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Archivio per febbraio 2009

Le ballate spettrali di Antony

17 febbraio 2009 Nessun commento

Alto come un giocatore di basket, ma senza averne il fisico, Antony porta i capelli lunghi, fa un uso creativo di make up, indossa tuniche informi. Poi apre bocca, e con la voce crea un mondo tutto suo, dove Billie Holiday canta Lou Reed, dove l’avanguardia di New York si sposa col cabaret e Candy Darling, famosa drag queen del giro di Andy Warhol, si specchia nel ritratto di Kazuo Ohno. Il leggendario padre della danza Butoh appare sulla copertina di The Crying Light, terzo album di Antony con i suoi Johnsons, da poco uscito in Italia.

Un disco di grande intensità, curatissimo ed elegante, che non indulge mai a certi eccessi dei suoi lavori precedenti, sovraccarichi di arrangiamenti, eccessivi nelle performance vocali. I testi, a volte melanconici, altre intrisi d’ironia, parlano di vita e di morte, del tempo che passa e non ritorna. Dieci brani che sono variazione su un unico tema, dove la voce di Antony si libra su accordi di piano e pochi altri strumenti, senza gli ospiti illustri di I Am A Bird Now e senza certi ammiccamenti da avanspettacolo del primo album. Finalmente Antony sembra aver trovato la sua strada: ballate vagamente spettrali, di bellezza lieve eppur calcolatissima, nate togliendo più che aggiungendo. E infatti il violoncello alla fine di Her Eyes Are Underneath the Ground, i fiati di Epilepsy Is Dancing, le minute percussioni di The Crying Light lasciano immaginare come dovevano essere originariamente queste canzoni: più ricche, più grandiose, più kitsch. Invece, nonostante vi suonino ventiquattro musicisti e si alternino quattro diversi arrangiatori, alla fine il disco suona minimale, addirittura perfino scarno. La potenza e la varietà dei brani stanno tutte nella voce di Antony: potrebbe essere quella di una cantante lirica che si cimenta col blues, capace di passare nel giro di un respiro da un timbro maschile ad uno femminile. Una sorta di Nina Simone del terzo millennio, con lo stesso carico di solitudine e dolore trasfigurato in torch songs di straziante bellezza, come Dust And Water.

Inglese del Sussex, Antony Hegarty nasce nel 1971 e a diciannove anni sbarca a New York per studiare teatro sperimentale; nel 1992, insieme con altri artisti, fonda il collettivo Blacklips, un ensemble di performer che si esibiscono nei locali alternativi di Manhattan. Sono in quindici, e giocano sulle differenze e le identità di genere sessuale, scambiando continuamente i ruoli di uomini e donne, dissacrando i luoghi comuni e nascondendo dietro una battuta decenni di teorie femministe e studi sulla cultura transgender. Lui, Antony, canta le prime canzoni ispirate agli idoli pop della sua adolescenza, ma di Boy George ed Alison Moyet rimane poco, e invece sono sempre poù evidenti i riferimenti al cabaret tedesco tra le due guerre. Alcune, come Hitler in My Heart, Cripple and the Starfish, Blue Angel, finiranno nel disco di esordio, pubblicato nel 2000 grazie all’interessamento di David Tibet dei Current 93, storica – e cupissima – band inglese. Da allora, la fama di Antony esplode: Lou Reed ascolta l’album e subito lo invita sul palco al suo fianco per una serie di concerti, poi incide con lui una nuova versione del suo classico A Perfect Day. E’ solo il primo di una lunghissima serie di musicisti che vorranno l’inconfondibile voce di Antony nei loro dischi: dalle CocoRosie a Rufus Wainwright, da Björk a Marc Almond. Ha cantato con Bryan Ferry e Boy George, con Marianne Faithfull e perfino con Battiato (nell’ultimo Fleurs 2, dove si cimenta in italiano).

E soprattutto, ha svelato un aspetto completamente diverso di sé e della sua voce insieme con una band elettronica newyorkese, gli Hercules and Love Affair, con cui ha pubblicato Blind, uno dei brani dance più ballati dello scorso anno. Oggi, con The Crying Light al nono posto tra i dischi più venduti in Italia e i concerti del prossimo aprile già tutti esauriti, Antony ha definitivamente superato i confini dell’underground. Non è più solo una promessa, ma uno degli artisti più interessanti e coraggiosi degli ultimi anni.