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Editors o Coldplay?

In tutto, gli Editors hanno al loro attivo due album e qualche singolo, per meno di due ore di musica: così non stupisce che nei loro ultimi concerti italiani (il 28 e il 29 marzo, rispettivamente a Milano e Rimini) li suonino quasi per intero. Anzi, aggiungono pure una cover (Lullaby dei Cure) che potrebbero aver scritto loro: la voce di Tom Smith è un sussurro, la chitarra di Chris Urbanowicz ricama melodie in sottofondo, l’atmosfera è cupa come nei primi Joy Division.

Tra le band che si rifanno a Ian Curtis e compagni, gli Editors non hanno lo snobismo dei newyorchesi Interpol, sono più giovani e spigliati dei National, suonano più alternativi dei Coldplay. Già, perché poi dal vivo la somiglianza c’è, soprattutto nelle mosse di Tom Smith, che salta sul piano, corre da un lato all’altro del palco e mette in scena un piccolo bignami di pose da rockstar, tanto più incongruo vista la faccia da ragazzino che si ritrova e lo stile non proprio cool della band (mica come i Franz Ferdinand, vestiti da Dior). Però le canzoni sono buone, a volte ottime, come Smokers At The Hospital Door, Bones, Escape The Nest, mentre certi episodi del primo disco nella dimensione live rendono forse meno bene (a parte Camera, che apre la serata, Bullet e la splendida All Sparks). Però Smith ha una voce emozionante, un fraseggio deliziosamente enfatico, e la band lo accompagna con energia e puntualità.

Così, dopo The Back Room (2005) e An End Has A Start (2007), la conferma arriva dai concerti: gli Editors sono uno dei nomi più interessanti della nuova ondata del rock inglese che ha rispolverato le chitarre elettriche e spento i sintetizzatori. I quattro di Birmingham hanno imparato che per inventare la canzone perfetta non basta premere una combinazione di pulsanti: servono energia, passione, fatica. E qualcosa da dire.

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  1. adriana
    10 aprile 2008 a 14:56 | #1

    meglio i coldplay……..

  2. 28 aprile 2008 a 16:38 | #2

    W GLI EDITORS! All sparks e Bones sono state bellissime. Peccato per l’acustica. A volte la voce cupa di Tom era impasticciata con l’eco.

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