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Il digitale ha ucciso la filologia?

Brogliacci, palinsesti, fogli riscritti, aggiunte a penna di diverso colore, scritte a matita, note a margine, carte ingiallite, invecchiate, scolorite, strappi, orecchiette agli angoli delle pagine. Il paratesto è morto con l’avvento di Word? Le Soglie di Genette che tanto affascinavano i detective della scrittura si sono chiuse per sempre, perse in un caos digitale dove tutto ciò che è definitivo è uguale a ciò che è provvisorio? Oppure non sarà il caso di immaginare una nuova disciplina, una sorta di filologia elettronica dove gli attrezzi del mestiere saranno programmi che consentono di vedere le varianti e le correzioni? 

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