Home > Musica > Boy George: vittima o carnefice?

Boy George: vittima o carnefice?

bg.jpg
«Do You Really Want To Hurt Me?», vuoi davvero farmi del male, cantava Boy George. Era il 1982, e il disco vendette milioni di copie in tutto il mondo, arrivando al primo posto delle classifiche in sedici paesi. Ma forse non era all’hit dei Culture Club che pensava Auden Carlsen, 28 anni, quando si è presentato alla polizia di Shoreditch, quartiere orientale di Londra, sabato scorso poco dopo le 6.30 del mattino. Il giovane di origini norvegesi ha raccontato infatti di essere stato ammanettato e incatenato a un muro dall’ex popstar e un suo amico. Rimasto solo, Boy George avrebbe tirato fuori fruste e giochi erotici da una scatola e minacciato il giovane: «Ora avrai ciò che ti meriti». Ma Carsen è riuscito a staccare il gancio dal muro e fuggire in mutande; ha incontrato un edicolante, che gli ha prestato un cellulare per avvertire la polizia.
Scotland Yard conferma che il musicista è stato interrogato, fermato e poi rilasciato su cauzione. Una persona, probabilmente l’amico, sarebbe stata arrestata con l’accusa di sequestro di persona e violenza sessuale. Qualche dubbio su come siano andate effettivamente le cose appare lecito: Carlsen ha raccontato di aver conosciuto George attraverso il sito web Gaydar e di aver accettato di incontrarlo nella sua abitazione in cambio di 400 sterline per un servizio fotografico in tenuta sadomaso. Sembra però che negli ambienti gay londinesi il giovane sia noto come escort di professione, anche se nega di aver discusso col cantante di eventuali prestazioni sessuali.
Per il quarantacinquenne Boy George è solo l’ultimo di una lunga serie di guai con le forze dell’ordine, che cominciarono proprio nei giorni del suo massimo successo: già nel 1985 faceva largo uso di cocaina, e successivamente ammise di essere consumatore abituale di eroina. Fu però per possesso di hashish che venne arrestato la prima volta, nel luglio del 1986. Pochi giorni dopo, nell’appartamento dell’androgino cantante fu trovato morto per overdose di eroina il tastierista della band, Michael Rudetski: era la fine dei Culture Club, che si sciolsero qualche mese più tardi.
Da allora, la vita artistica di Boy George (vero nome George Alan O’ Dowd) è stata un susseguirsi di alti e bassi, con un breve ritorno al successo nel 1991 con «Bow Down Mister», ispirato alla dottrina Hare Krishna, di cui è seguace convinto. Negli anni Novanta si reinventa anche deejay e conduttore radiofonico, e continua a seguire la fortunata linea di abbigliamento, «Boy». Ma la religione e le nuove attività non bastano a salvarlo dalla droga, e nell’ottobre del 2005 viene di nuovo arrestato, stavolta a New York per possesso di cocaina: poco più di tre grammi, trovati nel suo appartamento di Manhattan alla fine di un party. L’accusa si rivela infondata, ma George sarà comunque condannato a cinque giorni di lavori socialmente utili per procurato allarme (aveva chiamato la polizia dichiarando di essere stato derubato).
Le sue foto mentre spazza i marciapiedi di New York fanno il giro del mondo, ma senza i titoli cubitali è difficile riconoscere in quel signore calvo e sovrappeso l’icona pop di vent’anni fa. Quello che con voce suadente dichiarava nelle interviste di preferire una tazza di tè al sesso: oggi, a quanto pare, ha cambiato idea.

Be Sociable, Share!
Categorie:Musica Tag:
  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...