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Basinski a Torino

Il concerto è finito, si fa un po’ fatica a capirlo, ma poi le luci si accendono e il pubblico si alza. Chi ha resistito alle immagini immobili proiettate sullo schermo dell’auditorium della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, chi ha sopportato il caldo e i continui andirivieni degli spettatori, ora sa di aver assistito ad un evento raro. E per questo sono in tanti ad affollarsi intorno a William Basinski, per ringraziarlo e cercare di capire da divenga la magia del concerto appena finito, dove lui, maestro newyorkese dell’elettronica, ha armeggiato per oltre un’ora con un computer e due vecchi registratori a bobine. E’ stato forse il momento più entusiasmante di questo Club To Club.
Affascinante, eppure molto concreto, questo signore di una cinquantina d’anni è tutto vestito di nero e sfoggia una borsona vistosamente marchiata Louis Vuitton. Su Blow Up ricordo di averlo visto in abito da sposa, ma dal vivo non è più effeminato di Davd Sylvian, per dire. Però è americano e meno timido, anzi parla e spiega, lancia qualche sguardo di traverso e direi pure che un po’ ci prova. Mi ha scritto su MySpace due riche un po’ impersonali: “Dear Bruno, It was a great pleasure meeting you! I look forward to coming back to Turin very soon”.

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