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Björk, questa Volta ci siamo

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S’intitola Volta, il nuovo disco di Björk (in omaggio all’Alessandro inventore della pila elettrica, pare) in uscita venerdì. E’ l’ultima tappa di una carriera solista iniziata quindici anni e quindici milioni di copie fa: sei dischi tutti diversi fra loro, che si muovono tra elettronica, colonne sonore, jazz, folk music, avanguardia, con la sola costante della sua voce di folletto dispettoso. Un percorso creativo sempre in bilico tra le classifiche e le sperimentazioni più estreme, tanto da spingere nella top ten italiana anche l’ultimo Medulla, un difficile (e un po’ presuntuoso) esercizio di stile, dove le percussioni sono tutte imitate da voci umane. Da allora, solo le musiche di Drawing Restraint 9, il film del compagno Matthew Barney in cui compare anche come attrice. In tutto, circa due ore di musica, non sempre memorabile, non sempre all’altezza della fama di icona del techno pop che si era guadagnata negli anni Novanta, ma comunque coraggiosa e originale, come aveva confermato Vespertine nel 2001.
Ora, dopo una valanga di remix, cofanetti, raccolte, live e dvd, finalmente arrivano dieci canzoni ineedite, composte con l’aiuto di ospiti eccellenti. Primo fra tutti Timbaland, il produttore più gettonato del momento, l’artefice del successo di Justin Timberlake, Christina Aguilera e Pussycat Dolls, colui che ha fatto di Nelly Furtado una diva del pop e salvato la carriera di Jennifer Lopez. Poi, in ordine sparso: da New York Antony, dal Mali il suonatore di kora Toumani Diabate, dalla Cina Min Xiao-Fen alla pipa (tradizionale strumento a corde) e un paio di batteristi. Non mancano due collaboratori storici di Björk, come Sjon e Mark Bell, e c’è pure un’ensemble femminile di dieci ottoni. Facile, quindi che Volta possa diventare un nuovo successo commerciale come Debut, Post e Homogenic, anche col supporto di un tour mondiale lungo diciotto mesi, che toccherà l’Italia il 21 luglio a Villa Manin, Codroipo (Udine).
Ecco l’album, canzone per canzone:
Earth Intruders. Primo singolo, uscito da qualche settimana. Prodotto da Timbaland, con la band congolese Konono N°1, è un brano selvaggiamente percussivo, ma dal ritornello insinuante. Nel video Björk appare con il nuovo look: abiti dai colori violenti, trucco da danzatrice tribale.
Wanderlust. Ispirazione e atmosfere cambiano: i fiati imitano le sirene di un porto, il clima è malinconico. Sette minuti in cui Björk canta il desiderio di evadere, di abbandonare la città per vivere in un viaggio perenne.
Dull Flame Of Desire. Dopo i segnali Morse della canzone precedente, questo duetto con il cantante di Antony & The Johnsons è tenero e romantico, ma forse soffre un po’ degli arrangiamenti per ottoni. Bello il crescendo delle percussioni alla fine.
Innocence. Secondo brano prodotto da Timbaland, è quello in cui la sua impronta è più riconoscibile. Sarà il prossimo singolo: è già online un concorso per diventare registi del video.
I See Who You Are. Brano lento, con suoni giapponesi: è la Björk che non delude i vecchi fan.
Vertebrae by Vertebrae. Una sorta di marcia militare su un ostinato crescendo di fiati.
Pneumonia. La cantante islandese conferma il suo interesse per i trattati di medicina (si veda il titolo precedente) e battezza “Polmonite” uno dei brani migliori del disco. Melanconico e oscuro, unisce suoni elettronici, rumori, trombe, e un’ottima prova vocale.
Hope. Ancora prodotto da Timbaland. Un intreccio di beat elettronici, percussioni acustiche, strumenti etnici. Non ha un vero ritornello, ma è costruito in maniera assai astuta. Nel testo un accenno ai terroristi kamikaze, ma è un po’ poco per parlare di impegno politico.
Declare Indipendence. Dopo trenta secondi di voci e suoni distorti, arriva il proclama del disco: “Dichiara indipendenza, non lasciare che ti facciano questo, alza la tua bandiera”. Divertente e ritmata, più punk che elettronica, ricorda Pluto (da Homogenic); è la canzone con cui ha chiuso la maggior parte dei concerti del tour attuale.
My Juvenile. L’album termina qui, dopo cinquanta minuti. Con quella di Björk, ancora la voce di Antony, su un sottofondo etereo di kora e lievi linee di sintetizzatori.

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