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Archivio per agosto 2008

Un museo, ma virtuale

Una scala porta giù, nel fondo della terra, più vicini al cuore pulsante del Vesuvio. Pochi metri, poi si apre un atrio e i visitatori del Museo Archeologico Virtuale di Ercolano si trovano al buio, circondati da cerchi luminosi blu. Alle spalle il mondo reale, di fronte, proiettata su una parete, la loro nuova identità fatta di pixel e bit, come tutto quello che sperimenteranno nel Mav.

E’ il primo museo virtuale, e non nel senso comune di raccolta di immagini e suoni da consultare su internet, ma inteso come un percorso di conoscenza interattivo e sempre mutevole, capace di adattarsi alle esigenze e ai gusti del visitatore. Così, ad esempio, un turista francese ascolterà le spiegazioni nella propria lingua, un russo leggerà note redatte in cirillico, un bambino non potrà vedere gli affreschi erotici riservati agli adulti. Merito della tecnologia Rfid: una tessera grande come una carta di credito che viene consegnata all’ingresso e identifica i visitatori per categorie; passando accanto ad ognuna delle installazioni, il sistema riconoscerà  i dati memorizzati e si configurerà di volta in volta in modo sempre diverso. Vuoto com’è, il museo si presta poi ad essere riconfigurato e riprogrammato a seconda delle esigenze: la struttura potrebbe esporre mostre dedicate al futurismo o al barocco, sempre – naturalmente – che non manchi la corrente o non vadano in tilt i computer.

Il labirinto del Mav occupa 1500 metri quadri, e non c’è un solo reperto (quelli raccolti in tre secoli di scavi sono visibili al Museo Archeologico di Napoli e in molti altri italiani e stranieri). Niente teche piene di anfore e cocci: questo è un mix di Second Life, effetti speciali da concerto pop, Casa delle Streghe al Luna Park; inevitabile che un museo così piaccia ai ragazzi, ma incanti anche i più grandi. Lo fa senza scendere a troppi compromessi con la filologia, senza eccessive semplificazioni e storpiature, anche perché a due passi ci sono gli scavi, e confrontare le ricostruzioni virtuali con i veri resti di Ercolano è facile. Certo, un biglietto cumulativo avrebbe agevolato ancora la visita, ma tant’è.
Così i dodicimila che hanno visitato il Mav nelle prime due settimane di apertura hanno provato l’emozione di passeggiare nel mercato di Herculaneum ascoltando i dialoghi degli antichi abitanti proprio come se fossero accanto a loro: ma intorno c’è un corridoio buio e alle pareti solo proiezioni di dipinti. Il miracolo delle voci è in realtà un prodigio di tecnologia, che dirige onde sonore nelle orecchie dei visitatori con estrema precisione, tanto che ad altezze diverse si possono ascoltare personaggi diversi: in basso ci sono cani e gatti, più su i bambini, in alto gli uomini. E poi c’è la scoperta: basta spostare con una mano lo strato di polvere che li ricopre, ed ecco comparire gli affreschi delle ville sommerse dall’eruzione; col piede si entra in una fontana e l’acqua si muove, rivelando il mosaico del pavimento. Alchimie digitali, ovviamente, che però toccano i sensi come fossero vere. Tra le settanta installazioni multimediali realizzate da Capware, una ditta napoletana specializzata in grafica 3D e mondi virtuali, ci sarà pure la Stanza dei profumi, dove un sofisticato macchinario riprodurrà odori di spezie, unguenti e balsami usati nelle Terme.

Perfino più intrigante la sala dedicata alla filosofia, con un’immaginaria Villa dei Papiri abitata dai seguaci di Epicuro: passando una mano sul muro, si raccolgono delle lettere che magicamente si compongono in frasi e frammenti di testi antichi. Una metafora elettronica che ridona la vita a parole e pensieri sepolti per anni nei libri di scuola. Le installazioni sono a metà tra opere d’arte e documentario, con spazi per gli approfondimenti didattici e musiche ambient che sembrano rubate a Brian Eno. E ancora, c’è uno spazio dedicato ai gioielli indossati dagli abitanti di Ercolano, appartenenti a vecchie matrone e fanciulle di nobile stirpe uccise dall’eruzione; a mezz’aria galleggia nel buio una collana d’oro, fatta della materia di cui sono fatti i sogni. Ma pure gli incubi: come la lava che avanza all’improvviso, cancellando le immagini di templi e abitazioni, mentre gli ercolanesi cercano di fuggire verso il mare. L’impatto è impressionante, tuttavia la realtà è ben diversa: l’eruzione è ricostruita con acqua nebulizzata illuminata da raggi di luce rossastra.

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