Home > Musica > L’incontro con i Perturbazione

L’incontro con i Perturbazione

perturbazione_coltifbig.jpg

Si chiama “L’incontro” il bar dove i Perturbazione fissano l’appuntamento per parlare del loro ultimo album. Il locale è poco fuori Torino, a due passi dallo studio dove la band ha registrato Pianissimo Fortissimo, e non è uno di quei posti notevoli per architettura, fascino, storia o suggestione che spesso si associano alla vita dei rocker. D’altra parte, sulla carta d’identità di Cristiano Lo Mele, chitarrista, c’è scritto “animatore culturale” e su quella di Gigi Giancursi – pure chitarrista – “libero professionista” (“Come Berlusconi”, commenta). Insieme con Tommaso Cerasuolo, Stefano Milano, Elena Diana, Rossano e Cristiano Lo Mele hanno pubblicato cinque dischi di canzoni fragili e intimiste, tutti cantati in italiano, ad eccezione del primo, ma ispirati a certa musica inglese degli Ottanta, soprattutto gli Smiths. Nel 2003, il piccolo miracolo di Agosto: una canzone e un video che guadagnano alla band di Rivoli un pubblico più ampio e l’attenzione della critica.
Pianissimo Fortissimo è il vostro debutto con una multinazionale, dopo anni di militanza nelle etichette indipendenti. Come ci siete arrivati?
“Incidevamo per la Mescal, che è stata inglobata in Emi e con la nostra etichetta siamo passati anche noi”.
Come ha reagito la Emi alla vostra idea di regalare l’Mp3 di Un anno in più il giorno di San Valentino?
“Da tempo curiamo un blog e se siamo famosi lo dobbiamo in parte anche al passaparola su Internet. Per una major il fatto di trovare un gruppo che ha già una sua presenza su Internet è un vantaggio, perché non la obbliga a inventarsi una strategia, così hanno accettato di buon grado”.
Chi ha scelto il nuovo singolo, Battiti al minuto?
“Noi, in accordo con la casa discografica”.
Non era il brano con cui avreste dovuto partecipare a Sanremo?
“Avevamo già provato ai tempi del terzo album, In Circolo: scartati. Abbiamo ritentato con Se fosse adesso: niente da fare. Saltato il Festival di Tony Renis, per il 2007 avevamo Battiti per minuto, composta per il film Cardiofitness di Fabio Tagliavia. La colonna sonora però è stata affidata ad altri e quel pezzo è rimasto orfano, così l’abbiamo proposto a Sanremo: a Pippo Baudo è piaciuto, ha passato tutte le selezioni, poi è stata escluso nei sorteggi finali”.
Uno dei brani più intriganti dell’album s’intitola Brautigan (Giorni che finiscono) e contiene una citazione dai Cccp. “Produci, consuma, crepa” diventa però “Produco, consumo, credo”: un abisso di significato in due lettere…
“È una citazione, ma vista dall’altra parte. Una riflessione su tutta una generazione, da Oreste Scalzone a Gad Lerner fino a Giovanni Lindo Ferretti, che occupa ora posizioni di rilievo dopo anni di esperienze militanti. Ma quelli che oggi sono antagonisti non è detto che prenderanno il loro posto in futuro”.
Pensa a Francesco Caruso?
“Ad esempio. Diventerà anche lui un opinion leader o sarà dimenticato?”
Avete cominciato nel 1988: vi sentite ancora una giovane promessa della musica italiana?
“Macchè, siamo i Nomadi della nuova generazione: l’anno prossimo festeggeremo il ventennale”.
E la scena torinese?
“Stilisticamente non abbiamo molto a che fare con quello che è uscito da Torino negli ultimi vent’anni, siamo fuori dalla scena dei centri sociali, dove sono nati i più famosi, come Africa Unite, Negazione, Subsonica. E poi siamo di Rivoli, non di Torino: abbiamo conosciuto gli altri quando erano già affermati, ma non siamo cresciuti insieme”.
Orgogliosamente provinciali?
“E’ vero, ci teniamo. Però essere provinciali è come essere indipendenti: non è una scelta, siamo nati qui, viviamo così. Certo, quando le cose crescono possono perdere il senso originario, noi invece vogliamo essere come siamo: da un lato diventare grandi è inevitabile, dall’altro ci fa paura”.

Be Sociable, Share!
Categorie:Musica Tag:
  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...