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Gli Editors e altri eroi della chitarra

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Basta con tastiere e sintetizzatori, tornano le chitarre, meglio se elettriche e suonate ad alto volume. Avevano incominciato i Coldplay, sette anni fa, citando gli Smiths e gli Echo & The Bunnymen, ma ora che Chris Martin e compagni sono entrati tra i big del pop, la nuova ondata del rock inglese è già una schiera fitta di nomi: si va dai Keane ai Kaiser Chiefs, dai Bloc Party ai Kasabian, dagli Athlete agli Editors, che il 25 giugno escono con il nuovo disco, An End Has A Start. Quasi tutti sono finiti in classifica in Inghilterra e si sono esibiti nei più importanti festival di tutta Europa; qualcuno – come i Franz Ferdinand – è addirittura arrivato al traguardo del disco d’oro negli Stati uniti. E’ accaduto due anni fa con lo strepitoso primo album, ma il successo si è ripetuto anche con il successivo You Could Have It So Much Better.
I protagonisti di questa nuova invasione inglese hanno poco in comune tra loro. A differenza di altri nostalgici della new wave, come gli americani Strokes e White Stripes, non si limitano a riproporre i suoni dei Settanta e Ottanta così com’erano: troppo forte è stata in questi anni l’influenza dell’elettronica, della dance, dell’hip hop perché possa essere cancellata. “Questa musica” – spiega infatti Kevin Rowlands dei Chemical Brothers, pionieri della contaminazione tra dance e rock – “è ormai completamente assimilata, non è più un’entità a sé stante. Prendiamo ad esempio una delle grandi band rock di oggi, i Franz Ferdinand: sono completamente influenzati dalla dance, sia nel suono, che nell’approccio compositivo. Non succede più come negli anni Novanta, quando una band chiamava un dj solo per aggiungere qualche scratch o un po’ di batterie elettroniche”. Come dire: quello che fa la differenza, stavolta, non sono i samples, ma il buon gusto nell’assemblare la musica degli ultimi tre decenni.
Diversi negli stili musicali come nell’abbigliamento, questi nuovi eroi del rock sono figli di un’Inghilterra che parla mille lingue differenti nelle sue periferie urbane, che conosce l’integrazione e la convivenza tra culture. Logico quindi che non sia Londra la capitale dell’ennesima ondata musicale inglese, e nemmeno Manchester, dove nacque la new wave alla fine degli anni Settanta ed esplose la rivoluzione elettronica nei Novanta. Nella scena attuale, la musica più interessante viene semmai da piccoli centri, località di provincia, luoghi dove il rock è ancora suonato nelle cantine e nei club, dove insomma raccontare storie è più importante che apparire. Da Leeds arrivano i Kaiser Chiefs, una delle formazioni che ha già conquistato il pubblico americano; di Bedlam è James Blunt, che ha dominato anche le classifiche italiane con la sua Beautiful; da Birmingham provengono gli Editors. Scozzesi (di Glasgow) sono i Franz Ferdinand, mentre i Futureheads sono originari di Sunderland, sulla costa nord-occidentale dell’Inghilterra. Ci sono naturalmente eccezioni: i Bloc Party, ad esempio, sono nati a Londra, i Doves a Manchester.
Ma perché trionfa di nuovo la chitarra? Semplice: la musica elettronica non ha più idee davvero innovative. L’ultima vera novità è stata l’«indietronica», che altro non era se non un ritorno al rock indipendente anni Ottanta mascherato con rumori e disturbi digitali: memorabile la ripresa di There is a Light That never Goes Out degli Smiths ad opera di Schneider TM, che ha aperto le danze nel 2000, delizioso Nothing’s Lost degli Styrofoam, uscito lo scorso anno, che ora sembra la pietra tombale di un genere musicale estinto. E che dire di Moby, poi, che in pochi anni è passato dai 18 milioni di copie di Play (elettronico) al flop di Hotel (tutto chitarre e rimandi alla new wave)?
Non che i computer siano usciti dagli studi di registrazione: anzi, grazie a software sempre più semplici e apparecchi sempre più economici, sono ormai alla portata di tutti. Solo che i musicisti hanno imparato a considerarli dei veri strumenti musicali, da utilizzare solo quando sono funzionali al risultato che si vuole ottenere, proprio come si farebbe con un violino o un pianoforte. Hanno capito, finalmente, che per inventare la canzone perfetta non basta premere una combinazione di pulsanti: servono energia, passione, fatica. E qualcosa da dire.

Qui una breve presentazione del nuovo album degli Editors

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