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Archivio per luglio 2008

iPhone, esiste davvero il cartello Tim-Vodafone?

Dalla mezzanotte e un minuto di oggi l’iPhone è arrivato in Italia. Il supertelefonino di Apple sarà distribuito sia in versione sbloccata che in abbonamento, con contratti che vincolano l’acquirente per almeno due anni: in ogni caso, però, avrà il marchio Tim o Vodafone, i soli operatori italiani autorizzati a distribuirlo. Per questo, la settimana scorsa il Movimento per la Difesa del Cittadino ha inviato un esposto all’Antitrust, «al fine di verificare la sussistenza di comportamenti lesivi della concorrenza negli accordi commerciali intercorsi tra Apple e gli operatori Tim e Vodafone, anche perché penalizzanti dei diritti degli utenti degli altri operatori». E ieri il Garante della Concorrenza e del Mercato ha annunciato di aver aperto un fascicolo sulla vicenda.
Secondo l’Mdc, i due maggiori operatori si sarebbero accordati per proporre all’utente finale tariffe praticamente sovrapponibili: il che è palese per l’apparecchio, venduto alla stessa cifra da Tim e Vodafone (499 euro per la versione con 8GB di memoria, 569 per quella con 16 GB), meno facile da dimostrare nel caso degli abbonamenti. L’offerta è infatti assai varia, con diversi prezzi di ingresso per il terminale e rate che variano da 9 a 200 euro al mese.
Esclusa dai giochi (e dai sostanziosi guadagni) sarebbe 3 Italia, che pure fin dall’inizio ha puntato sulla telefonia di ultima generazione e su servizi avanzati come il web e la tv. L’ad Vincenzo Novari, però, ha già annunciato che i contatti con Apple proseguono e che l’iPhone marchiato 3 potrebbe arrivare sul mercato già a settembre, con tariffe sensibilmente più convenienti dei concorrenti e in linea con l’offerta degli altri Paesi europei.
E se Tim tace, Vodafone sottolinea come l’Italia sia l’unico paese europeo dove l’iPhone viene distribuito da due operatori, mentre negli altri Paesi finora Apple ha optato per accordi in esclusiva. Di più: i telefonini non saranno soggetti al sim lock, quindi ogni cliente potrà scegliere l’operatore che preferisce.
Per il telefonino di Steve Jobs il successo italiano non è in discussione, ma le tariffe attuali sembrano aver un po’ raffreddato l’entusiasmo, e il sito www.iphoneaffossato.com ha già superato i settemila iscritti. In Canada ne sono bastati meno per convincere il gestore locale, Rogers, a ritoccare le offerte.

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Stregati dall’iPhone

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Il diavolo – è noto – si nasconde nei dettagli: nel nuovo iPhone nei negozi da domani in Italia e altri 21 Paesi, ad esempio, ci sono due microscopiche viti, accanto agli altoparlanti, che nella prima versione non c’erano. Sarà inorridito, Steve Jobs, dopo 150 milioni di iPod privi di parti meccaniche visibili; le viti, però, potrebbero servire per accedere più facilmente alla batteria, che non è sostituibile dal cliente. E’ il segno di come Apple sappia fare di un’imperfezione un punto di forza: il nuovo telefonino è leggermente più spesso del modello precedente, eppure il diverso profilo laterale lo fa apparire più sottile. Pesa appena due grammi di meno, e tuttavia sembra più leggero, perché il fondo non è in alluminio, ma plastica (bianca o nera). E’ cambiato perfino il modello di business: niente più esclusiva ad un solo operatore, niente più percentuale sul traffico, com’è stato finora, ma una sostanziosa sovvenzione sul prezzo finale in cambio di un abbonamento. Fallisce una politica commerciale, ma per i clienti è un vantaggio, perché alla fine l’apparecchio costa meno, o così pare (negli Usa scende da 399 dollari a 199).

Simile ma diverso
L’iPhone 3G, insomma, diventa più simile agli altri telefonini. Certo, non ha tastiera, e si comanda tramite un’interfaccia virtuale, («multitouch»), che al tocco di un dito fa apparire sul display i comandi relativi alle varie funzioni. Per il resto non è un apparecchio da primato, con la sua fotocamera da 2 Megapixel, il peso di 133 grammi, le dimensioni non contenutissime. Ma il multitouch apre infinite possibilità di personalizzazione, e i programmi che si possono installare ne ampliano le funzioni all’inverosimile: così il telefonino Apple diventa di volta in volta console per videogiochi, atlante medico interattivo, dizionario avanzato, telecomando multimediale, studio di registrazione portatile e mille altre apparecchi. Con ogni probabilità rimedierà in questo modo alla mancanza di Mms e registrazioni video. E’ finita l’epopea dei maghi del software che violavano il sistema dell’iPhone: Apple ha saputo portarli dalla sua parte, e da domani offriranno i loro programmi gratis o a pagamento sull’App Store, il negozio di software virtuale modellato su iTunes.

La prova su strada
Ma come va il gadget più desiderato dell’anno? In una settimana di prova, l’iPhone 3G si è mostrato un apparecchio affidabile, con un ottimo audio sia per la musica (e i film) che per le telefonate. In più è perfettamente compatibile con l’ambiente aziendale (c’è anche il servizio Push Mail, come sul Blackberry) e permette di connettersi a internet ovunque, col migliore browser portatile oggi disponibile e il vantaggio della rete Hsdpa, in Italia già assai diffusa (e molto veloce, tanto da meritarsi il plauso dei tecnici di Cupertino). Peccato solo per la durata della batteria, decisamente inferiore alle 5 ore dichiarate da Apple quando il telefonino viene usato per quello che è davvero, ossia un minicomputer. I filmati su Youtube e la navigazione assistita tramite Google Maps, sono infatti operazioni complesse, che consumano parecchia energia, oltre a richiedere un cospicuo scambio di dati con l’operatore.

Tariffe e proteste
In Italia, dove l’accesso a internet tramite il wi-fi pubblico è poco frequente, la soluzione più semplice è aggiungere alla propria scheda un servizio dati aggiuntivo. Ma le alternative in abbonamento non mancano, e consentono spesso sostanziosi risparmi sul prezzo dell’iPhone (rispettivamente 499 e 569 euro per la versione da 8 e da 16 GB): in questo modo, con Tim il terminale diventa addirittura gratuito, ma a patto di sborsare fino a 200 euro al mese per due anni, mentre con Vodafone scende fino a 49 euro in cambio di un canone di 99 euro. Gli operatori italiani, a differenza di altri, hanno imposto un limite al traffico dati (che si possono usare solo sull’iPhone, perché non è possibile adperarlo come modem per collegarlo a un computer). Tim e Vodafone sostengono che nell’uso normale di rado saranno oltrepassati i 500 MB al mese. Sarà, ma quel che è certo è che le tariffe annunciate hanno scatenato le ire di parecchi potenziali clienti, che hanno lanciato un sito web e una petizione online per protestare contro i prezzi troppo alti. In realtà, però, la situazione italiana non è peggiore rispetto ad altri Paesi, e c’è da aspettarsi che qualcosa possa cambiare da settembre, quando l’iPhone forse sarà disponibile anche col marchio di 3 Italia, che promette tariffe più economiche.

Un modello anche per i concorrenti
Sarà un successo, l’iPhone, e aprirà l’era di internet mobile: per chi lo comprerà e non potrà più farne a meno, ma anche per chi acquisterà un cellulare di altri produttori, da Nokia a Samsung, da Sony Ericsson a Htc, fino a Google, che lancerà il GPhone l’anno prossimo. Oggi i terminali più avanzati dei concorrenti riprendono caratteristiche e tecnologie introdotte da Apple, come lo schermo sensibile al tocco o il sensore che ruota le pagine web a seconda della posizione del telefono. Anzi, spesso fanno di meglio in singoli campi, ma – per ora – senza riuscire a eguagliare il mix di prestazioni e facilità d’uso dello smartphone di Cupertino.
Facile, perciò, prevedere che Steve Jobs vincerà la sua sfida e arriverà al traguardo dei 10 milioni di apparecchi entro il 2008, specie considerando i 6 milioni già venduti (ma solo in Usa, Germania, Austria, Francia, Regno unito e Irlanda) e il piano di dominazione mondiale annunciato il mese scorso, che prevede di estendere la diffusione dell’iPhone a 70 Paesi prima della fine dell’anno.

La pagella
Ci piace:
L’interfaccia multitouch
La qualità dell’audio
La velocità delle connessioni web
Poter leggere gli allegati delle mail in formato pdf, Word, Excel, Powerpoint e altri
La compatibilità con i server Exchange per configurare facilmente le mail aziendali

Non ci piace:
La durata della batteria
La qualità delle foto
La plastica della parte posteriore che si graffia e si sporca
La cuffia di qualità mediocre
Canzoni e programmi si possono acquistare solo attraverso la connessione Wi-Fi e non direttamente sulla rete cellulare

AGGIORNAMENTO 10 luglio, ore 15
E’ partito App Store anche in Italia, ci sono diversi programmi fratuiti e molti giochi. Io ho scaricato e installato Remopte, il software che trasforma l’iPhone in un telecomando per iTunes. Funziona molto bene (e decisamente sempre una versione riveduta di un programma che esisteva già per il vecchio iPhone). Non sono riuscito a scaricarlo direttamente via iPhone, ma ho dovuto scaricarlo sul computer dov’è installato iTunes e poi trasferirlo sull’iPhone.

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Al telefono con i Baustelle

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Raggiungo Francesco al telefono mentre con gli altri Baustelle è in viaggio verso il prossimo concerto. si sente che è stanco, e la lentezza nelle risposte fa pensare ad una notte in bianco. Però è professionale, come al solito: dice cose sensate e si mostra sempre un po’ distante…

Francesco Bianconi, lei è il cantante dei Baustelle, che hanno inciso Amen, uno dei dischi più venduti, ascoltati e (ben) recensiti di quest’anno. Un successo annunciato, insomma: ma il tour come sta andando?
“In realtà, da buoni provinciali, non diamo mai niente per scontato: siamo felici che il disco abbia avuto successo, e anche i concerti stanno andando molto bene. Perfino all’Heineken Jammin Festival, dove c’era un caldo micidiale, il nostro pubblico era numeroso”.
L’Heineken è a pagamento, il Traffic gratis: ma è giusto regalare la musica oppure no?
“I grandi eventi gratuiti tendono a volte a spersonalizzare l’offerta. Io sono contento che arrivi a un nostro concerto il nonno coi nipotini, però penso che sarebbe meglio pagare il giusto per vedere una band che si è scelto di vedere, e non trovarsi lì per caso”.
L’attività dei Baustelle non si ferma ai concerti e ai dischi: qualche mese fa a Torino avete messo in scena un reading con Paolo Giordano, che poi ha vinto il Premio Strega.
“Abbiamo musicato alcuni frammenti del suo romanzo, lui è stato molto disponibile. Una bella esperienza, che forse si ripeterà in autunno. Intanto ci muoviamo anche sul fronte del cinema: tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo potrebbe uscire un film con la nostra musica”.
L’ultima mossa della band è un  documentario. Come vi è venuto in mente?
“Tutto nasce dalla canzone Baudelaire, il nostro ultimo singolo, che è un inno al non suicidio, così siamo andati in Sicilia a chiedere alla gente a cosa serve vivere. Il documentario è ispirato ai Comizi d’Amore di Pasolini: volevamo capire, indagare, non essere rassicurati; ci piaceva testare la reazione della gente a una domanda così impegnativa. La varietà delle risposte ci ha spiazzato: tutte diverse, ma tutte egualmente illuminanti, in alcuni casi addirittura poetiche”.
Il Traffic quest’anno è dedicato al punk. Ma i Baustelle che hanno di punk?
Sono cresciuto negli Ottanta, il regno della musica sintetica, ma ho sempre amato le canzoni con le chitarre, e ancora oggi il gruppo rock che preferisco sono i Ramones. Il punk è stata una rivoluzione, importante anche per tutti gli altri generi musicali venuti dopo. L’attitudine, quella è da conservare”.
Vedrà i Sex Pistols a Torino?
“Le reunion, a distanza di tanti anni dalla fine di una band, possono distruggere i miti: meglio ricordarli quando erano giovani, magri e arrabbiati”.

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