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Archivio per giugno 2009

iPhone 3GS, il patto col diavolo di Apple

C’è qualcosa di diabolico nella tecnologia di oggi, un patto faustiano che costringe i produttori a non rimanere mai fermi a contemplare il proprio successo. Non vi si sottrae nemmeno l’iPhone, il gadget più desiderato dello scorso anno: da domani sarà in vendita la nuova versione, invariata esternamente ma più veloce e potente. In Italia sarà distribuito da Apple, oltre a Vodafone e Tim, con un’ampia scelta di piani tariffari in abbonamento, o libero, per l’uso con qualsiasi rete e qualsiasi tariffa.
Le polemiche
In rete le proteste si sono scatenate già da un paio di giorni, quando sono trapelati i prezzi dell’iPhone 3GS: 619 e 719 euro (rispettivamente da 16 e 32 GB senza blocco). Troppo alti, secondo i potenziali acquirenti, delusi anche dal mancato ribasso della versione precedente, che negli Usa ora costa la metà (99 dollari anziché 199), mentre da noi rimane a 499 euro. Il confronto tra i due dati in realtà non è possibile, perché AT&T obbliga ad un abbonamento mensile (70 dollari per due anni), però in Italia il prezzo non si è abbassato nemmeno per chi ha un contratto. «Ladri», «Matti», «Hanno perso un cliente»; i commenti dei potenziali acquirenti sono coloriti, e Vodafone si difende cosi: «Non vogliamo realizzare margini sulla vendita dei terminali ma ampliare al massimo la disponibilità di prodotti che hanno accesso a servizi innovativi come mobile internet e social networking».
Un mercato che cambia
Presentato per la prima volta nel gennaio del 2007 e posto in vendita (ma solo negli Usa) cinque mesi dopo, il telefonino di Apple ha debuttato su scala mondiale nel luglio dello scorso anno, con la seconda generazione, l’iPhone 3G. Da allora è stato venduto in 26 milioni di esemplari e ha segnato per sempre il mondo dei cellulari, tanto che tutti gli apparecchi top dei vari produttori non possono più fare a meno delle funzioni introdotte da Apple: controlli tattili (Multitouch), gestione avanzata delle mail, navigazione su internet più che accettabile nonostante lo schermo di dimensioni ridotte, la possibilità di riprodurre file audio e video, con la qualità che ci si aspetta da chi ha inventato l’iPod.
Come funziona
Con la nuova versione, che abbiamo potuto provare per qualche giorno, è possibile inviare e ricevere Mms, copiare e incollare porzioni di testo, inoltrare messaggi, effettuare ricerche tra programmi, contatti, sms ed e-mail, usare l’iPhone come modem per il computer. Quasi tutti i concorrenti hanno già queste funzioni, ma Steve Jobs e i suoi ingegneri non le avevano ritenute indispensabili; ci hanno ripensato, e da ieri sono disponibili sui vecchi modelli, con un aggiornamento gratuito. Ma solo con il nuovo iPhone 3GS sarà possibile registrare video: grazie alla fotocamera da 3 Megapixel la qualità è buona, e si possono caricare direttamente su YouTube o inviare via Mms. Solo nel nuovo modello c’è la bussola integrata (utile per orientare automaticamente le mappe di Google e capire la direzione da prendere senza capovolgere il telefonino), solo il 3GS ha il Voice Control, per attivare le principali funzioni con la voce: si può chiedere «Che brano?» e l’apparecchio dirà il nome dell’artista e il titolo della canzone che suona.
Che cosa cambia
Nell’iPhone 3GS la S sta per Speed, velocità. Il telefono reagisce più prontamente ai comandi e carica in meno tempo pagine web e mail. Anche la batteria è stata potenziata, e ora dura fino al 50 per cento in più nell’uso come riproduttore multimediale, ma stenta ancora a superare la mezza giornata se si naviga parecchio e si telefona sulla rete 3G. Migliorata anche la grafica, con video e giochi in 3D più definiti. Eppure, con il nuovo sistema operativo, chi già possiede l’iPhone 3G potrebbe trovare poche ragioni che giustifichino l’acquisto (da noi mancano anche gli incentivi offerti da AT& T per cambiare modello) e accontentarsi delle oltre cento funzionalità introdotte con l’aggiornamento. Abbonandosi al servizio MobileMe di Apple, potrà sperimentare «Find my iPhone», che permette di localizzare il telefonino smarrito su una mappa, inviare messaggi a chi lo avesse trovato (o rubato), e cancellare a distanza tutti i dati, le immagini, i contatti. Potrà usare la tastiera in senso orizzontale, e avrà anche il tethering, ossia la possibilità di collegare l’apparecchio al computer e usarlo come modem sulla rete cellulare; la velocità di connessione è molto buona (anche qui, però il 3GS è superiore). Anche qui c’è una pecca, ma non per tutti: con Vodafone al momento il tethering è disabilitato, e dovrebbe essere attivo solo dall’inizio di luglio.

Depeche Mode, il ritorno

“Sono nato sotto il segno sbagliato / nella casa sbagliata / ero nel posto sbagliato / al momento sbagliato”. Sono quasi cinquantamila, allo stadio Olimpico, a urlare che invece no, Dave Gahan non si sbaglia affatto, e che Wrong si è già conquistata un posto accanto a I Feel You e It’s No Good, due dei tanti successi dei Depeche Mode presenti nella scaletta del loro primo concerto italiano. Dopo la data di ieri a Roma, la band inglese suonerà domani allo stadio San Siro di Milano, aprendo così la stagione dei grandi concerti internazionali, con nomi come U2, Madonna, Bruce Springsteen, Nine Inch Nails; il palco romano non verrà smontato immediatamente e sarà utilizzato anche per il concerto-evento di sabato prossimo a favore dei terremotati d’Abruzzo.

La partenza del Tour Of The Universe non è stata fortunata: dopo le prime due serate, Gahan è stato costretto ad annullare il concerto di Atene per un attacco di gastroenterite; dalle analisi in ospedale, al cantante è stato diagnosticato per caso un tumore alla vescica, così il tour è stato interrotto e le date successive annullate. Un mese dopo, i Depeche Mode sono di nuovo sul palco, perfettamente a loro agio nella scenografia futuristica disegnata da Anton Corbjin, il fotografo olandese che da anni cura l’immagine della band.

La musica è sempre lo stesso originalissimo mix di rock ed elettronica, sintetizzatori e chitarre (Martin Gore si divide tra acustica ed elettrica), oggi appena velato di nostalgia; lo dimostra ad esempio Peace, il singolo più recente. La grande coerenza della scrittura di Gore, però, annulla i ventitré anni che lo separano da A Question Of Time e ripensa un classico come Policy Of Truth quasi fosse un inedito da Sounds Of The Universe.

Nati come boyband per ragazzine new romantic, i Depeche Mode hanno presto messo da parte spray e gel per capelli e forse sono – dopo dodici album e settantacinque milioni di dischi – i soli sopravvissuti degli Ottanta che ancora abbiano qualcosa da dire. Una credibilità costruita sperimentando sui suoni e sui testi, ma anche sulle vicende personali dei membri della band, passati attraverso droga, alcol, malattie nervose. E così i tre di Basildon sono diventati una band di culto e con i connazionali Cure hanno segnato il trionfo popolare del genere «Dark» (nel Regno unito lo chiamavano «Gothic»). Ma Gahan è un comunicatore nato, un entertainer scafatissimo, un rocker capace di smuovere le masse con un colpo d’anca, come il Mick Jagger dei tempi d’oro. E lo sa bene: affronta il pubblico sulla passerella a torso nudo, scherza con il riservato Andy Fletcher, duetta con un Martin Gore tutto vestito d’argento, si smaterializza in mille cloni digitali nel megaschermo alle sue spalle.

Tra il pubblico sono in tanti a conservare le canzoni dei Depeche Mode nel cuore, nascoste nel fondo dell’anima, ma le parole cancellate dagli anni tornano sulle labbra al primo accordo di chitarra. I numerosi brani dall’ultimo disco scorrono veloci: due i titoli in scaletta firmati da Gahan (la tiratissima Hole To Feed e Come Back), tra i tanti gioielli di Gore, presente sia come autore (Enjoy The Silence, Stripped, Master And Servant, Personal Jesus; Never Let Me Down Again), che come cantante (la non entusiasmante Little Soul, Home). Dopo oltre due ore di concerto, si chiude con Waiting For The Night.

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