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The Reznor’s Edge

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“Marylin Manson? Non lo vedo da anni”. Trent Reznor è l’uomo che ha inventato la figura più grottesca apparsa sulla scena rock nell’ultimo decennio, producendo i primi dischi della band. Nella sua autobiografia, Manson lo descrive come una personalità contorta e malata, e racconta di eccessi di ogni tipo: dalla cocaina al sadomasochismo, dalla coprofagia alle mutilazioni fisiche.
Oggi tutto questo, se mai c’è stato, è dietro le spalle, e il quarantaduenne Reznor si presenta in una sala del Grand Hyatt di Milano in perfetta forma, capelli corti e muscoli torniti sotto la t-shirt nera. “Dal 2000 ho smesso con le droghe e l’alcol”, spiega. “Adesso bevo solo caffè”. E mentre sorseggia il terzo della mattinata, racconta il nuovo progetto della sua band, i Nine Inch Nails. Si chiama Year Zero, e si articola in un disco (in Italia sarà pubblicato venerdì 13 aprile) e un complicatissimo gioco sul web dove i partecipanti si ritrovano coinvolti nello stesso mondo allucinato descritto dall’album. dopo il concerto della scorsa settimana, tornerà in Italia il 2 settembre per aprire l’Independent Days Festival a Bologna.
Com’è nata l’idea di Year Zero?
“Prima è venuta la musica, scritta tutta al computer. Poi i testi. Forse perché sono finalmente diventato adulto, stavolta mi sono concentrato sul mondo esterno: o peggiora costantemente, o sono io ad essere più attento, o magari entrambe le cose. Provo frustrazione, vergogna e rabbia per come si comportano gli Usa nei confronti della natura, degli altri Paesi, delle culture diverse. Quando eleggemmo Bush, anzi, quando rubò le prime elezioni, il processo era già iniziato: col tempo si sta rivelando come una gigantesca mistificazione della democrazia e della libertà. Se fossimo ancora nel 1999, e qualcuno ci raccontasse quello che succede oggi, non ci crederemmo. Eppure è così. E allora mi sono chiesto come comunicare il pericolo che corriamo. Nessuno vuole ascoltare musicisti che parlano di politica, i fan hanno già le loro idee e gli slogan servono a poco. O sei razionale oppure…”
Oppure sei i Green Day?
“Già, e allora metterti contro Bush è tutta pubblicità”.
Ma qualcuno potrebbe obbiettare che anche l’operazione Year Zero è una geniale mossa di marketing…
“Ho cercato un modo seducente per parlare di cose terribili. L’album funziona anche da solo, ma volevo andare oltre: per questo è nato un sito web sul modello di Wikipedia, cui tutti potessero partecipare. Ho pensato ad un film, ma era troppo costoso, poi mi sono rivolto alla ditta che aveva organizzato la campagna per il lancio di AI di Spielberg e insieme abbiamo concepito il mondo di Year Zero, le chiavette di memoria lasciate ai concerti, i siti web, le segreterie telefoniche, i richiami nelle canzoni. Tutto si incastra perfettamente, ma non è marketing: diventa un’esperienza viva”.
Solo virtualmente, però: non è una specie di grande caccia al tesoro dove non si vince nulla?
“E’ tutto basato su eventi accaduti realmente: la droga nell’acqua, la lotta tra religioni, il controllo delle forme artistiche ed espressive. E’ un mondo immaginato nel 2022, ma presente già oggi. Spero che sia una specie di risveglio morale per chi è coinvolto, che aiuti tutti ad aprire gli occhi e reagire: anche per questo ho cercato una dimensione collettiva, che un libro o un film non avrebbero permesso, e l’ho trovata sul web”.
Non crede di dovere qualcosa ai Pink Floyd di The Wall?
“Certo, per le atmosfere, ma anche per l’idea del concept album, dove le canzoni sono legate l’una all’altra”.
Parte dell’operazione consiste in canzoni distribuite sul web attraverso i network pirata. Quindi stavolta non è un furto?
“Certo. Come artista non è una sorpresa che la gente rubi la musica sul web, io lo faccio e certo anche lei. Se basta un click per avere un disco tre mesi prima dell’uscita, con una qualità migliore di iTunes, allora clicco. Quando tutte le case discografiche capiranno che la gente ha bisogno di musica senza protezioni, di buona qualità, ad un prezzo ragionevole, allora sì che il mercato esploderà. Nel frattempo, tutti continueranno a rubare musica. So che il mio disco non è stato ancora messo online, però mi aspetto che lo sarà a breve. La maggior parte dei fans lo ascolterà in qualche versione di bassa qualità su MySpace, o in un bootleg, ma io vorrei che potessero sentire le canzoni nella sequenza che ho scelto, prestando attenzione ad ogni suono. E comunque mi aspetto che alla fine compreranno il disco”.
Come ha reagito la sua casa discografica alla scelta di regalare alcune canzoni?
“Per loro l’importante è rimanere nel budget. Così ho coperto io le spese per l’operazione Year Zero e per le canzoni sul web: non volevo che mi chiedessero di trasformare il mio disco in suonerie per cellulari per compensare le perdite”.

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