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Daft but still alive

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Pareva finita, la musica elettronica. Poche idee, dischi noiosi e ripetitivi: sembrava che dopo i rave e le classifiche fosse già tempo di serie economiche e raccolte nostalgiche. E invece si è riciclata, puntando su live, sui grandi e piccoli eventi, tornando all’inizio degli anni Novanta, quando risuonava in ogni party e in ogni festa. Solo che oggi è impossibile fare a meno di un sostanzioso supporto visivo, e così sia i redivivi Kraftwerk, sia i più giovani Chemical Brothers allestiscono spettacoli multimediali, dove la musica è solo uno degli ingredienti.
Lo stesso vale per i Daft Punk, di cui si ricorda una formidabile esibizione a Torino quest’estate nell’ambito del Traffic Festival. Chi c’era apprezzerà senz’altro Alive, disco che non aggiunge granchè a pietre miliari del duo francese come Homework o Discovery, ma fa sembrare eccellenti anche i brani non memorabili dell’ultimo Human After All. Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo concentrano quindici anni di elettronica in poco più di un’ora e dieci minuti: i loro successi ci sono tutti, da Around The World a Technologic, però col palco piramidale e i giochi di luci funzionavano meglio.

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