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Archivio per maggio 2009

Dark Night Of the Soul, Danger Mouse contro tutti

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E’ anche un bel disco, Dark Night Of the Soul di Danger Mouse. Tredici brani di pop attualissimo, tutto elettronica e drum machine, ma che talvolta strizza l’occhio ai Sixties. C’è pure un po’ di rap, qualche chitarra, e una sfilza di ospiti che inanella il meglio della scena indie attuale: James Mercer (The Shins), i Flaming Lips, Gruff Rhys dei Super Furry Animals, Jason Lytle dei Grandaddy, Julian Casablancas (The Strokes), Nina Persson (Cardigans), Vic Chesnutt, Scott Spillane (Neutral Milk Hotel). In più, tre grandi nomi del rock alternativo: Frank Black dei Pixies, Susanne Vega e Iggy Pop. Tutti prestano la voce in una canzone o nell’altra, mentre le musiche sono opera dello stesso Danger Mouse in collaborazione con Mark Linkous degli Sparklehorse, e infatti il lavoro è attribuito a entrambi sulla copertina.
E la copertina è tutto quello che ufficialmente è dato conoscere del disco, perché l’album non mai stato pubblicato, e chissà se un giorno finirà davvero in un negozio di dischi (quei pochi che rimangono, almeno). Una disputa legale ne ha bloccato l’uscita due settimane fa, così Danger Mouse ha deciso di vendere online il solo cd vuoto, con tanto di libretto e poster, al prezzo simbolico di dieci dollari, o di cinquanta per l’edizione limitata in 5000 esemplari con booklet superlusso di cento pagine firmato David Lynch (il regista è anche ospite in una canzone). Il cd è registrabile e ci si può incidere qualsiasi musica, come suggerisce lo stesso Danger Mouse: “Per ragioni legali, questo compact disc non contiene musica. Usatelo come volete”.
Dalla sua casa discografica, la Emi, solo una laconica nota di risposta: “Danger Mouse è un artista di grande talento, per cui nutriamo profondo rispetto. Continuiamo a fare ogni sforzo per risolvere la situazione e siamo in contatto diretto con Brian Burton (questo è il suo vero nome, ndr.). Nel frattempo, riteniamo opportuno tutelarci legalmente”. La cautela della Emi è alquanto bizzarra, visto che il disco potrebbe vendere parecchio: non per niente, Danger Mouse è metà degli Gnarls Barley (quelli di Crazy, grande successo estivo di tre anni fa). Ma è anche il produttore che ha trasformato Demon Days dei Gorillaz in uno degli album più venduti della major britannica, ricavandone sostanziose percentuali e due Grammy Award nel 2006; altre nomination sono arrivate negli anni successivi, per il suo lavoro come musicista e per quello al fianco di altri artisti, come Beck.
Danger Mouse non è nuovo alle questioni legali. Anche il disco precedente è stato infatti bloccato dalla sua etichetta per motivi di copyright: metteva insieme The Black Album del rapper Jay-Z e una gran quantità di suoni campionati dal White Album dei Beatles. Il titolo? The Grey Album, ovviamente.
Ma Danger Mouse, che pare sia tanto timido da presentarsi sul palco con una maschera da topo a coprirgli il viso, per il resto non è uno dal carattere facile, e così organizzò una giornata di protesta contro la Emi, chiamandola The Grey Day: il 24 febbraio del 2004, una rete di quasi duecento siti web offrirono il disco per il download gratuito, arrivando a oltre centomila download in un solo giorno.
Per Dark Night Of The Soul la protesta diventa provocazione, un po’ come nelle opere di Piero Manzoni. Ma in questo caso non c’è nemmeno bisogno di comprare la famosa scatoletta: bastano un paio di click su BitTottrrent, e l’album è sul computer, pronto per essere ascoltato. Ed è anche un bel disco.

Nico – A Life through the borderline

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“Nico mi ha insegnato che non è necessario aver studiato per poter cantare”, racconta Lisa Gerrard nel camerino del Teatro comunale di Ferrara. Si è appena conclusa Nico – A Life through the borderline, la serata organizzata da John Cale nel ventennale della morte della chanteuse tedesca, tra gli applausi del pubblico entusiasta. Entusiasta anche l’ex voce dei Dead Can Dance; era lei la star del concerto di domenica scorsa, in un cartellone fitto di nomi importanti: da Mark Lanegan ai Mercury Rev, dalla rivelazione Soap and Skin a Mark Linkous (Sparklehorse). Mancava l’annunciata Carmen Consoli, c’era invece Peter Murphy, padre nobile del rock gotico alla fine degli anni Settanta con i suoi Bauhaus.
L’iniziale Frozen Warnings nelle mani di Cale e della sua band diventa un rock muscolare e vintage. Gli arrangiamenti spiazzano chi è abituato al cupo minimalismo degli originali, e non sempre convincono: Janitor Of Lunacy, ad esempio, sembra un inedito dei Bauhaus meno ispirati, e a risollevarne le sorti non basta la voce di Peter Murphy (che riesce assai meglio in Mütterlein). Buona la prova dell’austriaca Anja Plaschg (Soap and Skin): sola al piano per My Heart Is Empty, la sua voce ricorda un po’ Björk, ma la pronuncia, con quelle vocali così allungate, è la stessa dell’originale.
Prima al fianco di Nico nei Velvet Underground, poi produttore e arrangiatore dei suoi dischi storici, da Desertshore a Camera Obscura, nelle due ore del concerto Cale si rivela un irreprensibile maestro di cerimonie. Suona il piano e la tastiera, ma si fa da parte per lasciare spazio al quartetto d’archi dell’Orchestra di Ferrara e ai Mercury Rev con un set elettrico. Torna per colorare Facing The Wind di soul, ridisegna All that is My Own come fosse una We Are The World cimiteriale. E infine regala un bis tutto suo: A Close Watch, da Music For a New Society.