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Apple ed Emi, come cambia la musica (con l’aiuto di Damon Albarn)

Dopo essersi espressa di recente contro l’abolizione del Drm, ieri Emi ha cambiato idea e annunciato l’accordo con Apple per la vendita di brani senza protezioni su iTunes. A benedire la collaborazione, insieme al presidente della major Eric Nicoli e a Steve Jobs, c’era Damon Albarn. Da sempre l’ex vocalist dei Blur si è detto a favore della musica libera, tanto che ha anche messo a disposizione di vari blogger in tutto il mondo alcuni brani della sua nuova band, The Good the Bad and The Queen, perché fossero scaricabili gratuitamente. E chiunque abbia acquistato un iPod della quinta generazione si ritrova sulla confezione il logo di un’altra sua band di grande successo, i Gorillaz.

Insomma, ce n’è abbastanza per non dubitare della sua buona fede. Ma la Emi? Quanta parte del catalogo renderà disponibile? Tutto, dice il comunicato: ma quando metterà online i Beatles, lo farà davvero senza Drm? E poi, come non vedere il lato commerciale dell’operazione, che di fatto consiste nella vendita di brani a 30 centesimi in più? Ci guadagnerà il gruppo discografico, perchè se è vero che il Drm non ha funzionato contro la pirateria, come ha detto lo stesso Jobs nella sua famosa lettera aperta, è pur vero che produrre i nuovi file Aac costa esattamente come prima. Offrono al consumatore una qualità maggiore, certo; ma la reale rivoluzione, non è in quello che hanno in più, ma in quello che non hanno: un lucchetto digitale che ne limita la copia.

Emi progetta di estendere la sua offerta di file liberi da protezioni anche ad altri negozi online, e lo scenario che si apre sembra interessante per i consumatori: potenzialmente, chiunque potrebbe acquistare musica da qualsiasi negozio, e ascoltarla senza problemi su un iPod o un altro lettore. Potranno fare lo stesso gli altri, ossia acquistare canzoni da iTunes e ascoltarle su un lettore diverso da quelli Apple? Teoricamente sì, ma a patto che sia compatibile con il formato Aac: e non sono moltissimi quelli attualmente in commercio. Quasi tutti gli apparecchi iRiver, Creative, Archos, SanDisk non leggono file di questo tipo. Sony e Microsoft sì, ma non sarà facile far convivere uno Zune con il software iTunes (anzi, al momento il lettore di Redmond non offre alcun tipo di supporto per Mac). Va meglio sul fronte telefonini: Nokia, Motorola e altri produttori di cellulari hanno già in commercio terminali compatibili con il formato Aac. Il punto, anche in questo caso, sarà capire come possono dialogare con iTunes: ci saranno plug-in che li trasformeranno di fatto in cloni dell’iPod (e dell’iPhone), oppure si dovranno copiare a mano i singoli file musicali?

Sembra una questione da poco, ma è una comodità che mantiene inalterato il vantaggio di Apple nei confronti dei concorrenti. Il sistema iPod-iTunes-iTunes Store non è più completamente chiuso, ma nemmeno del tutto aperto, e per chi abbia un lettore Apple la soluzione più semplice rimane affidarsi alla Mela per l’acquisto, la catalogazione e la riproduzione della musica. Per gli altri, un aggiornamento software potrebbe facilmente permettere di leggere il formato Aac, ma non renderebbe meno macchinosa la gestione dei file acquistati su iTunes: meglio, forse, aspettare che altri distributori di musica digitale comincino a vendere anche Mp3 senza protezione.

Intanto, il guadagno di immagine per Apple è enorme: le dichiarazioni di Jobs di qualche mese fa sembrano ora sincere e non puramente demagogiche, la sua buona fede appare credibile. Ma – si chiedono in molti – perché allora iTunes non vende anche trasmissioni tv e film senza Drm? La risposta del presidente di Apple nella conferenza stampa di ieri a Londra non è stata del tutto soddisfacente: “Il video è un mercato diverso, e i film non sono esattamente come la musica, perché non sono normalmente distribuiti senza protezioni”. Nella sua lettera aperta, Jobs aveva notato come il 90 per cento della musica venduta sia registrata su compact disc, dove non esiste una reale protezione anticopia (ma proprio Emi e Sony-Bmg ci hanno provato, con risultati disastrosi, e hanno interrotto la produzione di cd anticopia solo all’inizio dell’anno). Non si può dire lo stesso dei dvd, invece, che sono utilizzabili solo in certe aree geografiche e molto spesso dotati di codici che ne impediscono la duplicazione. Non è questa la risposta che ci si aspetta dall’uomo che più di ogni altro ha spinto perché i computer diventassero centri di intrattenimento multimediali, ma forse è quello che deve dire il maggiore azionista di Disney.

Ancora sull’immagine: la Norvegia, tra i primi e più convinti sostenitori dell’abolizione del Drm da iTunes, applaude all’accordo Apple-Emi, i media di tutto il mondo segnalano il 2 aprile 2007 come una data storica per la musica online, augurandosi che le altre case discografiche seguano l’esempio di Eric Nicoli, gli audiofili plaudono alla qualità migliorata dei file Aac. Ma la Commissione europea ha rilevato proprio ieri che Apple continua ad infrangere le norme del mercato unico, dal momento che i vari iTunes Store operano su base nazionale, per cui ad un cittadino italiano, ad esempio, non è permesso acquistare brani dal negozio francese. Anche a questa violazione delle regole comunitarie Steve Jobs dovrà porre rimedio, ma forse senza Drm sarà più facile.

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