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Nick Cave, impiegato e musicista

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«E’vero che aveva cercato di fare un disco acustico, ma poi è venuto fuori Dig Lazarus Dig!!!, come fosse un errore di percorso?» «Le case discografiche dicono solo stronzate», risponde Nick Cave. «Abbiamo cercato di fare un disco con molte chitarre, aggressivo, gioioso, con tanto rumore ed effetti sovrapposti, ed è proprio quello che è venuto fuori: un rumore pieno di gioia». Così il rocker australiano descrive il quattordicesimo disco con i Bad Seeds, in uscita fra un mese: undici canzoni affollate di eroi biblici (Lazzaro, appunto), e icone moderne (Marilyn e Houdini, tra le altre).

Incontra i giornalisti a Milano con un abito gessato nero, camicia bianca dal colletto aperto sul petto, occhiali da sole fumé, folti baffi spioventi. Il più letterato dei musicisti moderni, il raffinato autore di canzoni per Marianne Faithfull, il più cupo dei personaggi che hanno affollato l’universo rock negli ultimi due decenni è vestito come un protettore di prostitute degli anni Settanta. Si diverte a dare risposte argute, giocando sul sottile confine che separa Nick Cave dal suo mito: oggi ha cinquant’anni, e a chi gli chiede se a venti – in pieno fervore punk – avrebbe immaginato di scrivere un album come Dig Lazarus Dig!!! (con tre punti esclamativi), spiega che allora «nemmeno avrebbe immaginato di arrivarci, a quest’età». E aggiunge: «Oggi mi diverto di più a suonare, ma i miei testi sono più arrabbiati». Lui, ripulito da droga ed alcol, i capelli lunghi ormai un po’ radi, conserva immutato il suo fascino oscuro. Ha sepolto nei dischi le donne che hanno attraversato la sua vita («Non voglio riascoltare The Boatman’s Call perché ci sono troppe presenze femminili», spiega), è padre di due figli in giro per il mondo e vive a Brighton, Inghilterra con la modella Suzie Bick, che sette anni fa gli ha dato due gemelli . «Buona parte del disco è stata composta usando il loro piano giocattolo», racconta. «L’ho usato perché è interessante comporre usando uno strumento nuovo, con cui non ho familiarità, e poi volevo evitare che questo disco suonasse come gli ultimi quattro o cinque, dove domina il pianoforte. Stavolta il contributo dei Bad Seeds è stato molto importante, hanno scritto almeno un terzo della musica. Non sarei nessuno senza di loro».

Finge di asciugarsi una lacrima quando accenna a Blixa Bargeld, che ha lasciato la band qualche anno fa, dopo decenni di militanza: “Mi manca ancora”, confessa. E poi racconta del suo rapporto con Warren Ellis, entrato nei Bad Seeds al posto del chitarrista tedesco; con lui ha composto la colonna sonora di The Assassination Of Jesse James, il western gotico diretto da Andrew Dominik con Brad Pitt protagonista. «Abbiamo scritto molta musica, ma solo una piccola parte è finita nel film, perché il regista ha preferito limitarsi ad alcuni temi ripetuti più volte. Al film ha dato un’atmosfera ipnotica, ma le cose più interessanti sono sul cd, che credo sia un album davvero molto bello».

Cave racconta di essere molto impegnato, di scrivere ogni giorno, di avere in cantiere un nuovo romanzo molto diverso da And The Ass Saw The Angel, e spiega che sta già lavorando al nuovo disco dei Grindermen, il progetto parallelo che lo vede impegnato insieme ad alcuni membri dei Bad Seeds. Intanto non perde di vista il cinema; non come attore, anche se è comparso in vari film di Wenders: «Mi hanno fatto molte proposte, ma non fa per me, è un lavoro incredibilmente noioso, a meno che tu non sia Heath Ledger». Tra una prefazione ai Vangeli e un libro di poesie, ha avuto il tempo di scrivere la sceneggiatura per un bizzarro western australiano, The Proposition, e su consiglio dell’amico Russel Crowe, ha proposto a Ridley Scott un sequel del Gladiatore. Com’è andata? «E finito nel suo cestino della carta straccia».

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