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This is The Cure

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C’è un punto dove il cuore diventa più sensibile, dove la carne è esposta senza difese all’assalto dei pensieri e dei ricordi. Lì Robert Smith ha puntato la sua chitarra metallica, lì ha vomitato frasi terribili (“I wish you were dead”, “It doesn’t matter if we all die”, “I Keep on laughing hiding the tears in my eyes” e mille altre). Lì ha sussurrato una dichiarazione d’amore (Friday I’m in Love), lì si è finto orsetto e gatto innamorato. Ora, a quarantott’anni il rischio del ridicolo a cantare ancora Lovecats (o anche solo Boys Don’t Cry) è fortissimo, ma lui se ne frega, e ha ragione. Perché quelle dei Cure non saranno le canzoni più belle della storia del rock (ma allora In Between Days?), però una volta ogni tanto riescono a colpire al cuore. E ieri sera ce n’erano parecchie, in tre ore piene di concerto, con una scaletta di 36 brani, che nemmeno nei miei sogni di compilatore di cassette più sfrenato avrei potuto immaginare.
Non tutto era fantastico, a Milano: lo show era un po’ sottotono per impianto scenico (niente a che vedere col Prayers Tour) e nemmeno il suono era granché. Però bella Lullaby senza archi, notevolissima Push, una vera delusione From The Edge Of a Deep Green Sea, dove lui ha stonato allegramente, niente di speciale gli inediti dal nuovo disco, pare in uscita entro l’estate. Vabbe’, il resto, da The Kiss a Close To Me, passando per una tostissima 10.15 Saturday Night, valeva la pena. Tornati alla formazione originale, i Cure hanno eliminato le lungaggini dei tour precedenti, esagerando forse solo un po’ con le chitarre, ma abbandonando quella tendenza progressive che mi aveva un po’ deluso l’ultima volta che li avevo visti (Roma, 2000). Diretti, essenziali, senza tastiere né effetti speciali: un delirio per 8000 dark vecchi e nuovi, con i ragazzini di vent’anni e i fan della prima ora, chi ancora in total black, chi almeno con una camicia o un paio di anfibi. Mi rassicura che di maglioncini pastello e mocassini se ne siano visti pochissimi, per non dire nessuno.
Momenti da brivido: Play For Today con tutto il Palasharp a cantare in coro, e – ovviamente – A Forest. Non c’è niente come urlare “again and again and again and again and again and again and again and again…” fino a restare senza fiato, e ricordare quando l’hai già fatto: da solo in macchina sull’autostrada, in coro con chissà chi, di notte a letto con le cuffie e quella volta, accasciato su un banchetto della tribuna stampa a Roma. 1989, una vita fa.

The Cure, 4 Tour 2008
La scaletta di Milano, Palasharp 2 marzo

Plainsong, Prayers For Rain, Alt.end, A Night Like This, The End Of The World, Lovesong, Pictures Of You, Lullaby, Catch, From The Edge Of The Deep Green Sea, Kyoto Song, Please Project, Push, Just Like Heaven, A Boy I Never Knew, If Only Tonight We Could Sleep, The Kiss, Us Or Them, Never Enough, Wrong Number, The Baby Screams, One Hundred Years, Disintegration

At Night, M, Play For Today, A Forest

The Lovecats, Friday I’m In Love, In Between Days, Freak Show, Close To Me, Why Can’t I Be You?, Boys Don’t Cry, 10:15 Saturday Night, Killing An Arab

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Categorie:Io, Musica Tag:
  1. ivan
    3 marzo 2008 a 13:54 | #1

    tutto bello, anzi bellissimo
    è mancata solo una canzone: FAITH

    sarebbe stato perfetto

    comunque sempe grandi

    ivan

  2. 3 marzo 2008 a 14:06 | #2

    Be’, a Milano sono mancate anche Strange Day e Charlotte Sometimes, a dirla tutta…

  3. 3 marzo 2008 a 14:14 | #3

    Bellissimo concerto. Forest è stato incredibile.

  4. 3 marzo 2008 a 15:05 | #4

    Che cosa curiosa..
    Ieri mentre guidavo verso il concerto ripensavo al 1989 e al Prayers Tour, sarebbe stato davvero meraviglioso un bis nell’Arena Civica.

    Si, mancava solo Faith.

    L.H.

  5. andricure
    3 marzo 2008 a 16:05 | #5

    Ho trovato fantastica “push”, molto più tosta, mi sono mancate the drowing man e 3 imaginary boys!
    comunque è stato fantastico e condivido l’articolo, ovviamente,
    penso che il “disintegration tour” rimanga un fantastico ricordo
    di un bimbo (quale ero) che amava e ama ancora questo gruppo!

    ciao a tutti andrea

  6. cHRISix
    3 marzo 2008 a 16:48 | #6

    Bravi per il compito arduo ma secondo me una prova fallimentare.

    Il cure SOUND ha le tastiere. Punto e basta.
    Cercare di ammodernarsi va bene cambiando look alle chiatarre (ma dove sono finite le fender le gibson) va bene, ma i Cure sono una Rock Band?? Vado a vedere altro allora.

    Troppe chitarre.

    Rivoglio Lollo e un il “vero” batterista dei Cure.
    Complice uno schifosissimo PALA SHARP ma sono Molto deluso dal Sound.

    1000 in impegno ma Conegliano Veneto sotto la pioggia..INARRIVABILE

    Chris

  7. adriana
    3 marzo 2008 a 18:45 | #7

    ovunque sia stato a vedere il concerto dei cure… ti ho invidiato tantissimo…. spettacolari davvero. anche se dal tuo piccante commento riesci a notare le differenze d’età , ed il tempo che scorre anche per loro.
    Ma mi avvolgono in una nube di ricordi… oscillante tra loro, i dead can dance e i miei intoccabili e immolati cocteau twins.. Ti piacciono? li ascoltavi anche tu? e che ne pensi dei this mortal coil..? è sempre molto interessante parlare con te……

  8. 4 marzo 2008 a 0:51 | #8

    Certo, Adriana, se vai più indietro nel blog trovi un pezzetto sul concerto di Lisa Gerrard dell’anno scorso a Milano, dove sono stato con Fabio. Dei This Mortal Coil ho appena scaricato una compilation con le versioni originali di tutte le cover che hanno fatto, veramente fantastica. I Cocteau Twins, che dire? Ovviamente ho tutti i dischi, ma i miei due preferiti erano VIctorialand e Blue Bell Knoll, poi ho seguito lei con i Massive Attack e Craig armstrong e sono ancora qui ad aspettare che esca il disco solista di Elizabeth Frazer di cui si parla da anni.
    E grazie per i tanti commenti!

  9. 4 marzo 2008 a 0:53 | #9

    Chris, penso anch’io che ci vogliano le tastiere, e Lol mi era simpatico, ma pare che con Robert Smith abbia proprio rotto.

  10. cHRISix
    4 marzo 2008 a 9:43 | #10

    si si lo so (causa legale persa per di più perchè lol voleva tenere il nome the Cure!!)…però mi è ignoto perchè una volta Thompson suonava le tastiere nei Cure e non lo poteva fare ancora??? forse attitudine che ha un po’ perso visto gli ultimi anni nei “più o meno Led Zeppelin”..però almeno qualche pezzo…A forest! from the edge of the deep green sea…why can’t i be you?…ha scelto la scaletta PROPRIO dove le tastiere sono cardine.

    Non è un caso.

  11. adriana
    4 marzo 2008 a 11:14 | #11

    anche io ho effettivamente i dischi che hai tu… magari persi prestati o sparsi da qualche parte a casa … ma è verissimo… aspettare con ansia l ‘album della frazer… non vedo l’ora…. buon lavoro

  12. 4 marzo 2008 a 13:51 | #12

    Lol e Robert si sono riappacificati ma Lol ha un suo gruppo, la cantante è la moglie.

    L.H.

  13. 4 marzo 2008 a 14:35 | #13

    A Roma i problemi d’acustica sono stati momentanei, mi pare ci sia stato qualche pezzo in più e una leggera differenza nella scaletta.
    Assolutamente impressionante ed emozionante.
    La prossima volta vorrei beccarli pure con le tastiere…

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