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Archivio per marzo 2007

Comodo ma come dire poca soddisfazione

Nessuna «tassa»
In relazione a un’intervista al presidente della Siae e a un’altra al responsabile delle relazioni istituzionali di «Altroconsumo», vorrei precisare che:
1) il presidente della Siae, Assumma, non ha mai proposto alcuna «tassa per Internet». Rispondendo a una domanda, ha dichiarato che si sta studiando un sistema perché l’uso legale di Internet sia facilitato agli utilizzatori, senza che per questo ne debbano perdere gli autori, che creano i contenuti per la rete. Si tende a rispettare la tecnologia e non i contenuti. Nel virgolettato del titolo si parla di tassa, parola spesso usata impropriamente per definire lo stipendio per chi ha creato una canzone, un romanzo, un film;
2) se si lavora di più (più ore) si viene remunerati di più. Tale principio vale anche per il diritto d’autore, che è un diritto del lavoro: a ogni tipo di sfruttamento dell’opera (radio, tv, teatro, cellulare, Internet) all’autore va un compenso;
3) i compensi per la copia privata non vanno solo agli autori e agli editori aderenti alla Siae, ma anche ai produttori e agli artisti interpreti ed esecutori, insomma a tutta l’industria dei contenuti. La validità di questa remunerazione è stata ribadita anche dal Parlamento europeo che, in un atto ufficiale del 13 marzo, ha ritenuto inaccettabile una revisione della normativa da parte della Commissione europea. E, d’altra parte, senza copia privata nessuno avrebbe potuto più registrare alcunché: musiche, film e quant’altro.
DANIELA D’ISA
CAPO UFFICIO STAMPA DELLA SIAE

Peccato che dimentichino di precisare che Assumma il giorno dopo l’intervista mi ha telefonato e fatto i complimenti per come l’articolo rispecchiava fedelmente il suo pensiero. Che è questo:

Assumma: “Abbiamo la vocazione a far pagare più soldi possibile”

Categorie:Media, Musica Tag:

Forma e Sostanza

Conosco le abitudini so i prezzi
E non voglio comperare né essere comprato
Attratto fortemente attratto
Civilizzato sì civilizzato
Comodo ma come dire poca soddisfazione
Comodo ma come dire poca soddisfazione
Soddisfazione Signore

Conosco le abitudini so i prezzi
E non voglio comperare né essere comprato
Attratto fortemente attratto
Civilizzato sì civilizzato

Uno sguardo più puro sul mondo che la civiltà è ora, pagando
Decidi: cosa come quando

Comodo ma come dire poca soddisfazione
Comodo ma come dire poca soddisfazione
Soddisfazione Signore

Voglio ciò che mi spetta lo voglio perché mio m’aspetta
Voglio ciò che mi spetta lo voglio perché mio m’aspetta

Ventiquattromilapensierialsecondofluisconoinarrestabili
Alimentando voglie e necessità

Voglio ciò che mi spetta lo voglio perché mio m’aspetta
Voglio ciò che mi spetta lo voglio perché mio m’aspetta

Categorie:Io Tag:

Year Zero

Gli Usa sono dominati da un potere unico, che controlla i cittadini e punisce ogni dissidente. La natura è spogliata, violentata, devastata. Si moltiplicano gli attacchi biologici, e per contrastarli il governo dispone che nell’acqua potabile venga sciolta della parepina, un medicinale che aumenta le difese immunitarie, ma causa seri disturbi psichici. L’oppio dei popoli nel 2022 si chiama Opal, ed è una sorta di cocaina, più economica e più dannosa. Libri e dischi sono banditi, c’è una sola connessione ad internet e tutti i contenuti sono controllati dal potere centrale. Così, un po’ 1984 di Orwell un po’ Matrix, è l’anno zero immaginato da Trent Reznor, la mente dei Nine Inch Nails. Un affresco colossale che si articola nelle sedici tracce dell’album intitolato appunto Year Zero, in uscita tra un mese esatto (e preceduto da uno show a Milano il primo aprile).

Un gioco per adulti
Il mondo dell’anno zero è stato ricostruito dai fan della band, che hanno adto vita ad una gigantesca caccia al tesoro. Punto di partenza, una t-shirt acquistata al concerto del 12 febbraio a Lisbona. Alcune lettere in rilievo formano una frase: “I am trying to believe”. Basta cercare su Google ed ecco il primo sito, dedicato alla parepina, che svela anche altri dettagli: un conflitto con la Siria, attacchi della polizia Usa contro i musulmani, un incidente alla finale dei mondiali di calcio in Inghilterra. Ulteriori tasselli arrivano da chiavette Usb trovate dopo gli spettacoli dei Nine Inch Nails, che contengono video, immagini, numeri. I quali rimandano a siti internet e segreterie telefoniche con messaggi misteriosi. Intanto circola sul web un brano del disco, My Violent Heart. Alla fine della canzone c’è un curioso disturbo: analizzato con lo spettroscopio, rivela l’immagine di una mano che scende dal cielo. Si ritrova anche nel video di Survivalism, primo singolo di Year Zero (si può scaricare legalmente in una versione multitraccia da remissare a piacere) e sulla copertina dell’album. E’ la Presenza.

Alla ricerca dell’anno zero
L’intreccio è complicatissimo e si articola in dozzine di siti web, altre t-shirt, un poster nella periferia di Londra, un’organizzazione che combatte il totalitarismo, finendo per coinvolgere tutti i media conosciuti, compresa la radio e i codici Morse, per arrivare al blog che state leggendo ora. Attenzione, però: Year Zero è popolato da migliaia di fan dei Nine Inch Nails, ma anche da abili sfruttatori che hanno disseminato internet di falsi indizi. O almeno, così riporta, la bacheca virtuale dove i cercatori si scambiano esperienze e suggerimenti. Ma come avranno fatto a capire che quei numeri sono un indirizzo web, e che quegli altri invece si riferiscono alla Bibbia? A chi sarà venuto in mente di mettere insieme frammenti di immagini per avere una citazione da J.D. Salinger e un testo di Kurt Vonnegut? Chi avrà intuito che quel commento negativo sugli Oscar postato dallo stesso Reznor su un blog portasse ad un sito dedicato al sanguinoso attentato che funesterà l’ottantunesima edizione degli Academy Awards, fra due anni?

Una lucida follia
Year Zero è The Wall dei Pink Floyd alla massima potenza (e infatti a breve arriverà anche il film), uno straordinario gioco di ruolo, un riuscito mix tra arte e tecnologia avanzatissima. E una fantastica operazione di marketing, progettata dall’americana 42 Entertainment, che ha curato campagne analoghe per Microsoft, per il film AI di Spielberg e per un vendutissimo racconto multimediale interattivo, Cathy Book. Tecnicamente si chiama ARG (Alternate Reality Game): una realtà alternativa, in cui i vari pezzi combaciano perfettamente, un mondo ipotetico ma in apparenza logico. Di suo, Reznor ci mette l’idea e la musica: anche se il mix di elettronica e rock durissimo non sembra più innovativo come in The Downward Spiral, uno dei dischi fondamentali dei Novanta, qui ci sono aperture melodiche inedite (In This Twilight), citazioni intriganti, ritmi più immediati. Il disco è parte del gioco, e viceversa, in una simbiosi totale dove non esistono più limiti tra fruizione e partecipazione, tra vero e verosimile, tra atomi e bit. E segna davvero un anno zero, l’inizio di una forma d’arte del tutto nuova.

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Ma siamo troppi o troppo pochi?

Qualche giorno fa, chi avesse voluto registrarsi e giocare su Second Life, avrebbe visto per tutta risposta una pagina firmata dalla Linden Labs, dove si annunciava la sospensione temporanea delle nuove iscrizioni. “Per assicurare la migliore esperienza di gioco possibile a tutti i residenti, stiamo temporaneamente limitando le registrazioni di nuovi account. C’ è stato un afflusso enorme di nuovi membri in Second Life e stiamo lavorando al massimo per soddisfare le richieste di tutti”. Ancora più inquietante era il fatto che l’accesso fosse negato anche agli utenti già registrati, ma questo – spiegava un altro messaggio – rientrava nell’ordinaria manutenzione della rete di computer su cui funziona il gioco.
Il disagio si è protratto per alcune ore, e secondo la stessa Linden Labs si è trattato in realtà di un errore, eppure è il caso di chiedersi se davvero Second Life sopravviverà al suo successo. Partita nel 2003 con poche centinaia di iscritti, ora la comunità virtuale ne conta oltre 4,7 milioni, e se continua a garantire un certo livello di giocabilità è perché quelli presenti contemporaneamente sono solo una piccola parte (in questo momento 20 mila, ma il record si attesta a 30 mila). Così il numero di quelli che si sono registrati e poi hanno abbandonato il proprio avatar è elevatissimo, e la grande avventura di Second Life, vista da vicino, appare un po’ meno entusiasmante di come la raccontano i media.

Intanto, però, qualcuno ci crede, per calcolo o per ingenuità: crescono le presenze di aziende commerciali che trovano nella realtà virtuale un’ottima vetrina per pubblicizzare prodotti reali e per far parlare di sé. Ultimi, in ordine di tempo, sono la regione Toscana, poi Gabetti, che ha aperto un’agenzia immobiliare, e la Sony, che il 22 marzo a mezzanotte lancerà la Ps3 anche su Second Life. Senza denaro, giocare non è così divertente, si sa.

Qui alcune osservazioni interessanti di Suzukimaruti su Second Life.

Categorie:Second Life Tag:

Y0

17 marzo 2007 1 commento

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Categorie:Io, Tech Tag: