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Le amicizie pericolose di Antony

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La prima sorpresa è l’aspetto: alto come un giocatore di basket, capelli lunghi, make up assai creativo, vestito con una specie di saio (di tulle trasparente, però). La seconda è la voce: potrebbe essere quella di una cantante lirica che si cimenta col blues, capace di passare nel giro di un respiro da un timbro maschile ad uno femminile. Una sorta di Nina Simone del terzo millennio, con lo stesso carico di solitudine e dolore trasfigurato in torch songs di straziante bellezza.
Troppo? No, eppure sia Antony And The Johnsons, sia I Am A Bird Now non sono dischi facili: sovraccarichi di arrangiamenti, eccessivi nelle performance vocali, con testi crudi e spesso intrisi di ironia amarissima; difficile insomma non pensare a capolavori di ambiguità come Walk On The Wild Side, Candy Says o Perfect Day. Le ultime due canzoni sono state infatti interpretate da Antony dal vivo al fianco di Lou Reed, che le scrisse decenni fa e le ha incluse in questa nuova versione nel live Animal Serenade, uscito due anni fa.
In I Am A Bird Now, Reed ricambia il favore, prestando chitarra e voce per Fistful Of Love, che a ben vedere non è neanche il momento più alto dell’album. C’è, ad esempio, il crudele gioco di parole di My Lady Story, che diventa “Malady Story”: la storia di una donna è la storia di una malattia, “di annichilazione, di amputazione del seno”. E poi c’è un ragazzino che un giorno crescerà e diventerà finalmente una “donna grande e bella”, e amori finiti, e sofferenze desiderate e subite, e perdoni e lacrime a non finire. Storie cupissime, insomma, e sempre sopra le righe: come la splendida fotografia della copertina, che ritrae Candy Darling, famosa drag queen del giro di Andy Warhol. E’ in ospedale, sola e dimenticata, ormai prossima alla morte, ma trucco e fiori sono impeccabili.
Non ci fosse un brano come You Are My Sister, il disco sarebbe monocorde e un po’ funereo: invece, a parte il duetto con Boy George, sono da segnalare almeno What Can I do, con la voce di Rufus Wainwright e Spiralling, con la partecipazione di Devendra Banhart, nuovo profeta del folk statunitense. Musicalmente, comunque, l’album ha poco di rivoluzionario: è semmai dal vivo che Antony rende al meglio, smorzando i toni e ridimensionando gli arrangiamenti; diventa spettrale I Fell in Love with a Dead Boy (il primo singolo, uscito nel 2001), si fa più solenne e drammatica Hope There’s Someone, sprofonda nel blues River Of Sorrow.

E ora Antony non è più uno sconosciuto: dopo le mille partecipazioni a dischi altrui (ultimo, quello di Björk, con cui ha anche diviso il palco a Reykyavik in occasione della prima data del tour di Volta), dopo le cover eccellenti, come la splendida versione di If It Be Your Will di Leonard Cohen, il sito web ufficiale del cantante riporta l’agghiacciante prospettiva di sentire due sue canzoni in altrettanti film italiani di fresca uscita: L’Aria Salata di Alessandro Angelini e L’Amico di Famiglia di Paolo Sorrentino. Fortunatamente, però, continua a collaborare con Charles Atlas e William Basinski: c’è ancora speranza per quest’uomo.

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