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Gadget o rivoluzione?

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Al Consumer Electronic Show, la più grande fiera mondiale dell’elettronica di consumo che si è chiusa da pochi giorni a Las Vegas, la vera star quest’anno era una piccola tv presentata da Sony. Sottilissima (appena 3 millimetri), la nuova meraviglia della casa giapponese con i suoi 11 pollici è poco più di un grazioso gadget, visto che altri produttori hanno continuato la battaglia delle dimensioni, arrivando a proporre schermi da 108 pollici. La novità è nella tecnologia Oled (Organic Light Emitting Diode), che garantisce nitidezza e contrasto eccezionali e un consumo di energia elettrica ridottissimo.
Così Sony introduce sul mercato una tecnologia che molti concorrenti considerano promettente ma ancora da perfezionare: in fase di produzione sono elevate le percentuali di schermi difettosi, nel montaggio bisogna garantire una totale impermeabilizzazione perché sono sensibili all’umidità, e infine non si hanno dati certi sulla loro durata nel tempo. Per questi motivi, finora, gli Oled sono stati adottati solo su alcuni telefonini, apparecchi destinati comunque ad essere sostituiti in pochi mesi.
In più c’è il costo: 2500 dollari, una cifra con cui negli Usa è possibile acquistare televisori a schermo piatto da 50 e passa pollici, sia Lcd che al plasma. Per questo gli altri grandi dell’intrattenimento da salotto hanno lasciato a Sony la prima mossa; prototipi di schermi Oled erano esposti anche negli stand di Samsung e Panasonic, ma di commercializzazione non si parla fino al 2010 almeno. “Oggi – spiega S. I. Lee, vicepresidente marketing della ditta coreana – finirebbero sul mercato a cifre comprese tra 15 e 20 mila dollari”. Ma anche con il suo prezzo elevato, il margine di guadagno sulle nuove tv presentate al Ces è ridottissimo, considerato l’investimento iniziale di oltre 78 milioni di dollari. Quella di Howard Stringer, primo presidente non giapponese di Sony, è una scommessa rischiosa, ma anche una strada obbligata: il pubblico non acquista più televisori tradizionali, e i tubi catodici Trinitron, una volta fiore all’occhiello della Sony, sono ormai sorpassati. Scartata la strada degli schermi al plasma, a fine 2007 da Tokio è poi partito l’ordine di cessare la produzione delle tv a retroproiezione, che non hanno mai avuto un gran successo. Così al colosso giapponese è rimasta solo la tecnologia Lcd, che costa relativamente poco e garantisce ricarichi interessanti. Ma Sony produce i suoi schermi in joint venture con Samsung, lasciando la ricerca e lo sviluppo ai coreani, assai più aggressivi sul marketing del prodotto finito. Così i profitti scendono e nemmeno il 12 per cento in più di fatturato registrato nell’ultimo trimestre fiscale basta a rendere tranquilla la situazione finanziaria di Sony. “L’abbiamo presentato ora perché potevamo farlo”, spiega Stringer. “Guardate a Steve Jobs e al suo iPhone: qualcuno direbbe che in realtà non era pronto, ma lui voleva essere il primo”. Certo, è difficile che Sony venderà altrettanti televisori Oled, ma a volte a decretare il successo di un prodotto non sono tanto le sue qualità quanto la scelta del momento giusto per il lancio. E’ il caso – per rimanere in ambito Apple – del Newton, il palmare lanciato nel 1993, un flop da 100 milioni  di dollari, o del Rio, il primo lettore Mp3, introdotto sul mercato nel 1998 dalla Diamond Multimedia, oggi scomparsa, schiacciata come tanti altri concorrenti dal successo dell’iPod, presentato tre anni più tardi.
E anche Sony oggi ha molto da perdere, in denaro, e soprattutto in immagine: la Xel-1 potrebbe essere il modo di tornare leader nelle nuove tecnologie per l’home entertainment, un’occasione che finora non si è tradotta in realtà né col BluRay né con la Playstation3.

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