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“L’illegalità ci rovina, ma ci aiuta anche”

Alla fine, è più o meno questo il contenuto dell’intervista che segue. Mario Pissetti, presidente dell’Associazione italiana Supporti Multimediali, osserva che: 1.la norma sull’equo compenso è vessatoria; 2.non è applicata, tanto che il 60 % dei sommercianti evade equo compenso e Iva; 3. che la copia privata (illegale, ma prevista dalla legge) fa vendere più cd e dvd vergini.

Fino a ieri cd e dvd registrabili sembravano il massimo della tecnologia casalinga, poi sono arrivate le memorie a stato solido, gli hard disk esterni velocissimi ed economici, le chiavette Usb, le memorie flash. Così i dischetti di ogni tipo e genere si vendono sempre meno. «Il calo nasce piuttosto dall’imposizione dell’equo compenso, che in alcuni casi supera il 100 per cento del prezzo finale del prodotto», osserva Mario Pissetti, presidente dell’Asmi (Associazione Supporti Multimediali Italiana).
L’equo compenso è stato introdotto in Italia nel 2003 tra molte polemiche, sfociate anche in azioni legali: si basa sul presupposto che prima o poi su un cd o un dvd vergine sarà registrato materiale protetto da copyright, come canzoni, film giochi, software. La Siae (Società Italiana Autori ed Editori) quindi incassa in maniera preventiva una tassa per ogni supporto venduto, che distribuisce poi ai propri iscritti a parziale risarcimento del mancato guadagno. Si tratta di una direttiva europea, applicata però in maniera assai varia: «In Inghilterra, Lussemburgo e Irlanda non esiste – spiega Pissetti- mentre in altri Paesi l’importo è calcolato in percentuale sul prezzo di vendita. In Italia e Francia, invece, l’equo compenso è fisso».
E a quanto ammonta?
«Per un compact disc a 0,29 euro, per un dvd da 120 minuti a 0,58, più Iva».
Ma allora cd e dvd vergini non potrebbero costare meno di così. E invece accade spesso: come mai?
«Sulla base di dati forniti da società di rilevazioni indipendenti, stimiamo che circa il 60 per cento del mercato non sia in regola con la legge».
Quindi anche le catene della grande distribuzione che vendono cd e dvd registrabili a prezzi molto bassi sono fuorilegge?
«Evidentemente sì. In qualche caso, si tratta di multinazionali che acquistano i supporti in Paesi dove non esiste l’equo compenso».
E i piccoli rivenditori?
«La norma è evadere: non solo l’equo compenso, ma anche altre tasse. Secondo le nostre stime tra i 30 e i 40 milioni di euro di Iva vengono evasi annualmente, perché chi importa dall’estero senza pagare la Siae non paga nemmeno il resto».
Ma che interesse ha l’Asmi a che la Siae vigili davvero sul pagamento dell’equo compenso? Non si tradurrebbe in un aumento del prezzo per i consumatori, e quindi una diminuzione ulteriore delle vendite?
«Se una normativa esiste deve essere fatta osservare, altrimenti le società che si comportano regolarmente saranno costrette a riorganizzarsi e licenziare, mentre le imprese che violano la legge prosperano. Così la legge italiana finisce per favorire l’industria estera, le multinazionali che vendono comunque, anche attraverso canali illegali. Fino a quattro anni fa le società presenti nell’Asmi erano 19, di cui 6 italiane. Oggi sono 12, tutte straniere. Le italiane hanno chiuso una dopo l’altra, e il caso più clamoroso è quello della Csi di Subiate, con 600 persone licenziate. Anche le multinazionali rimaste hanno pesantemente ridimensionato gli organici, e puntano su strutture europee, non più basate in Italia».
Torniamo alla tecnologia. Chiavette Usb, hard disk, memorie flash costano meno, sono più pratici e più sicuri: non sarà per questo che i clienti tendono ad abbandonare i supporti ottici?
«Proprio perciò noi contestiamo l’equo compenso: su cd, dvd e cassetta magari vengono registrati i film di famiglia, le foto, l’archivio personale, il lavoro di un piccolo ufficio. Perché si deve versare una somma alla Siae anche se i supporti non contengono materiale coperto da copyright? La legge del 2003 prevedeva convocazioni periodiche delle associazioni di categoria per ridiscutere e aggiornare le tabelle, e questo non è mai successo, quindi l’equo compenso non è stato esteso a supporti che allora avevano una diffusione ridotta, come quelli che lei cita».
Ci spiega perché un cd vergine per dati ha un prezzo diverso da un cd registrabile per audio?
«Si tratta dello stesso prodotto, è solo una questione di abitudine del consumatore: anni fa il cd–r specifico per audio era considerato più sicuro per la musica. Chi lo compra spesso è incoraggiato dalla parola audio, ma è solo una questione psicologica».
Però il prezzo è triplo o quadruplo rispetto ad un normale cd registrabile.
«All’ingrosso la differenza, se c’è, è nell’ordine qualche centesimo».
La crisi dei supporti ottici è una realtà europea o un’anomalia italiana?
«In Europa la vendita di cd è stabile, mentre quella di dvd è in crescita: nel 2006 intorno all’8 per cento. In Italia invece entrambi i comparti diminuiscono, e di parecchio. Questi sono dati ufficiali, ma se si tiene conto del giro d’affari sommerso siamo allineati alla media Ue».
I nuovi formati come il Blue Ray e l’Hd Dvd cambieranno il mercato?
«Non credo ci saranno stravolgimenti, si tratta di tecnologie nuovissime e il ricambio non sarà veloce. Qualcosa comincerà a muoversi dopo l’uscita della Playstation 3 sul mercato europeo (attesa tra due settimane, ndi.)».
La grande diffusione dei cd registrabili ha coinciso con la prima Playstation e con Napster, quella dei dvd con la PS2, che appunto usa giochi registrati su questo formato. E lei parla di Playstation 3 e Blue Ray: fino a che punto il mercato dei supporti ottici è alimentato dalla possibilità di copiare giochi, canzoni, film?
«La copia è un incentivo, sicuramente».
Allora la pirateria non è sempre un danno?
«In effetti la legge italiana finisce per prevederla implicitamente con l’introduzione dell’equo compenso: un balzello che in Inghilterra, ad esempio, non esiste perché è vietata la copia privata e le pene per i trasgressori sono severe. Ma se compro un cd o un dvd vergine pago una certa somma per avere l’autorizzazione a utilizzarlo per copiare materiali tutelati dalla Siae. Ad essere illegali perchè limitano un mio diritto sono semmai quei cd e dvd che adottano protezioni anticopia».
Le protezioni non sono inviolabili…
«No, però è necessaria una competenza tecnica che non tutti posseggono. E si può scardinare un software, ma non un sistema. Pensiamo a chi acquista legalmente musica da un negozio online, e paga un dazio: se poi vuole masterizzarla su un cd, paga di nuovo alla stessa azienda l’equo compenso, poi se vuole copiarlo su cassetta per ascoltarlo in auto, paga ancora una volta. E’ assurdo e ingiusto».

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