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Isobel e Mark, la bella e la bestia

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La bella e la bestia: facile. O forse Serge Gainbourg e Jane Birkin: ma dov’è allora la loro Je t’aime, moi non plus? “Non mi ci vedo proprio a cantarla, risponde Mark Lanegan. E poi né io né Isobel Campbell conosciamo il francese”. Americano lui, scozzese lei, hanno pubblicato insieme due album: Ballad Of The Broken Seas nel 2006 e ora il nuovo Sunday At Devil Dirt.
Entrambi sono dischi folk, ma con aperture blues (“Per me si potrebbero tranquillamente definire rock”, puntualizza Lanegan). Musica ricca di suggestioni filmiche; che piacerebbe a Quentin Tarantino per il contrasto tra la vocina cinguettante di lei e il timbro scurissimo di lui, i chitarroni metallici e i sontuosi arrangiamenti d’archi. Non si fa fatica a immaginarla sui titoli di testa del prossimo Kill Bill, dove si ascoltava Bang Bang di Nancy Sinatra con Lee Hazlewood, altro duo che pure spesso è stato accostato a Campbell e Lanegan.
Per anni lei è stata la violoncellista dei Belle and Sebastian, band di Glasgow con devoto seguito anche in Italia, poi ha pubblicato come solista un grazioso disco pop intimista intitolato Amorino. Ora dipinge dodici piccoli ritratti d’una America che non c’è più, o forse non c’è mai stata, e che ha già una lunga lista di eroi e cantori, da Johnny Cash a Tom Waits, passando per Leonard Cohen (“Una delle mie molte ispirazioni”, ammette Lanegan). Il miracolo è che le canzoni scritte dalla bella Isobel Campbell funzionano meglio se a cantare è la bestia. Ossia il taciturno leader degli Screaming Tress, il compagno di bevute (e non solo) di Kurt Cobain, l’occasionale vocalist dei Queens Of The Stone Age, la mente dietro i Gutter Twins. E il solista prolifico, e il collaboratore saltuario di mille altre band, che spaziano dal grunge all’elettronica.
Come si sente a prestare la voce a brani scritti da una donna? “Una grande canzone è una grande canzone, e quelle di Isobel sono bellissime”, risponde gentile Lanegan. E ha parole incantate per l’Italia, dove ha suonato spesso: “Mi piace l’attitudine del pubblico, sento l’affetto e l’attenzione di chi viene ad ascoltarci”. Sul palco il duo diventa una band di sei elementi, e propone brani da entrambi gli album, qualche episodio dalle rispettive produzioni soliste e una cover eccellente: Ramblin’ man, un classico del blues scritto cinquant’anni fa da Hank Williams.

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