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Year Zero

Gli Usa sono dominati da un potere unico, che controlla i cittadini e punisce ogni dissidente. La natura è spogliata, violentata, devastata. Si moltiplicano gli attacchi biologici, e per contrastarli il governo dispone che nell’acqua potabile venga sciolta della parepina, un medicinale che aumenta le difese immunitarie, ma causa seri disturbi psichici. L’oppio dei popoli nel 2022 si chiama Opal, ed è una sorta di cocaina, più economica e più dannosa. Libri e dischi sono banditi, c’è una sola connessione ad internet e tutti i contenuti sono controllati dal potere centrale. Così, un po’ 1984 di Orwell un po’ Matrix, è l’anno zero immaginato da Trent Reznor, la mente dei Nine Inch Nails. Un affresco colossale che si articola nelle sedici tracce dell’album intitolato appunto Year Zero, in uscita tra un mese esatto (e preceduto da uno show a Milano il primo aprile).

Un gioco per adulti
Il mondo dell’anno zero è stato ricostruito dai fan della band, che hanno adto vita ad una gigantesca caccia al tesoro. Punto di partenza, una t-shirt acquistata al concerto del 12 febbraio a Lisbona. Alcune lettere in rilievo formano una frase: “I am trying to believe”. Basta cercare su Google ed ecco il primo sito, dedicato alla parepina, che svela anche altri dettagli: un conflitto con la Siria, attacchi della polizia Usa contro i musulmani, un incidente alla finale dei mondiali di calcio in Inghilterra. Ulteriori tasselli arrivano da chiavette Usb trovate dopo gli spettacoli dei Nine Inch Nails, che contengono video, immagini, numeri. I quali rimandano a siti internet e segreterie telefoniche con messaggi misteriosi. Intanto circola sul web un brano del disco, My Violent Heart. Alla fine della canzone c’è un curioso disturbo: analizzato con lo spettroscopio, rivela l’immagine di una mano che scende dal cielo. Si ritrova anche nel video di Survivalism, primo singolo di Year Zero (si può scaricare legalmente in una versione multitraccia da remissare a piacere) e sulla copertina dell’album. E’ la Presenza.

Alla ricerca dell’anno zero
L’intreccio è complicatissimo e si articola in dozzine di siti web, altre t-shirt, un poster nella periferia di Londra, un’organizzazione che combatte il totalitarismo, finendo per coinvolgere tutti i media conosciuti, compresa la radio e i codici Morse, per arrivare al blog che state leggendo ora. Attenzione, però: Year Zero è popolato da migliaia di fan dei Nine Inch Nails, ma anche da abili sfruttatori che hanno disseminato internet di falsi indizi. O almeno, così riporta, la bacheca virtuale dove i cercatori si scambiano esperienze e suggerimenti. Ma come avranno fatto a capire che quei numeri sono un indirizzo web, e che quegli altri invece si riferiscono alla Bibbia? A chi sarà venuto in mente di mettere insieme frammenti di immagini per avere una citazione da J.D. Salinger e un testo di Kurt Vonnegut? Chi avrà intuito che quel commento negativo sugli Oscar postato dallo stesso Reznor su un blog portasse ad un sito dedicato al sanguinoso attentato che funesterà l’ottantunesima edizione degli Academy Awards, fra due anni?

Una lucida follia
Year Zero è The Wall dei Pink Floyd alla massima potenza (e infatti a breve arriverà anche il film), uno straordinario gioco di ruolo, un riuscito mix tra arte e tecnologia avanzatissima. E una fantastica operazione di marketing, progettata dall’americana 42 Entertainment, che ha curato campagne analoghe per Microsoft, per il film AI di Spielberg e per un vendutissimo racconto multimediale interattivo, Cathy Book. Tecnicamente si chiama ARG (Alternate Reality Game): una realtà alternativa, in cui i vari pezzi combaciano perfettamente, un mondo ipotetico ma in apparenza logico. Di suo, Reznor ci mette l’idea e la musica: anche se il mix di elettronica e rock durissimo non sembra più innovativo come in The Downward Spiral, uno dei dischi fondamentali dei Novanta, qui ci sono aperture melodiche inedite (In This Twilight), citazioni intriganti, ritmi più immediati. Il disco è parte del gioco, e viceversa, in una simbiosi totale dove non esistono più limiti tra fruizione e partecipazione, tra vero e verosimile, tra atomi e bit. E segna davvero un anno zero, l’inizio di una forma d’arte del tutto nuova.

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