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Archivio per aprile 2008

Editors o Coldplay?

9 aprile 2008 2 commenti

In tutto, gli Editors hanno al loro attivo due album e qualche singolo, per meno di due ore di musica: così non stupisce che nei loro ultimi concerti italiani (il 28 e il 29 marzo, rispettivamente a Milano e Rimini) li suonino quasi per intero. Anzi, aggiungono pure una cover (Lullaby dei Cure) che potrebbero aver scritto loro: la voce di Tom Smith è un sussurro, la chitarra di Chris Urbanowicz ricama melodie in sottofondo, l’atmosfera è cupa come nei primi Joy Division.

Tra le band che si rifanno a Ian Curtis e compagni, gli Editors non hanno lo snobismo dei newyorchesi Interpol, sono più giovani e spigliati dei National, suonano più alternativi dei Coldplay. Già, perché poi dal vivo la somiglianza c’è, soprattutto nelle mosse di Tom Smith, che salta sul piano, corre da un lato all’altro del palco e mette in scena un piccolo bignami di pose da rockstar, tanto più incongruo vista la faccia da ragazzino che si ritrova e lo stile non proprio cool della band (mica come i Franz Ferdinand, vestiti da Dior). Però le canzoni sono buone, a volte ottime, come Smokers At The Hospital Door, Bones, Escape The Nest, mentre certi episodi del primo disco nella dimensione live rendono forse meno bene (a parte Camera, che apre la serata, Bullet e la splendida All Sparks). Però Smith ha una voce emozionante, un fraseggio deliziosamente enfatico, e la band lo accompagna con energia e puntualità.

Così, dopo The Back Room (2005) e An End Has A Start (2007), la conferma arriva dai concerti: gli Editors sono uno dei nomi più interessanti della nuova ondata del rock inglese che ha rispolverato le chitarre elettriche e spento i sintetizzatori. I quattro di Birmingham hanno imparato che per inventare la canzone perfetta non basta premere una combinazione di pulsanti: servono energia, passione, fatica. E qualcosa da dire.

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Waterloo? Una canzone degli Abba

3 aprile 2008 2 commenti

Ecco, almeno questo poteva dirlo, il signor Luca Luciani, supermanager di Telecom Italia. E invece ne ha dette mille altre, di cose, ma solo “cazzate”, per usare le sue parole. Un esempio per tutti noi, davvero.

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Aprile è il più crudele dei mesi

Qui c’è tutto quello che sono: la fine e l’inizio, l’inglese e il tedesco, la musica e la poesia, il deserto e la folla. E un pensiero per Natascia, come sempre ogni anno.


T.S. Eliot (1888–1965)
The Waste Land

I. THE BURIAL OF THE DEAD
APRIL is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering 5
Earth in forgetful snow, feeding
A little life with dried tubers.
Summer surprised us, coming over the Starnbergersee
With a shower of rain; we stopped in the colonnade,
And went on in sunlight, into the Hofgarten, 10
And drank coffee, and talked for an hour.
Bin gar keine Russin, stamm’ aus Litauen, echt deutsch.
And when we were children, staying at the archduke’s,
My cousin’s, he took me out on a sled,
And I was frightened. He said, Marie, 15
Marie, hold on tight. And down we went.
In the mountains, there you feel free.
I read, much of the night, and go south in the winter.
What are the roots that clutch, what branches grow
Out of this stony rubbish? Son of man, 20
You cannot say, or guess, for you know only
A heap of broken images, where the sun beats,
And the dead tree gives no shelter, the cricket no relief,
And the dry stone no sound of water. Only
There is shadow under this red rock, 25
(Come in under the shadow of this red rock),
And I will show you something different from either
Your shadow at morning striding behind you
Or your shadow at evening rising to meet you;
I will show you fear in a handful of dust. 30
Frisch weht der Wind
Der Heimat zu.
Mein Irisch Kind,
Wo weilest du?
‘You gave me hyacinths first a year ago; 35
‘They called me the hyacinth girl.’
—Yet when we came back, late, from the Hyacinth garden,
Your arms full, and your hair wet, I could not
Speak, and my eyes failed, I was neither
Living nor dead, and I knew nothing, 40
Looking into the heart of light, the silence.
Od’ und leer das Meer.
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