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Pianissimo

“Quando un gruppo indipendente passa a una major in genere fa dischi così così. Chiaramente abbiamo l’assoluta ambizione e certezza di pensare di aver eluso la regola. Di aver fatto un altro passo in avanti. Quando abbiamo finito di comporre le dieci canzoni del disco ci siamo resi conto che volevamo ancora qualcos’altro”. Così i Perturbazione presentano Pianissimo Fortissimo, il quinto album di una carriera tutta in ascesa. Uscirà il 13 aprile, e sarà il primo lavoro della band per la Emi, dopo quindici anni di militanza nel fertile sottobosco delle etichette indipendenti.
E anche qui i sei di Rivoli, alle porte di Torino, si sono distinti: prima per il successo di Agosto, che nel 2002 spopolò nelle classifiche di Mtv e vinse anche un premio come migliore clip italiana dell’anno, poi per la polemica al Meeting delle Etichette Indipendenti nel 2005. I Perturbazione erano stati insigniti di un altro premio, stavolta quello di migliore tour, ma rifiutarono in polemica con l’organizzazione.
E ora, dopo centinaia di concerti e un altro album (Canzoni allo specchio) molto ambizioso ma non altrettanto riuscito, tornano con Pianissimo Fortissimo: un disco leggero solo in apparenza, ma in realtà molto ben costruito ed arrangiato, come nella migliore tradizione del pop britannico. E’ cantato in italiano, ma del resto Tommaso Cerasuolo e compagni hanno abbandonato l’inglese già dal secondo minialbum, 36, uscito nel 1998. E’ rimasta tuttavia una lieve malinconia tra queste note, perfino quando vestono i panni un po’ incongrui di una lounge dai toni brasiliani: la canzone si chiama Battiti per Minuto (“Scartata da Sanremo, non ce l’ha fatta a diventare la colonna sonora di un film. E’ il brutto anatroccolo dei Perturbazione”, dicono loro).
Dopo eventi bizzarri e importanti, come il “Concerto per disegnatore e orchestra”, dove alle animazioni live di Cerasuolo si affianca la musica della band (era uno degli eventi di Torino Capitale Mondiale del Libro), oppure la sonorizzazione del film Maciste al Museo Nazionale del Cinema, oggi i perturbazione sembrano prendersi molto sul serio. Manca, in questo disco, l’ironia degli esordi, manca anche quell’incertezza di In Circolo, sempre in bilico tra adolescenza e maturità. Così Casa mia, nonostante i begli arrangiamenti per archi, non convince appieno, mentre Nel Mio Scrigno, più diretta e divertita, potrebbe diventare un ottimo singolo, potendo anche contare sull’apporto vocale di Manuel Agnelli degli Afterhours. Invece il singolo che anticipa l’album è il primo brano, Un anno in più: delizioso pop crepuscolare, impreziosito dal violoncello gentile di Elena Diana. La canzone migliore dell’album è forse Brautigan (Giorni che finiscono); ci sono le splendide parti per archi composte da Davide Rossi, una buona prestazione vocale, le chitarre di Cristiano Lo Mele e Gigi Giancursi a ingentilire la sezione ritmica di Rossano Lo Mele e Stefano Milano. La scrittura è semplice ma originale, e non manca di citare una band storica del rock italiano, i Cccp: ma qui l’urlo epocale di Ferretti “Produci consuma crepa” diventa “Produco consumo credo”. Un abisso racchiuso in una sillaba.

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