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I veri nipotini dei Kraftwerk

Traffic Festival, 12 luglio: suonano i Daft Punk, dopo gli Lcd Soundsystem. L’americano è bravo e divertente, ma i due francesi sono il vero evento dell’estate torinese. Un paio d’ore di musica perfetta, cibernetica, geometrica, disumana. Altro che Human After All
E da adesso non potrò più dire che i Kraftwerk hanno nipotini qua e là: i soli veri eredi sono Thomas Bengalter e Guy Manuel De Homem-Christo, altro che. In comune hanno l’idea dello spettacolo come show multimediale, dove i giochi di luce e le animazioni sono importanti quasi quanto la musica. Li differenzia non tanto l’età, quanto potremmo dire lo spirito nazionale delle composizione: dove i Kraftwerk mescolano melanconia e decadenza teutoniche, i Daft Punk hanno un esprit de finesse tutto francese, peraltro in perfetto equilibrio con l’esprit de geometrie di cui sopra. E nemmeno c’è, nella loro musica, quella vena nostalgica che mi parve di scorgere nel 2005 quando Aphex Twin suonò al Traffic, in una serata-revival dei rave di dieci anni prima. Qua, insomma, si balla e basta, alle spalle non c’è niente, gli occhi sono abbagliati dal futuro, le orecchie allegramente martellate dai bassi. Miglior concerto dell’anno, finora.

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