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Dei Morcheeba e del tempo che passa

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Il trip hop è finito da anni, e gli unici a non averlo capito pare siano i Morcheeba, che anche quando il genere era in cima a tutte le classifiche sfornavano dischi di un pop leggerino e innocuo, che forse vendeva più di Massive Attack e Portishead, ma che certo non è rimasto nella storia della musica.

E oggi chi ricorda la band inglese per Rome Wasn’t Built in A Day (2000), con la bella voce della cantante Skye, con ogni probabilità rimarrà deluso dall’ultimo Dive Deep, che segue il flop del precedente The Antidote (2005). Il nuovo lavoro dei fratelli Godfrey uscirà solo fra qualche giorno ed è già vecchio: melodie trite, arrangiamenti mielosi, suoni ascoltati mille volte, una sfilza di ospiti pescati su MySpace e YouTube, ma nulla che assomigli all’ispirazione.

Undici canzoni (di cui una in francese), dove si susseguono voci maschili e femminili, con qualche richiamo folk e un pizzico di soul; tuttavia l’album non decolla mai davvero. Così il momento migliore è One Love Karma, che ricorda fin nel titolo un brano dei Massive Attack. Però Karmacoma è uscito nel 1994, quando i Morcheeba ancora non esistevano.

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