Home > Media > Folena: due strade per il diritto d’autore

Folena: due strade per il diritto d’autore

Pietro Folena di Rifondazione Comunista mi era stato indicato da Altroconsumo come uno dei pochi all’interno del Governo capaci di discutere con competenza di copyright e diritti digitali. Loquace e comunicativo, conosce effettivamente le cose di cui parla (ha pure un iPod suo, se ho capito bene), ed è già tanto. Ogni tanto si dimentica del suo ruolo istituzionale e se ne esce con affermazioni totalmente condivisibili, come la depenalizzazione del download e certi appunti alla gestione del copyright in Rai (la questione dei video rimossi da Youtube, oggi attualissima). Per il resto, a me l’idea delle due vie di gestire il diritto d’autore (la Siae e Creative Commons) ha un po’ sorpreso, ma potrebbe non essere male. Questa è la quinta intervista sullo stato della musica in Italia, potrebbe esserci ancora un seguito con Giordano Sangiorgi, a parlare delle etichette indipendenti.

«È un oggetto bellissimo», dice Pietro Folena dell’iPod che ha regalato a sua figlia. Poi il presidente della Commissione Cultura alla Camera passa all’attacco: «Cos’è il digitale, se non una grande semplificazione della comunicazione?», si chiede. E prosegue: «L’accesso alle informazioni e alla cultura è più facile che in passato, ma c’è sempre chi, brevettando un software o imponendo standard proprietari, tende a creare un mercato che escluda i concorrenti. Siamo contro ogni forma di monopolio, quella di Microsoft come quella di Apple».

Una petizione di Altroconsumo lanciata due mesi fa chiede la depenalizzazione del download di musica e film dalla Rete. Lei si è detto a favore, il ministro Rutelli contro. Come mai questa divergenza tra due voci istituzionali?
«Sono per una depenalizzazione assoluta. Qualche tempo fa, inoltre, ad un convegno sui media digitali promosso dalla Sinistra Europea, abbiamo proposto un tavolo comune con gli operatori del settore per rivedere il diritto d’autore; Rutelli era presente, e si è detto disponibile a valutare la modifica di certe norme».

La Federazione Italiana dell’Industria Musicale, invece, è per un uso ampio del Drm, che permetta di controllare quante volte un brano viene ascoltato, per remunerare autori ed esecutori in maniera più precisa. Lei che ne pensa?
«Vorrei l’abolizione totale del Drm, ma nella mia posizione non posso lanciare proclami: devo individuare soluzioni e penso che sia importante cercare di definire di concerto le questioni in gioco. Mi pare comunque che la Fimi sia ancorata alla posizione che nella scorsa legislatura l’ha portata a sostenere una posizione repressivo-penalistica».

Una posizione che comporta altri problemi…
«Se decidiamo di penalizzare certi comportamenti stabiliamo la possibilità di controlli che violano in maniera gravissima la libertà personale. Istituzioni, banche e gruppi di interesse privati conoscerebbero nei minimi dettagli tutto ciò che facciamo, e sarebbe una violazione enorme della privacy».

E il dialogo con la Siae come procede?
«Credo che l’attuale meccanismo di riscossione dei diritti favorisca gli editori e le imprese, più che gli autori, senza parlare delle truffe che vengono organizzate presentando falsi borderò».

Meglio cancellare la Società Italiana per gli Autori ed Editori, allora?
«In quanto ente pubblico, la Siae è un’anomalia: non sono per abolirla, però certo è da rivedere tutta la nozione di proprietà intellettuale: se fosse per quella attuale, non esisterebbe nemmeno la Bibbia. Il rischio di un eccesso di protezionismo è che venga meno la libera circolazione della cultura».

Cosa pensa dell’equo compenso che grava su cd e dvd vergini e della possibilità di estenderlo anche alle connessioni internet?
«E’ una follia totale. L’effetto dell’equo compenso è stato di far chiudere le aziende italiane che producono supporti vergini. L’idea di estenderlo alle memorie flash e di altri tipi o addirittura al web è un’assurdità. In Italia abbiamo un grande divario tecnologico rispetto all’Europa. Con altre tasse, avremo inevitabilmente un rallentamento nella crescita: bisogna invece pensare a soluzioni alternative, come sgravi fiscali o incentivi perché i ragazzi abbiano a disposizione pc, programmi, e-learning».

Rivedere il diritto d’autore, dice lei. Ma come?
«Immagino due circuiti paralleli. Uno in cui l’autore invia la propria opera ad una sede istituzionale, per registrarla e tutelarne la paternità creativa in modo del tutto gratuito. Posso immaginare poi locali pubblici che non pagherebbero nulla alla Siae, perché vi si ascolterebbe solo musica gestita con licenze Creative Commons, quindi essenzialmente questi artisti. L’altro circuito passa invece per una Società degli Autori ed Editori riveduta e corretta, che potrebbe gestire il settore profit».

Non si rischia così una distinzione tra artisti di serie A e di serie B?
«Credo al contrario che si creerebbe un movimento giovanile molto fervido, in cui per gli esordienti sarebbe più facile farsi conoscere. Poi chi decidesse di passare da un circuito all’altro potrebbe sempre farlo».

Se non è un’utopia, è un passo avanti…
E’ una proposta, ed è migliorabile. Pensi che attualmente eroghiamo fondi pubblici agli autori (di film, non di canzoni) attraverso forme totalmente clientelari».

La Rai ha chiesto di recente la rimozione di alcuni video da Youtube, paventando la violazione di copyright, come Viacom negli Usa. Ma per un’emittente pubblica valgono le stesse norme del privato?
«Quello che è finanziato con denaro pubblico deve essere di accesso pubblico. Perché non posso darlo in visione a tutti? Prendiamo le tv locali: hanno spesso una programmazione sciatta. Ma una volta che una trasmissione è passata in Rai, potrebbe benissimo essere ceduta per le repliche a queste emittenti con un beneficio molto grosso per la collettività. Il servizio pubblico si giustifica col fatto che la spesa di denaro pubblico dovrebbe portare a produzioni di qualità, e però negli ultimi anni la Rai ha aumentato il fatturato commerciale e diminuito la qualità. La Rai spende un mare di quattrini per fare programmi: diamoli gratuitamente o a prezzi stracciati».

Be Sociable, Share!
Categorie:Media Tag:
  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...