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Archivio per ottobre 2007

In viaggio

24 ottobre 2007 1 commento

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Girano i Sufi in tondo nello spazio
Nel tempo
Salgono i verticali i monaci in clausura
Immobili
Viaggiano l’alto il basso senza abbellimenti
(Cadono di vertigine…
Cadono di vertigine…)
Strisciano verso il ritmo i tarantolati schiacciati dallo spazio senza
tempo
Viaggiano i viandanti viaggiano i perdenti
Viaggiano i perdenti più adatti ai mutamenti viaggia Sua Santità
Consumano la terra in percorsi obbligati i cani alla catena
Disposti a decollarsi per un passo inerte più in là
Coprono spazi ottusi gli idoli
Clonano miliziani dai ritmi cadenzati
In sincrono
Viaggiano i viandanti viaggiano i perdenti
Viaggiano i perdenti più adatti ai mutamenti viaggia Sua Santità
Viaggiano i viandanti viaggiano i perdenti più adatti ai mutamenti
Viaggia la polvere viaggia il vento viaggia l’acqua sorgente
Viaggiano i viandanti viaggiano i perdenti più adatti ai mutamenti
viaggia Sua Santità
Viaggiano ansie nuove e sempre nuove crudeltà
Cadono di vertigine…
Cadono di vertigine…
Cadono di vertigine…
Cadono di vertigine…

Qui la fine di una passione (no, la mia per CCCP, CSI, PGR e Ferretti solo continua, a dispetto di tutto)

Categorie:Io, Musica Tag:

Jump

16 ottobre 2007 1 commento

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Immagino un inverno, direi un dicembre prima di Natale. Con l’aria fredda e pungente, il cielo azzurro, gente per strada forse già in cerca di regali. Non so nemmeno se è fantasia o memoria, perchè certo qualche giornata così la ricordo. Non succede niente, cammino solo e da solo mi godo la luce. Chissà perchè, la musica che sento è la stessa del video che sta girando ora: Jump, di Madonna.

Categorie:Io Tag:

Gli arcobaleni dei Radiohead

“THE LINK BELOW IS YOUR UNIQUE DOWNLOAD ACTIVATION CODE”. Un click, una breve attesa e il nuovo album dei Radiohead è pronto per l’ascolto. Dieci canzoni, 42 minuti di musica, una bomba contro l’industria discografica.
Più forte di quella lanciata qualche settimana fa da Trent Reznor, che ha invitato i fan a scaricare illegalmente i brani dei suoi Nine Inch Nails, perché i Radiohead sono una delle band più seguite nel mondo, e dietro il loro progetto non c’è rabbia, ma un ragionamento complesso e coraggioso. In Rainbows, infatti, si acquista regolarmente, ma solo dal sito di Thom Yorke e compagni: il prezzo lo decidono i fan, a meno che non scelgano per la confezione speciale, con due cd e due album in vinile, grafica curatissima e foto inedite (57 euro, disponibile da dicembre). L’uscita del disco è stata annunciata a sorpresa dieci giorni fa, e nessun giornalista o addetto ai lavori ha avuto una copia promozionale, ma anche così i cinque di Oxford si sono guadagnati l’attenzione dei media di tutto il mondo. Tanto per dimostrare che davvero non hanno bisogno della Emi, la major con cui sono stati sotto contratto fino a due anni fa: né per registrazione e produzione, e nemmeno per distribuzione, marketing e promozione. Basta internet, come hanno dimostrato altri musicisti nati su YouTube o MySpace e diventati famosi grazie al passaparola su blog e siti web. E non serve nemmeno essere su iTunes Store, il negozio digitale di Apple che ha venduto oltre tre miliardi di brani e creato dal nulla fenomeni come Kate Walsh, che ha registrato un disco in camera da letto ed è finita in cima alle classifiche.
Il settimo album dei Radiohead arriva la mattina presto, in forma di file Mp3, che si possono ascoltare su tutti i computer e tutti i riproduttori, copiare infinite volte, masterizzare su cd. Nessuna forma di Digital Rights Management, nessun intermediario: le canzoni escono dallo studio e si scaricano direttamente sul pc di casa. E all’ascolto, uno dei dischi più attesi dell’anno si conferma all’altezza delle aspettative, anche se non presenta grandi sorprese e prosegue sulla linea delle sperimentazione di Kid A e Amnesiac, declinando ancora una volta il rock nei modi e nei tempi dell’elettronica.
In Rainbows esce quattro anni dopo Hail To The Thief, e segna il ritorno a sonorità più dirette, a canzoni più semplici, un po’ come accadeva con The Eraser, il lavoro solista di Yorke pubblicato due anni fa. Qui, però, i sintetizzatori sono in secondo piano e c’è più spazio per le chitarre di Ed O’ Brien e Johnny Greenwood, ma anche per qualche apertura orchestrale assai suggestiva (House of Cards, uno dei momenti migliori del disco). L’iniziale 15 Step ricorda Idioteque, uno dei brani più famosi della band; era tra i brani eseguiti più spesso dal vivo nei concerti dell’ultimo tour, mentre Nude e la splendida Reckoner risalgono addirittura al periodo di Kid A (2000). Così, per i fan duri e puri, sono pochi i brani davvero inediti e la sorpresa è semmai negli arrangiamenti: in Arpeggi la voce di Thom Yorke suona come se provenisse da una caverna, in Faust Arp sembra di sentire un’eco dei Beatles (Blackbird, dal White Album). E grazie alla produzione di Nigel Godrich, che è accanto alla band dai tempi di OK Computer, anche un brano nuovissimo come All I Need diventa un classico degno di Karma Police.
L’album si chiude con Videotape, curiosa storia d’amore che racconta di un addio inciso su videocassetta e di un patto col diavolo su un tappeto di note sparse di piano e una batteria incerta. Per i Radiohead, In Rainbows è più una conferma che una svolta, per i fan della band – numerosi anche in Italia – un altro capitolo di una lunga storia d’amore. Arriverà anche nei negozi, all’inizio del 2008, probabilmente per la Warner. Ma perché aspettare?

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Digital Shades vol. 1

Ovvero Discreet Music trentadue anni dopo. Oppure i My Bloody Valentine con le tastiere al posto della chitarra. Questo disco degli M83, segnalato dal mio amico SantoSynth che neppure sa che lo leggo, suona ora nel salone, con i ridicoli altoparlanti del televisore che tagliano alte e basse frequenze. Un’ondata di bit che mi culla e si mescola con quello che rimane di un sonno troppo breve.

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Police, come scommettere sul passato e vincere il presente

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Dimenticare trent’anni di carriera, milioni di dischi venduti, gli stadi illuminati dalle fiammelle degli accendini. Cancellare i Police e il loro posto nella storia della musica, come se quella di Torino fosse stata la data italiana di una band nata qualche anno fa, che si spartisce la classifica con i Green Day o Avril Lavigne. Possibile?
L’iniziale Message In A Bottle sembra davvero un brano dei Green Day, non fosse per certe finezze di Andy Summers alla chitarra e Stewart Copeland alla batteria. Sollevato il velo della nostalgia, però, altri brani, come Walking On The Moon e Walking In Your Footsteps hanno arrangiamenti un po’ troppo elaborati per gli adolescenti cresciuti con Linkin Park e Britney Spears. Non sono in tanti, certo, e su di loro non fa presa la retorica dei ricordi, ma c’è sempre un sorriso furbo di Sting a rimediare.
Come per le Spice Girls, anche questo è un tour che nasce da un’operazione economica: dal punto di vista artistico non ci sono novità, non un inedito, non un verso cambiato rispetto a venticinque anni fa, non uno straccio di disco nuovo (vedi i Take That). E sì che con un titolo come De Do Do Do, De Da Da Da, i margini di invenzione erano assai ampi; ma quello che nel 1980 era uno sberleffo, nel 2007 è una parentesi divertita in un concerto perfino troppo perfetto.
Su un palco troppo grande per loro, i Police sembrano affiatati e di ottimo umore; la musica che fanno oggi è più rock che punk, con Roxanne che sposta l’ago della bilancia verso il reggae e Wrapped Around Your Finger che apre a nuove suggestioni etniche. Il contrario, insomma, di band da hit parade come Good Charlotte e Tokio Hotel, millimetriche nel calcolare la nicchia di pubblico cui si rivolgono: l’idea vincente di Sting e compagni sta tutta nella commistione di generi e stili.
E tuttavia, se i tre meritano di entrare nella storia della musica è per una canzone, Every Breath You Take, che alle sperimentazioni concede poco: pop purissimo, una progressione armonica semplice semplice, testi che non insultano l’intelligenza. E’ già tanto, di questi tempi, ma i Police non sono una band di questi tempi. Hanno alle spalle trent’anni di carriera, milioni di dischi venduti, e lo stadio Delle Alpi illuminato dai display dei cellulari.

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