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Tre anni fa

Sono le 9 di mattina di un giorno di febbraio, e mi sono alzato resto per chiamare Lisa Gerrard a casa sua in Australia, dove sta cucinando per i bambini e promuovendo con molta calma un nuovo disco. Si sente rumore di pentole in sottofondo, qualche strillo. Lei è concentratissima e ha voglia di chiacchierare: trenta minuti, invece dei quindici concordati. Alla fine mi saluta, e mi dice di guardarmi intorno, che anche nei momenti più bui c’è sempre un arcobaleno da qualche parte. Alzo gli occhi, e lo vedo: è sul monitor del mio computer, al giornale, dove ho attaccato un adesivo. C’è disegnata una colomba, e sotto un arcobaleno con la scritta “Pace”.

“Quando abbiamo registrato il disco era appena incominciata la guerra in Iraq. Tutto mi sembrava strano e terribile, per questo Immortal Memory è così meditativo, così introverso: la musica è una specie di santuario dove trovare la pace”. Così Lisa Gerrard presenta il suo nuovo album, scritto e realizzato con Patrick Cassidy, compositore irlandese di formazione classica. I Dead Can Dance sono dietro le spalle, e i dieci brani scorrono lenti e maestosi, costeggiano gli insidiosi territori della new age, citano Wagner, riecheggiano canti d’un medioevo mai esistito.
“Il terrorismo ci ha insegnato che la morte può essere dietro l’angolo. E per dimenticarlo la pubblicità si fa ogni giorno più martellante, sembra che comprare sia l’unico antidoto alla paura. Detesto lo shopping, non fa per me”, ride.
Ma la sua voce è stata usata per parecchi spot…
“Lo faccio quando sono davvero disperata e mi servono soldi. Devo pagare le bollette, ho anch’io la mia vita di tutti i giorni”.
Immortal Memory viene dopo Duality, con Pieter Bourke, e dopo nove album con i Dead Can Dance al fianco di Brendan Perry. In due si lavora meglio?
“Ho fatto dischi da solista (Mirror Pool, ndi), ma non mi piace. Ho dei bambini, e tendo a distrarmi troppo facilmente dal lavoro, così i tempi slittano, mentre l’impegno con un’altra persona mi spinge ad essere più precisa e puntuale. In due, poi, la discussione e il confronto aggiungono sempre qualcosa al risultato finale”.
Nel disco canta anche in aramaico e gaelico. Come mai?
“I due brani in gaelico sono antichi poemi irlandesi che narrano la leggenda di un eroe chiamato Amergin. L’aramaico era la lingua di Gesù e mi ci ero già avvicinata anni fa, ma poi il progetto è stato accantonato, così l’idea di Patrick è stata un’ottima occasione per riprenderlo”.
La sua musica ha una forte vena spirituale. Come si pone rispetto alla religione?
“Non mi piace l’idea di religione, mi affascina però il concetto di Dio. Sono credente e battezzata, come i miei figli. Ma sono terrorizzata da quello che succede nel mondo nel nome di Cristo, per questo non voglio definirmi cristiana. Ho paura dell’odio che può nascere dalle religioni, dalle manipolazioni che tutte le chiese fanno degli insegnamenti divini. Non capisco l’utilità di una qualsiasi relazione con Dio se poi non si ha il cuore aperto all’altro”.
Lei avrebbe dovuto scrivere le musiche di “Passion”, il controverso film di Mel Gibson sulla figura di Cristo… Com’è andata?
“Non se n’è fatto nulla. Siamo realistici: avrebbe dovuto avvisarmi sei mesi prima, invece mi ha dato solo tre settimane, troppo poco. Ma il film è fantastico, sembra un film russo girato in Russia, niente a che fare con Hollywood e con l’America. Peccato per le polemiche, credo che siano delle montature politiche”.
Il successo di Gladiator e della colonna sonora composta con Hans Zimmer ha cambiato la sua vita?
“No, ma per la prima volta i miei genitori sono stati fieri di me, e questo mi ha reso felice. Soldi, fama, nuove esperienze non hanno mai cambiato la mia vita”.
Ma cambiano le persone che conoscono Lisa Gerrard.
“Sono sempre più contenta quando incontro qualcuno che mi conosce e mi apprezza per i Dead Can Dance: sono stati 15 anni della mia vita, mentre a Gladiator ho lavorato solo tre mesi. Quella è la mia vita, Gladiator è un episodio”.
La verità: perché sono finiti i Dead Can Dance?
“Quando hai paura e non vuoi confrontarti perché il contrasto è troppo violento, allora è il caso di smettere. Ci vuole coraggio, non si può essere timidi e non dire quello che si sente, altrimenti si mente a se stessi. Adesso va meglio, i problemi sono passati e faremo un altro album, forse un tour. E’ tempo ormai, stiamo diventando vecchi…”

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Categorie:Io, Musica Tag:
  1. 26 luglio 2007 a 13:25 | #1

    Intanto sono passati tre anni e l’album non s’è visto ( e seguendo la logica del tour, con la scaletta che era il rifacimento di Toward, se pure arriverà, sarà il rifacimento di Into the Labyrinth).

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