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Flusso del pensiero

Se questo pezzo sembra diverso dagli altri c’è un perchè: è stato dettato utilizzando un software di riconoscimento vocale, poi corretto a mano, lasciando quasi inalterata la struttura del discorso. Non era stato preparato in precedenza, ma improvvisato: questo è, per così dire, il flusso libero del pensiero.

Mp3, la condanna di Microsoft è una minaccia anche per Apple

La disputa tra Microsoft e Alcatel-Lucent si è conclusa in prima battuta a sfavore di Bill Gates. La casa di Redmond  è stata infatti condannata a versare alla ditta francese la somma di 1,52 miliardi di dollari per una presunta violazione riguardante alcuni brevetti relativi alla riproduzione di file Mp3. Il. Ora è da capire se Alcatel-Lucent, forte del suo successo in tribunale, deciderà di estendere la propria la propria azione legale contro altre ditte che producono lettori Mp3 o software capaci di leggere file audio codificati in questo formato. Nel mirino potrebbero esserci Apple, Sony, Samsung, Sandisk, Creative e molte altre. Il sistema di gestione dei brevetti relativi agli Mp3 è molto complesso, e secondo uno degli inventori dello standard, il professor Leonardo Chiariglione, questa confusione è in qualche modo voluta dagli stessi operatori del settore. Apple sembra essere in regola con le royalties pagate ai detentori dei brevetti di mp3, ma lo stesso si poteva dire fino ad una settimana fa anche di Microsoft, che aveva versato 16 milioni di dollari al Fraunhofer Institute. 
In realtà la tutela della proprietà intellettuale sembra sempre più spesso confinare con il ricatto, e quando non è possibile stabilire esattamente chi detiene i diritti su un certo brevetto, spesso le grandi ditte preferiscono concludere accordi extra giudiziari per evitare di essere trascinate  in tribunale: una perdita relativamente piccola per loro, ma un introito sostanzioso per chi ha minacciato di fare causa. Un caso analogo si è concluso lo scorso agosto, e ha visto implicate Apple e Creative: si trattava dell’interfaccia visuale adottata nell’iPod, che secondo la ditta di Singapore era identica a quella usata per i propri lettori. Non è stato possibile stabilire chi avesse avuto l’idea prima, anche perché il brevetto effettivamente è stato registrato da Creative con qualche mese in anticipo rispetto ad Apple. Tuttavia a Cupertino hanno deciso di chiudere la causa prima ancora di arivare di fronte ad un giudice con un accordo di circa 100 milioni di dollari a favore di Creative. Una piccola perdita per Steve Jobs, mentre Creative ha visto entrare nelle proprie casse un discreto quantitativo di denaro, e da allora ha cominciato anche a produrre accessori compatibili con l’iPod. 
Ma torniamo alla questione degli Mp3: Apple usa in realtà il formato Aac per tutte le canzoni vendute su iTunes, tuttavia nella sua recente lettera aperta sui Drm, Steve Jobs ha sottolineato come negli iPod la maggior parte dei file presenti siano Mp3. 
Così la fortuna del lettore Apple è dovuta alla sua compatibilità con il formato più diffuso sui network P2P, e lo stesso si può dire di tutti i lettori audio digitali. Però adesso nessuno dei produttori di può sentirsi davvero al sicuro: tutti rischiano di vedersi trascinati in tribunale da presunti titolari di qualche diritto, e questa situazione potrebbe spingerli verso formati alternativi. Uno potrebbe essere proprio Aac, che offre migliore qualità a parità di dimensione del file, e se non altro vanta un meccanismo di gestione delle licenze più chiaro, consistente in un unico pacchetto da acquistare una volta per tutte. 
Anche Microsoft ha il suo standard proprietario, Windows Media Audio, ma è difficile immaginare che Apple possa adottarlo: la strada da percorrere potrebbe essere perciò quella di un formato proveniente dal mondo del software libero, come ad esempio Ogg Vorbis, molto diffuso tra gli audiofili perché offre una riproduzione più fedele rispetto agli Mp3. Finora è rimasto essenzialmente legato all’ambiente di Linux, ma per Apple non sarebbe difficile integrare nell’iPod anche il supporto per questo formato, con un semplice aggiornamento firmware. Che poi questo possa accadere davvero, come ipotizza Wired, è tutto da dimostrare.

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