, all’università di Hannover.

Non so perché il 1991. L’anno non mi dice nulla. Se proprio si vuol dire una data questa potrebbe essere il 29-30/11 e 1-2/12 1988 quando MPEG tenne la sua 4a riunione ad Hannover (http://www.chiariglione.org/mpeg/meetings.htm), i primi due giorni presso la Thomson per questioni video e i secondi due giorni presso l’Università di Hannover per la prima riunione del gruppo audio.

Da Wikipedia: A working group consisting of Leon Van de Kerkhof (The Netherlands), Gerhard Stoll (Germany), Leonardo Chiariglione (Italy), Yves-François Dehery (France), Karlheinz Brandenburg (Germany) took ideas from Musicam and ASPEC, added some of their own ideas and created MP3, which was designed to achieve the same quality at 128 kbit/s as MP2 at 192 kb/s.

Da Wikipedia: All algorithms were approved in 1991

[LC: questo è un noto problema di Wikipedia. Chi ci scrive spesso non sa o, peggio, lo fa con un secondo scopo. Quasi tutto quello che è scritto è sbagliato o, almeno, gravemente superficiale. Per esempio nella lista dei partecipanti (il gruppo audio ha sempre contato circa 40 persone) non c’è Nikil Jayant dei Bell Labs che adesso, dopo la recente sentenza, sono riconosciuti come decisamente importanti. Io, poi, non ero “membro del gruppo audio”in quanto presidente di tutto l’MPEG ed ho partecipazione ai lavori del gruppo solo per questioni di emergenza (e se ne sono state!)]

Già da anni la musica digitale era entrata nelle case dei consumatori con il compact disc, ma con l’idea del Fraunhofer Institut al centro della riproduzione sonora fu messo per la prima volta un computer e non un apparecchio progettato espressamente per l’audio.

Che Fraunhofer abbia avuto per prima questa idea non è vero. L’idea girava da decenni e fu la motivazione per cui così tante aziende, centri di ricerca ed università investirono in questo campo.

Sto pensando dalla parte del consumatore: prima dell’invenzione degli Mp3 non si pensava comunemente al computer come ad un oggetto per riprodurre musica.

[Non posso sapere che cosa frullasse nella testa della gente di Fraunhofer, ma non penso che la musica sul PC di casa sia stata un loro obiettivo. Infatti Fraunhofer negli anni successivi all’approvazione dello standard MP3 ha fatto applicazioni professionali, fatte con hardware dedicato]

Era però necessario ridurre le dimensioni dei file musicali perché potessero essere registrati sugli elaboratori domestici, che allora avevano hard disk meno capienti. Grazie al lavoro di Karlheinz Brandenburg

Karlheinz ha di sicuro avuto un ruolo importante ma, come dimostrato dalla recente sentenza americana, altre aziende avevano sviluppato brevetti relativi ad MP3. Pertanto personalizzare MP3 su Brandenburg non è corretto e le potrei fare una lista di persone che andrebbero ricordate. È invece corretto dire che MPEG fu l’ambiente in cui i contributi delle diverse aziende partecipanti furono integrati in un processo collaborativo il cui risultato fu lo standard MP3.

e alle intuizioni del torinese Leonardo Chiariglione,

Come penso di averle detto a Shanghai, il mio ruolo fu quello di ideare e costituire l’ambiente in cui una moltitudine di processi collaborativi che hanno portato a standard di successo come l’MP3 hanno potuto aver luogo.

Certo, come è improprio definirla “il papà” dell’Mp3. La Stampa è un quotidiano, non posso fare un elenco completo, e d’altronde è chiaro fin dall’inizio che si parla di università e centri di ricerca, non di una o due persone.

[LC: sì, però sarebbe utile che si scrivesse una volta per tutte che

1. MP3 è uno standard dell’ISO

2. sviluppato collaborativamente dal gruppo MPEG

3. con la partecipazione di tutte le principali aziende ICT

]

fu definito un modello matematico che permetteva di eliminare dal file originale i dati non strettamente necessari, mantenendo tuttavia un livello accettabile di fedeltà. Il formato si chiamava Mpeg-l Layer 3, ma nel 1995 fu ribattezzato Mp3.

Guardando la mia corrispondenza elettronica di quegli anni vedo che il nome MP3 fu deciso nel 1997.

Da Wikipedia: The filename extension .mp3 was chosen by the Fraunhofer team on July 14, 1995

[LC: forse, ma il nome fu deciso solo nel 1997]

L’unico ad avere successo è stato iTunes Music Store di AppIe, oggi il primo distributore di musica sul web, con oltre due miliardi di brani venduti dall’aprile 2003.

Questo è un commento personale che non c’entra con le questioni MPEG. iTunes Music Store non ha successo (a meno di definire che cos’è il successo). Visto che Apple non ci guadagna una lira dico che non ce l’ha. Anche per le case discografiche non è un successo visto che l’industria musicale ha fatturato circa 200 miliardi di dollari negli ultimi 5 anni (da quando è partito iTunes),e quindi parliamo dell’1% delle vendite.

iTunes Store è l’unico che ha avuto successo, che poi ci guadagni è un altro conto: nessun servizio di vendita di file musicali online ha venduto altrettanto, questo è un fatto.

[LC: nel mondo dei ciechi i monocoli sono re, ma questo non dà due occhi ad iTunes che non può essere definito un successo perché nessuno ci guadagna. Questa però è un’osservazione personale dettata dalla necessità di contrastare la pubblicità dell’IFPI che vuol far vedere che la sua politica di opposizione totale all’MP3 sta pagando, mentre è proprio il contrario]

Non sono in realtà Mp3, ma file Aac, che consentono di controllare i diritti d’autore, permettendo un numero limitato di copie su altri apparecchi e la masterizzazione su cd.

AAC è un altro standard MPEG, ma la protezione non viene dal formato AAC, ma dal DRM di Apple chaimato FairPlay.

Ho fatto un intero articolo due settimane fa su Fairplay e nel paragrafo successivo si accenna proprio alla questione del Drm. Qui mi premeva far notare che i file di iTunes non sono tecnicamente Mp3, e che sono protetti. Una svista c’è, tuttavia: al posto di “e”, ho scritto “che”.

ma file Aac, e consentono

Le sarei grato se, alla prossima occasione, potesse riportare correttamente i fatti citati.

Grazie

Leonardo Chiariglione

Non solo sarò attento a riportare correttamente i fatti citati, ma – ed è questa la lezione – sarò più cauto nel ricorrere a Wikipedia! La ringrazio per le precisazioni e per la disponibilità che anche stavolta ha dimostrato.

Buona domenica!

[LC; altrettanto!]

Bruno Ruffilli

Leonardo Chiariglione, Ph. D.

Digital Media Strategist

http://www.cedeo.net/

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Le leggi di Maeda

21 febbraio 2007 Nessun commento

1. RIDUCI Il modo più semplice per conseguire la semplicità è attraverso una riduzione ragionata.
2. ORGANIZZA L’organizzazione fa sì che un sistema composto da molti elementi appaia costituito da pochi.
3. TEMPO I risparmi di tempo somigliano alla semplicità.
4. IMPARA La conoscenza rende tutto più semplice.
5. DIFFERENZE La semplicità e la complessità sono necessarie l’una all’altra.
6. CONTESTO Ciò che sta alla periferia della semplicità non è assolutamente periferico.
7. EMOZIONE Meglio emozioni in più piuttosto che in meno.
8. FIDUCIA Noi crediamo nella semplicità.
9. FALLIMENTO Ci sono cose che non è possibile semplificare.
10. L’UNICA Semplicità significa sottrarre l’ovvio e aggiungere il significativo.

Categorie:Tech Tag:

La difficile semplicità

21 febbraio 2007 Nessun commento

L’ultimo modello di navigatore satellitare si chiama Dandella: uno stelo di silicone con un’estremità luminosa, che si volge verso la direzione da prendere, indicando la strada, quasi fosse un girasole (in inglese, “Dandelion”). Per ricaricare la batteria interna basta inserirlo nel suo supporto, che può contenere più esemplari dell’apparecchio, come fosse un vaso pieno di fiori. Nessun computer, nessun libretto di istruzioni: il Dandella può essere usato anche da un bambino. O meglio potrà, visto che al momento esiste solo come prototipo realizzato da due progettisti di Singapore: a Osaka ha appena vinto il primo premio ad un concorso internazionale organizzato della Japan Design Foundation.

Una promessa
Semplicità è la parola d’ordine della tecnologia di oggi e la scommessa di quella che verrà domani. E’ la promessa di Windows Vista. E’ il motto aziendale della Philips. E’ il segreto dall’iPod, che ha definito un concetto di interazione macchina-uomo del tutto nuovo. Piccolo e senza tasti, adotta gli stessi simboli del vecchio Walkman, ma per navigare tra canzoni, video e foto basta un dito e un movimento circolare che ricorda un po’ quello dei dischi o della bobina delle cassette.
Eppure, se davvero il design è in vista della funzionalità, come giustificare il retro lucido del lettore Apple? Lo spiega John Maeda, nel suo “Le leggi della semplicità” (Bruno Mondadori, pp. 160, euro 10), presentato ieri a Milano nell’ambito degli incontri “Meet the Media Guru” organizzati da MGM Digital Communication. “Il retro dotato di specchio dell’iPod crea l’illusione che sia sottile quanto la placca bianca o nera rimovibile, perché il resto dell’oggetto si adatta a ciò che lo circonda”. Artista e designer, oltre che ricercatore al MIT, dove dirige un laboratorio sulla semplicità, Maeda riassume in dieci leggi il proprio manifesto. E la prima consiste proprio nel ridurre, declinato in tre categorie: rimpicciolire, nascondere, incorporare; lo scopo è occultare la complicazione, dissimulare lo sforzo tecnologico e progettuale, rendere la macchina capace di ispirare sentimenti amichevoli. Si spiega così il grande incremento nelle vendite di computer portatili o di dimensioni ridotte, di schermi a cristalli liquidi, di telefonini sempre più piccoli e leggeri.

La macchina che sente
Quello dei cellulari è un esempio illuminante: potenti come pc, sono però usati quasi esclusivamente per telefonare e mandare Sms (già meno diffusi i messaggi multimediali, gli Mms, usati solo dall’8 per cento degli utenti). Così molte funzioni pagate a caro prezzo rimangono inutilizzate, e i produttori dirottano verso Europa e Usa apparecchi sviluppati per i mercati emergenti: supereconomici, essenziali nel design, con batterie di lunga durata. Dall’altra parte c’è chi lavora su nuove interfacce, come LG, che a giorni lancerà un modello studiato in collaborazione con Prada, privo di tasti numerici. O ancora Apple, che il mese scorso ha presentato l’iPhone, l’ibrido cellulare-iPod capace di adattarsi automaticamente all’uso in orizzontale o verticale, di spegnersi da solo al termine di una conversazione, di regolare il display a seconda della luce ambientale.

Design democratico
Vodafone propone un terminale per bambini sviluppato con Disney, mentre si moltiplicano le offerte dedicate agli anziani, con telefonini dai tasti grandi e facili da usare. Perché il design più rivoluzionario è fantasioso e democratico: inventa apparecchi poco invasivi, affidabili, capaci di comunicare tra loro senza fili e in modo del tutto automatico. Questo almeno nelle intenzioni, visto che il mercato spesso va nella direzione opposta, e tende a lasciare indietro chi non si adegua velocemente. Programmi pieni di opzioni (si pensi alla mostruosa complessità di Word), interoperabilità mancata (chi acquista una canzone online spesso può ascoltarla solo su un certo lettore), registrazioni lunghissime sui siti web, verifiche, controlli, barriere, in nome della sicurezza o della privacy. Ed ecco che fiorisce un business parallelo di libri, corsi, professioni per spiegare come usare software e macchinari.

Filosofia zen
E invece, secondo Maeda, a imporsi sono servizi come Google, con un sito spoglio, un logo elementare, un funzionamento intuitivo. Talmente semplici, che non è possibile eliminare ancora un elemento sia pur minimo senza alterarne l’armonia e il perfetto funzionamento: proprio come un giardino zen. Così chi ricerca qualcosa, nulla sa dell’algoritmo di Larry Page e Sergey Brin o dei supercomputer che processano i dati in qualche parte del mondo, ma trova tutto il necessario a portata di mano, pronto per essere usato immediatamente. Anche il tasto “Mi sento fortunato” ha una sua utilità: serve per introdurre una componente emotiva, per dimostrare all’utilizzatore che la tecnologia di Google è attenta alle sue esigenze, pronta a servirlo come uno chef cui ci si affidi per la scelta di un primo o di un secondo. Ma quanti sono davvero i cuochi di cui ci si può fidare?

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Oggi

21 febbraio 2007 Nessun commento

Brescia, 21 Febbraio 2007 – Scaricava musica e film da internet e poi, sempre tramite la rete, li rivendeva. Un quarantenne di Desenzano del Garda è stato denunciato dalla Guardia di Finanza a seguito di un’indagine delegata dalla Procura della Repubblica di Brescia. Nel corso del sequestro sono stati rinvenuti 3 hard disk da 120 Gigabyte contenenti materiale illecitamente riprodotto. Sequestrati anche 427 cd e dvd illegali già pronti per le spedizioni ai clienti. L’operazione è stata condotta con l’ausilio tecnico della federazione contro la pirateria musicale (FPM), della federazione contro la pirateria audiovisiva (Fapav) e della Business Software Alliance (BSA). La Guardia di Finanza, applicando le norme sulle sanzioni amministrative previste dalla legge sul diritto d’autore, ha emesso una sanzione di 363 mila euro.

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