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Comodo ma come dire poca soddisfazione

Nessuna «tassa»
In relazione a un’intervista al presidente della Siae e a un’altra al responsabile delle relazioni istituzionali di «Altroconsumo», vorrei precisare che:
1) il presidente della Siae, Assumma, non ha mai proposto alcuna «tassa per Internet». Rispondendo a una domanda, ha dichiarato che si sta studiando un sistema perché l’uso legale di Internet sia facilitato agli utilizzatori, senza che per questo ne debbano perdere gli autori, che creano i contenuti per la rete. Si tende a rispettare la tecnologia e non i contenuti. Nel virgolettato del titolo si parla di tassa, parola spesso usata impropriamente per definire lo stipendio per chi ha creato una canzone, un romanzo, un film;
2) se si lavora di più (più ore) si viene remunerati di più. Tale principio vale anche per il diritto d’autore, che è un diritto del lavoro: a ogni tipo di sfruttamento dell’opera (radio, tv, teatro, cellulare, Internet) all’autore va un compenso;
3) i compensi per la copia privata non vanno solo agli autori e agli editori aderenti alla Siae, ma anche ai produttori e agli artisti interpreti ed esecutori, insomma a tutta l’industria dei contenuti. La validità di questa remunerazione è stata ribadita anche dal Parlamento europeo che, in un atto ufficiale del 13 marzo, ha ritenuto inaccettabile una revisione della normativa da parte della Commissione europea. E, d’altra parte, senza copia privata nessuno avrebbe potuto più registrare alcunché: musiche, film e quant’altro.
DANIELA D’ISA
CAPO UFFICIO STAMPA DELLA SIAE

Peccato che dimentichino di precisare che Assumma il giorno dopo l’intervista mi ha telefonato e fatto i complimenti per come l’articolo rispecchiava fedelmente il suo pensiero. Che è questo:

Assumma: “Abbiamo la vocazione a far pagare più soldi possibile”

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