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Al telefono con i Baustelle

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Raggiungo Francesco al telefono mentre con gli altri Baustelle è in viaggio verso il prossimo concerto. si sente che è stanco, e la lentezza nelle risposte fa pensare ad una notte in bianco. Però è professionale, come al solito: dice cose sensate e si mostra sempre un po’ distante…

Francesco Bianconi, lei è il cantante dei Baustelle, che hanno inciso Amen, uno dei dischi più venduti, ascoltati e (ben) recensiti di quest’anno. Un successo annunciato, insomma: ma il tour come sta andando?
“In realtà, da buoni provinciali, non diamo mai niente per scontato: siamo felici che il disco abbia avuto successo, e anche i concerti stanno andando molto bene. Perfino all’Heineken Jammin Festival, dove c’era un caldo micidiale, il nostro pubblico era numeroso”.
L’Heineken è a pagamento, il Traffic gratis: ma è giusto regalare la musica oppure no?
“I grandi eventi gratuiti tendono a volte a spersonalizzare l’offerta. Io sono contento che arrivi a un nostro concerto il nonno coi nipotini, però penso che sarebbe meglio pagare il giusto per vedere una band che si è scelto di vedere, e non trovarsi lì per caso”.
L’attività dei Baustelle non si ferma ai concerti e ai dischi: qualche mese fa a Torino avete messo in scena un reading con Paolo Giordano, che poi ha vinto il Premio Strega.
“Abbiamo musicato alcuni frammenti del suo romanzo, lui è stato molto disponibile. Una bella esperienza, che forse si ripeterà in autunno. Intanto ci muoviamo anche sul fronte del cinema: tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo potrebbe uscire un film con la nostra musica”.
L’ultima mossa della band è un  documentario. Come vi è venuto in mente?
“Tutto nasce dalla canzone Baudelaire, il nostro ultimo singolo, che è un inno al non suicidio, così siamo andati in Sicilia a chiedere alla gente a cosa serve vivere. Il documentario è ispirato ai Comizi d’Amore di Pasolini: volevamo capire, indagare, non essere rassicurati; ci piaceva testare la reazione della gente a una domanda così impegnativa. La varietà delle risposte ci ha spiazzato: tutte diverse, ma tutte egualmente illuminanti, in alcuni casi addirittura poetiche”.
Il Traffic quest’anno è dedicato al punk. Ma i Baustelle che hanno di punk?
Sono cresciuto negli Ottanta, il regno della musica sintetica, ma ho sempre amato le canzoni con le chitarre, e ancora oggi il gruppo rock che preferisco sono i Ramones. Il punk è stata una rivoluzione, importante anche per tutti gli altri generi musicali venuti dopo. L’attitudine, quella è da conservare”.
Vedrà i Sex Pistols a Torino?
“Le reunion, a distanza di tanti anni dalla fine di una band, possono distruggere i miti: meglio ricordarli quando erano giovani, magri e arrabbiati”.

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