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Shuffle 2, il ritorno

1.    Bowie, Ziggy Stardust. Suona malissimo.
2.    Sparklehorse, Morning Hollow. Cos’è? Non so nemmeno più come ce l’ho, ma il brano non è male, belle le due voci, melodia soft di violino. Rilassante, davvero, senza essere né troppo zuccheroso né new age. Una scoperta, tanto che lo sento fino alla fine (lunghissima).
3.    Dat Politics, Gravity. Un delirio di synth e campionatori. Resisto 45 secondi.
4.    Madonna, Love don’t live here anymore. Un ottimo esempio di quella che una volta avrei chiamato “musica da parrucchiere”. Stupefacente come lei canti male, come gli archi siano sovraccarichi.
5.    Caustic window, Joyrex J5. Inizio anni Novanta. Però oggi inascoltabile.
6.    Styrofoam, Make it mine. Quando ancora l’indietronica sembrava promettere qualcosa, questo era un bel disco. Ora fa tenerezza, parla di fiorellini e primavere sognanti. Dura un po’ troppo, ma vale la pena.
7.    AFX .00089… C’è sempre una vena apocalittica e maestosa, in Afx. Alla fine, anche dopo tanto tempo, il pezzo funziona ancora.
8.    Broadcast, One Hour empire. Ma come hanno fatto a considerarli una promessa? Questa roba è una specie di jazz dissonante e banale.
9.    Subsonica, L’odore (live). Musicalmente povera (complice anche la versione dal vivo). Mi chiedo come sarebbe cantata da Vasco.
10.    Nobukazu Takemura, Polimorphism. Una struttura circolare, interessante ma poi mi viene sonno. S’intuisce una qualche interessante teoria dietro, ma la musica non ci arriva.
11.    Duran Duran, Still Breathing. Già, peccato. Peccato anche per il bel suono di batteria.
12.    Susumu Ykota, Pegasus 150. Sempre dal gettonatissimo Wonder Waltz, il mio iPod continua ad apprezzare il giapponese. Meglio di Takemura, ma per carità, queste percussioni bizzarre e il ridicolo pan-pot di voci simil-liriche che s’inseguono. Madama Butterfly meets Tex Willer, per dire.
13.    Björk, Five Years. Dal vivo alla Union Chapel. Chissà poi perché il disco da solo non è mai uscito, con tutte le puttanate di remix che ha fatto. Qui la signorina fornisce un’ottima prova vocale, ma anche gli archi che la accompagnano sono all’altezza.
14.    My Bloody Valentine, Come in Alone. Grandi, ancora. Una bella canzone con zero dinamica e nessuna apparente struttura.
15.    Future Sounds Of London, Dead Cities. Ma poi il futuro del suono londinese non è stato questo. Un po’ mi dispiace, è un bel pezzo.
16.    Kylie Minogue, Ouverture. Bah
17.    Puccini, Dammi i colori. Dalla Tosca. Belle armonie vagamente mediorientali.
18.    Rothko, Solder. Mi piacciono, ma non sono adatti all’aereo. I rumori sembrano provenire dal motore di destra e mpinquietano un po’.
19.    Moby, Lift Me Up (Mylo Mix). Sulla carta, perfetto connubio di due nomi che promettono ottima dance, e io per Mylo ho un debole e aspetto ancora che esca il secondo disco. Questo mix è lungo il giusto, e in discoteca dovrebbe funzionare bene. Meno in cuffia, se proprio vogliamo.
20.    Yo La Tengo, I Feel Like Going Home. Anch’io. Salvo poi capire dov’è casa. Però il brano oscilla troppo fra fragilità e noia, e più di una volta inclina verso la seconda. Meglio gli Sparklehorse, senza dubbio.
21.    The Killers Why do I Keep Counting. There’s a plane and I am flying, cantano. Io per sicurezza salto, anche se la canzone non pare male.
22.    Vladimir Ussachevsky, Line Of Apogee Part 4. Bellissimo.
23.    The Red Krayola, Breakout. Oggi il mio ipod è countryeggiante.
24.    Lamb, Little Thing. Il debvutto dei Lamb era un gran disco, poi la loro carriera è stata tutta in discesa.

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