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La moda dei Baustelle

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Intrigante, Francesco Bianconi. Bella voce, risposta pronta, capisce le battute; e poi non è altro 1,77, come dice qualche sua fan su Wikipedia. Lui racconta di essere 1,82 e di non sapere quanto pesa.

Il quarto disco dei Baustelle, Amen, è appena uscito e vanta già parecchi record: la più lunga parata di artisti maledetti in una canzone (Baudelaire), la più alta concentrazione di medicinali in un singolo (Charlie Fa Surf), un’esplicita menzione del sesso orale (Il Liberalismo Ha I Gioni Contati), il primo brano dedicato alla tragedia di Vermicino. “E’ un ricordo tenuto nascosto per anni”, spiega Francesco Bianconi, il cantante della band toscana. “Allora avevo la stessa età di Alfredino Rampi e come ogni bambino pensavo che tutto avesse un lieto fine: dalla tv uscivano solo telefilm e cartoni, poi all’improvviso è arrivata la morte in diretta”.

Ma Alfredo rievoca anche un momento storico, gli inizi degli anni Ottanta…
“Ci sono Pertini e Fanfani, c’è il ritratto di un’Italia non troppo distante da quella di oggi, con la P2 e gli intrighi di potere, un paese che è cambiato, dove però la mala politica è rimasta immutata”.

Ad un passato più remoto è dedicata invece L’uomo del secolo, che nel testo e nei suoni sembra rimandare ai Csi. Un caso o una scelta?
“Le canzoni non nascono mai con l’idea di imitare qualcuno, ma credo anch’io che delle similitudini ci siano. Il testo racconta di un vecchio, mio nonno, che attraversa un secolo: questo è il suo addio ad una società che non capisce più. E’ un po’ il tema di tutto l’album, perché anch’io non riesco a capire il mondo in cui vivo, e come tanti mi trovo a disagio”.

Il suicidio sembra essere un tema ricorrente nelle canzoni dei Baustelle, e se ne parla anche in Baudelaire. E’ forse questa la via d’uscita?
“Al contrario, il brano è un inno al non suicidio. Per un non credente interrogarsi sul senso della vita è normale, tutti cercano la felicità, la fede, che sono armi per sopravvivere. Gli artisti presenti nel brano vengono ricordati per il loro slancio verso l’assoluto: non bisogna scrivere tutti poesie, ma vivere la propria vita come fosse una poesia o un quadro”.

Charlie Fa Surf parla di un quindicenne che fa uso di droghe, scarica video porno e suona la chitarra. Sono tutti così i ragazzini?
“La canzone è ispirata ad un’opera di Maurizio Cattelan al Museo di Rivoli, dove c’è un ragazzino seduto di spalle, le mani inchiodate al banco con delle matite. Io cerco di immaginare cosa ci sia nel suo cuore, per questo il linguaggio è sboccato, come quello degli adolescenti, un esercito di piccoli ribelli inquadrati in un anticonformismo di massa. Abiti, comportamenti, droghe: tutto è già previsto”.

Si potrebbe dire lo stesso dei Baustelle, no?
“Certo, non c’è contrapposizione tra me e Charlie, semmai immedesimazione, aiuti chimici compresi. E comunque, non sono i ragazzini sotto accusa, ma una società che crea masse di zombi”.

Tu scrivi i testi anche per l’altra cantante del gruppo, Rachele Bastreghi. Come cambia la scrittura quando sono altri a cantare le sue parole?
“Mi diverte molto, è un po’ come vestirsi da donna”.

E’ tuo il brano più ascoltato della scorsa estate, Bruci la città di Irene Grandi. Poteva essere una canzone dei Baustelle?
“Per noi il suo successo è stata una bella promozione. Ma l’ha interpretata così bene che ormai è una canzone sua, anche se forse la riprorremo dal vivo nel prossimo tour”.

E Celentano? Ha mai ascoltato i brani che avevi scritto per lui?
“Gli ho mandato due canzoni, ma non so se le abbia ascoltate. Penso ancora che Il Corvo Joe (dall’album precedente, La Malavita, ndi.) sarebbe stata molto adatta a lui”.

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  1. adriana
    19 febbraio 2008 a 15:09 | #1

    i baust…… non mi entusiasmano più di tanto… specialmente se si parla di quella canzone …a si.. charlie fa surf.. o fa altro.. e dove dice che si spacca il culo.
    Mi stupisce soprattutto che bruci la città sia di loro composizione.. buona, grintosa ma forse perchè cantata dalla Grandi..
    secondo te .. avrebbe avuto lo stesso successo se cantata dai produttori ?

  2. 19 febbraio 2008 a 16:28 | #2

    Ciao Adriana,
    e grazie per il commento. Mah, a me i Baustelle piacciono da molto tempo, e devo dire che i testi spesso mi divertono. Certo, loro a volte appaiono un po’ spocchiosi, e lui scrive come un Battiato senza troppa fantasia, ma alla fine cedo e mi diverto. Per la Grandi, sì, la canzone come la canta lei è bella, ma in realtà è anche un po’ meno “baustelliana” della media delle cose di Bianconi. E no, non credo che cantata da lui averebbe avuto lo stesso effetto. Nemmeno dalla donna della band, Rachele Bastreghi, che è invece perfetta per le cose un po’ noir, misteriose, etereee, laddove la Grandi è solrare, diretta, addirittura sfacciata.

  3. adriana
    3 marzo 2008 a 18:52 | #3

    solo oggi giocherellando col telecomando dopo un’intensa giornata a tutto trapianto… scorgo su all music i baustelle… resto a sentire cosa ha da dire francesco,e vedo anche il video di charlie.. mi piaccioono di più dal vivo.. lui sembrava un j.morrison misto al falso beatles paul mac… ma mi impediva di cambiar canale quel suo gesticolare danzante delle mani mentre raccontava dei suoi brani ….

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