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Gli arcobaleni dei Radiohead

“THE LINK BELOW IS YOUR UNIQUE DOWNLOAD ACTIVATION CODE”. Un click, una breve attesa e il nuovo album dei Radiohead è pronto per l’ascolto. Dieci canzoni, 42 minuti di musica, una bomba contro l’industria discografica.
Più forte di quella lanciata qualche settimana fa da Trent Reznor, che ha invitato i fan a scaricare illegalmente i brani dei suoi Nine Inch Nails, perché i Radiohead sono una delle band più seguite nel mondo, e dietro il loro progetto non c’è rabbia, ma un ragionamento complesso e coraggioso. In Rainbows, infatti, si acquista regolarmente, ma solo dal sito di Thom Yorke e compagni: il prezzo lo decidono i fan, a meno che non scelgano per la confezione speciale, con due cd e due album in vinile, grafica curatissima e foto inedite (57 euro, disponibile da dicembre). L’uscita del disco è stata annunciata a sorpresa dieci giorni fa, e nessun giornalista o addetto ai lavori ha avuto una copia promozionale, ma anche così i cinque di Oxford si sono guadagnati l’attenzione dei media di tutto il mondo. Tanto per dimostrare che davvero non hanno bisogno della Emi, la major con cui sono stati sotto contratto fino a due anni fa: né per registrazione e produzione, e nemmeno per distribuzione, marketing e promozione. Basta internet, come hanno dimostrato altri musicisti nati su YouTube o MySpace e diventati famosi grazie al passaparola su blog e siti web. E non serve nemmeno essere su iTunes Store, il negozio digitale di Apple che ha venduto oltre tre miliardi di brani e creato dal nulla fenomeni come Kate Walsh, che ha registrato un disco in camera da letto ed è finita in cima alle classifiche.
Il settimo album dei Radiohead arriva la mattina presto, in forma di file Mp3, che si possono ascoltare su tutti i computer e tutti i riproduttori, copiare infinite volte, masterizzare su cd. Nessuna forma di Digital Rights Management, nessun intermediario: le canzoni escono dallo studio e si scaricano direttamente sul pc di casa. E all’ascolto, uno dei dischi più attesi dell’anno si conferma all’altezza delle aspettative, anche se non presenta grandi sorprese e prosegue sulla linea delle sperimentazione di Kid A e Amnesiac, declinando ancora una volta il rock nei modi e nei tempi dell’elettronica.
In Rainbows esce quattro anni dopo Hail To The Thief, e segna il ritorno a sonorità più dirette, a canzoni più semplici, un po’ come accadeva con The Eraser, il lavoro solista di Yorke pubblicato due anni fa. Qui, però, i sintetizzatori sono in secondo piano e c’è più spazio per le chitarre di Ed O’ Brien e Johnny Greenwood, ma anche per qualche apertura orchestrale assai suggestiva (House of Cards, uno dei momenti migliori del disco). L’iniziale 15 Step ricorda Idioteque, uno dei brani più famosi della band; era tra i brani eseguiti più spesso dal vivo nei concerti dell’ultimo tour, mentre Nude e la splendida Reckoner risalgono addirittura al periodo di Kid A (2000). Così, per i fan duri e puri, sono pochi i brani davvero inediti e la sorpresa è semmai negli arrangiamenti: in Arpeggi la voce di Thom Yorke suona come se provenisse da una caverna, in Faust Arp sembra di sentire un’eco dei Beatles (Blackbird, dal White Album). E grazie alla produzione di Nigel Godrich, che è accanto alla band dai tempi di OK Computer, anche un brano nuovissimo come All I Need diventa un classico degno di Karma Police.
L’album si chiude con Videotape, curiosa storia d’amore che racconta di un addio inciso su videocassetta e di un patto col diavolo su un tappeto di note sparse di piano e una batteria incerta. Per i Radiohead, In Rainbows è più una conferma che una svolta, per i fan della band – numerosi anche in Italia – un altro capitolo di una lunga storia d’amore. Arriverà anche nei negozi, all’inizio del 2008, probabilmente per la Warner. Ma perché aspettare?

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