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Tutti mi chiamano Elio, ma il mio nome è Figaro

Dopo Parco Sempione, Siviglia, passando per Spoleto: archiviato il successo di Studentessi, uscito lo scorso anno, Elio lascia momentaneamente da parte le Storie Tese e si dà alla lirica. Con Roberto Fabbriciani, trasforma il Figaro rossiniano in un’opera da camera, che domani sarà presentata in anteprima nazionale al Festival dei Due Mondi. Al telefono ci spiega di cosa si tratta.

Elio, questo Barbiere di Siviglia è lo stesso che si è visto a Sanremo l’anno scorso, con tanto di merletti e parrucche da Rondò Veneziano?
“No, l’approccio è diverso: la storia è raccontata da un barbiere vero, per cui il Figaro dell’opera è un idolo, una specie di rockstar. Ovviamente il barbiere sono io; canto e parlo, mentre gli altri musicisti fanno finta di essere i clienti e contrappuntano”.
Perché Rossini?
“Mi è sembrato un buon punto di partenza per portare l’opera ai giovani e a quelli come me, che per vari morivi si sono persi queste cose. Io non sono un esperto: ho fatto studi classici ma ho sempre disdegnato l’opera senza motivo”.
Che cosa le ha fatto cambiare idea?
“Dieci anni fa Azio Corgi mi ha voluto per una sua opera, Isabella, e da quell’esperienza ho capito che le cantanti liriche non sono tutte attempate e sovrappeso, ma anche magre e piacenti”.
Ma a tenere lontani i giovani dall’opera non sarà allora il linguaggio?
“La lirica è bella: storie appassionanti, trame ben raccontate, musiche che hanno resistito per secoli. Certo, in senso stretto è incomprensibile, le parole si capiscono poco, e non sempre sono di uso comune. Ma il problema è che viene vista come un oggetto prezioso e fragile, che non si può sfiorare, e per me è un errore”.
Lei invece ci mette mano?
“Da ascoltatore sono noiosissimo, non mi piace l’elaborazione, preferisco gli originali. E anche con le Storie Tese non cambiamo una sola nota della Cavatina di Figaro, ma ogni volta che la suoniamo qualcuno ci chiede se il testo è quello vero o scritto da noi. Ecco, vorrei che si capisse che con l’opera si può anche ridere”.
Così è un’opera di divulgazione, la sua?
“Parlare di crisi della classica è inutile se non si fa nulla per cercare di avvicinare il grande pubblico a questa musica. E spero che vengano persone improbabili a sentire il nostro Figaro, non chi segue l’opera normalmente: so che i puristi non saranno contenti, ma voglio assumermi dei rischi, a questo punto della mia carriera m’interessa proporre cose stimolanti per me e il pubblico. Non come le canzoni che sento alla radio, che sembrano vecchie di trent’anni. Allora, meglio l’originale, o magari addirittura qualcosa di due secoli fa”.
Una cosa simile l’aveva detta Morgan, sostenendo che la sua presenza a X Factor era anche un pretesto per portare in televisione musica che altrimenti non sarebbe mai passata…
“Lo capisco, sarebbe più facile godersi il successo e basta, ma non bisogna dimenticare che il pubblico va educato. Da trent’anni non c’è spinta creativa nella musica, e questo ha creato a cascata un pubblico che non è più pronto e aperto come allora. Zappa, gli Area, i Genesis con i loro dischi davano gli strumenti per apprezzare anche Rossini e Mozart, ma Arisa e Marco Carta?”.
Ma il pop è sempre esistito.
“Non ce l’ho con loro, parlo della tipica canzone con ritornello e strofa: la sola ouverture di un’opera racchiude tante intuizioni da poterne fare decine di brani di successo in tutto il mondo, mentre quasi sempre il pop si basa su una sola idea. Se c’è”.
Meglio il passato allora?
“Meglio il futuro. Anzi, il futurismo: insieme al progetto su Rossini e un altro più sperimentale, sto provando uno spettacolo che racconta l’immaginaria avventura di un gruppo di futuristi che partono col torpedone da Milano e vanno a Napoli per uccidere il chiaro di luna”.
E le Storie Tese?
“Stiamo reincidendo il nostro primo disco, per il ventennale. Abbiamo scimmiottato quello che fanno i musicisti veri, come Celine Dion, riprendendo i nostri grandi classici e arrangiandoli sontuosamente per orchestra, col contributo di vari amici conosciuti in questi anni. L’album uscirà in autunno”

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