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Tornano i Chemical Brothers (a giugno, però)

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Prodigy, Fatboy Slim, Air e altri mostrano da tempo una preoccupante carenza di idee, una mancanza di ispirazione e di sperimentazione che non può non deludere chi ha amato album fondamentali come The Fat Of The Land, You’ve Come A Long Way, Baby o Moon Safari. Così We Are The Night dei Chemical Brothers può essere la pietra tombale di un genere oppure mostrare che qualche speranza per l’elettronica esiste ancora. Il nuovo disco di Ed Simmons e Kevin Rowlands esce il 15 giugno, due anni dopo Come With Us: è il sesto di una carriera nata quasi per caso nel 1989 in una discoteca di Manchester e segnata da successi clamorosi, a partire da Exit Planet Dust, il primo album, pubblicato nel 1993. I Chemicals sono passati dai rave illegali alle top ten (anche quella italiana), hanno venduto milioni di dischi e vinto tre Grammy, ma senza modificare granché quel mix di rock alternativo e dance che è alla base della loro musica. Negli anni Ottanta i New Order ci avevano già provato con ottimi risultati, ed ora i dodici brani di We Are The Night segnano la chiusura di un cerchio: sono vere canzoni, certamente ballabili, ma non si possono più definire da discoteca. Ci sono parecchi sample d’epoca (come nel singolo Do It Again, che cita I Sing The Body Electric), partecipano Klaxons e Midlake, e non manca una finta Björk in All rights reversed: non male, insomma, a patto di saltare The Salmon Dance. Ma almeno i Chemical Brothers non hanno preso la scorciatoia dell’hip hop per sembrare più attuali (segni preoccupanti in tal senso venivano proprio da Push The Button).

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