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Archivio per agosto 2009

Internet killed the video star

Arrivarono perfino in ritardo, i Buggles. Dopo i successi di Elvis, dopo le sperimentazioni di Beatles (A Hard Day’s Night, Help, Yellow Submarine) e David Bowie (Jean Genie). E soprattutto, dopo Bohemian Rhapsody dei Queen, la prima vera clip registrata su nastri magnetici e non su pellicole.

Nostalgici e visionari
Così Video Killed The Radio Star, che uscì all’inizio di settembre di trent’anni fa, non prevedeva il futuro, ma descriveva il presente, anzi addirittura guardava al passato: il testo parlava di divi degli anni Cinquanta e Sessanta, e di moderno aveva poco (qualche riferimento all’avvento della civiltà delle immagini e del videoregistratore). Ma puntava su altre armi per passare alla storia del pop: la melodia orecchiabile, con quel contagioso “aua-aua”, un ritornello cantato da soavi creature femminili, una voce maschile robotica ma non inquietante come quelle dei Kraftwerk, senza i quali non sarebbe esistito né il 45 giri, né l’intero album da cui è tratto, intitolato The Age Of Plastic.
Il brano arrivò subito al primo posto nella top ten del Regno unito ed entrò nelle classifiche di molti Paesi europei, tra cui l’Italia, rimanendoci fino all’estate del 1980. Poi Video Killed The Radio Star attraversò l’oceano e fu molto opportunamente utilizzata per il debutto di Mtv, il primo agosto del 1981: era iniziata ufficialmente l’era del videoclip. E insieme la carriera del regista Russell Mulcahy, che per i Buggles aveva inventato tramonti sintetici e muri di polistirolo; negli anni Ottanta dirigerà praticamente tutti i grandi nomi: Duran Duran, Spandau Ballet, Human League, Elton John, Ultravox, Kim Carnes, Bonnie Tyler, Queen, Billy Joel, Culture Club, Supertramp e perfino i Rolling Stones, prima di cimentarsi col cinema (Highlander).
I Buggles, invece, rimarranno nel mondo della musica: un secondo album esce nel 1981 e viene presto dimenticato, mentre Geoff Downes passa prima agli Yes e successivamente agli Asia. Trevor Horn si ricicla come produttore (dai Frankie Goes To Hollywood alle Tatu, fino al prossimo Robbie Williams, intitolato appunto Reality Killed the Video Star), Hans Zimmer invece diventa famoso come compositore di colonne sonore.

Videocultura
Nato all’incrocio tra generi e stili diversi come il film, la danza, il documentario, il video ha lasciato tracce di sé nella letteratura (Meno di zero, di Bret Easton Ellis, è l’esempio più famoso) e cambiato per sempre il modo di intendere la televisione e il cinema. Effetti speciali, montaggi iperveloci, inquadrature impossibili sono ormai frequenti in programmi tv, film e pubblicità, e non è un caso se dive pop come Christina Aguileira, Madonna, Britney Spears hanno spopolato con spot ispirati ai loro video più famosi.
La radio non è morta, ma Mtv, nei suoi ventotto anni di vita, è diventata un fenomeno mondiale, ampliando il palinsesto con giochi, serial, reality show, cartoni, programmi di informazione e approfondimento. Continuando a sfornare, stagione dopo stagione, idoli per teenager e nuovi protagonisti del pop, senza curarsi di chi accusava i video di distruggere la fantasia degli ascoltatori. E via con boyband, girlband e filmati sempre più costosi (il record è di sette milioni di dollari per Scream di Michael e Janet Jackson). Finché non è nato il video che racconta il video, proprio come le tv inquadrate nella clip dei Buggles: negli ultimi anni è stato tutto un fiorire di backstage, making of, dietro le quinte, per rientrare dalle spese sostenute per il video vero e proprio. Addirittura si è arrivati alla cover del video, con Anton Corbjin che cita se stesso riutilizzando la figura del re viandante di Enjoy The Silence (Depeche Mode) per Viva la Vida dei Coldplay.

Internet killed the video star
Se a cavallo del nuovo millennio il mercato dei videoclip è decollato anche per l’uso privato, oggi che la musica ha quasi del tutto abbandonato il supporto fisico anche i dvd si vendono meno. Ed è ancora una volta il web a cambiare le regole del gioco, con i filmati in streaming, da vedere sul computer, con i video da acquistare su iTunes Store di Apple, e ancor più con i servizi gratuiti: Yahoo. il fornitissimo Babelgum, pieno di esclusive e anteprime, senza contare l’onnipresente YouTube, che da qualche tempo è accessibile pure dai telefonini. Eppure YouTube continua ad essere in rosso, perché finora non ha saputo dar vita a un efficace modello di business: solo di recente ha introdotto la pubblicità sui filmati e pare che finalmente sia cominciando a guadagnare. Centesimi, millesimi di euro per ogni clic, provenienti sia dal sito che dai video inseriti dagli utenti in blog e forum sparsi nel web. E’ un’efficace forma di marketing virale, che le case discografiche e gli Studios di Hollywood hanno mostrato di apprezzare, visto anche il fallimento di esperimenti come la web tv Joost. Tra quelli che non ci credono è la Universal, che ha negato a YouTube i diritti per lo sfruttamento di musica e clip: così oggi chi prova a inserire nel proprio sito il video dei Buggles si ritrova di fronte uno schermo nero. Sarà internet a uccidere le star del video?

Col Booklet Nokia sfida Apple

Secondo la società di ricerche Gartner, è marcato Nokia il 45 per cento degli smartphone venduti nel secondo trimestre 2009, in calo rispetto allo scorso anno (47 per cento), mentre Apple passa dal 2,8 al 13,3 per cento e cresce anche Rim (quella del Blackberry). Ma a leggere i report di altri analisti i dati sono assai più negativi, così a Helsinki preparano le contromosse: la prima, annunciata ieri, è un computer con schermo da dieci pollici, batteria che dura fino a dodici ore, porta Hdmi per potersi collegare alla tv.

Un netbook, insomma, che però ha qualcosa del telefonino, come il Gps, fotocamera, connettività a Internet via rete cellulare e wifi, Bluetooth integrato, lettore di schede di memoria. Dal punto di vista tecnico, niente di eclatante, forse il design in alluminio è più curato della media dei netbook, ma niente che non si già visto dare (e meglio) da Apple). Nokia dovrà vedersela con una concorrenza agguerrita, e per il successo del Booklet saranno determinanti la strategia commerciale e il prezzo, che verranno resi noti il 2 settembre, in occasione del Nokia World di Stoccarda, perché le caratteristiche del Booklet non sembrano – a tutta prima – affatto rivoluzionarie.
Ciò che spinge il gigante dei telefonini a lanciarsi in questo settore non è la voglia di innovare, quanto il tasso di crescita previsto: il 127 per cento, con oltre 26 milioni di nuove unità in circolazione previste per il prossimo anno, mentre il mercato dei personal computer è piatto e si prevede una frenata nel comparto dei cellulari.

«Connettere le persone è da sempre la nostra vocazione e il nostro business e il Booklet 3G per noi è un’evoluzione naturale», commentano alla Nokia, dove già da qualche anno in effetti presentano i propri smartphone come “computer multimediali portatili”. E sottolineano come finalmente stia cominciando a funzionare anche il negozio virtuale Ovi, dove si trovano musica, mappe e programmi per cellulari: annunciato nel 2007, è operativo da qualche mese. Un anno fa, poi, è partito Comes With Music, il servizio che permette di acquistare un numero illimitato di canzoni via telefonino, all’inizio osteggiato degli operatori mobili che lo hanno visto come un concorrente diretto ai propri store musicali, ma attualmente in netta crescita.

Così oggi il colosso finlandese cambia pelle e si trasforma sempre più in un’azienda che produce hardware (non solo cellulari, ma anche computer), e allo stesso tempo punta sui contenuti, proprio come fa Cupertino con il suo iTunes Store. In più firma alcuni accordi strategici: con Intel, che fornirà il processore Atom per il Booklet, e Microsoft, da cui potrebbe arrivare il sistema operativo (forse una versione ridotta del nuovo Windows 7). E soprattutto, cerca di battere sul tempo Steve Jobs, che pare sia prossimo a lanciare un innovativo tablet computer con molte caratteristiche dell’iPhone: potrebbe essere presentato entro l’anno, o al massimo all’inizio del 2010.

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Uno, nessuno, cinquantamila iPhone

Economia, istruzione, intrattenimento, social network, previsioni del tempo: diviso per categorie assai ampie e variegate, nell’AppStore c’è tutto il mondo dei possibili usi dell’iPhone, compresi quelli che nessuno avrebbe mai immaginato possibili.

Il business
Il miliardo e mezzo di applicazioni scaricate da AppStore in un solo anno di vita conta più degli oltre otto miliardi di canzoni vendute su iTunes: se per la musica sul web Apple ha saputo inventare un valido modello di business, la pratica del download illegale rimane però dominante. Ben diversa la situazione nel campo del software, dove il sistema chiuso AppStore-iPhone è completamente gestito da Cupertino, fatta salva una piccola cerchia di sviluppatori che continuano a produrre programmi per gli apparecchi sbloccati. Due anni fa, quando fu presentato il supertelefonino Apple, lo sblocco (jailbreaking) era l’unico modo per aggiungere funzionalità nuove, magari non sempre affidabili o semplici da usare, ma di solito gratuite. Steve Jobs intuì che poteva nascerne un mercato del tutto nuovo, e, imparata la lezione della musica, decise di aprire una sezione di iTunes Store dedicata ai programmi per iPhone e iPod Touch. Gli sviluppatori realizzano i programmi, li sottopongono al vaglio di Apple, che decide se approvarli o meno, e poi li distribuisce. Due terzi delle App sono gratuite, il resto ha prezzi variabili da 79 centesimi a qualche centinaio di euro.

Ascoltare
Come l’iPod di cui è l’erede, anche l’iPhone ha bisogno del software iTunes per sincronizzare col computer immagini, musica, contatti. E così, visto che iTunes gestisce anche i brani musicali, alla Apple hanno pensato bene di trasformare il loro cellulare in un telecomando: basta scaricare Remote (gratuito) e con un paio di tocchi si possono scegliere canzoni e playlist, regolare il volume e sfogliare le copertine degli album. Serve una connessione wifi, ma ormai ce l’hanno quasi tutti i pc. Ottimo anche Simplify Media, sempre gratis, che fa il contrario: permette di ascoltare sull’iPhone le canzoni presenti sul computer, in qualsiasi punto del mondo ci si trovi, via rete cellulare. Mostra, oltre alle copertine, pure i testi e la biografia degli artisti riprodotti. Geniale, e c’è pure una versione a pagamento con qualche funzione in più. Sempre in campo musicale, TuneWiki è una specie di social network dov’è possibile vedere su una mappa gli altri utenti, scoprire cosa stanno ascoltando e scambiare commenti e messaggi. Fondamentale, poi, Shazam (gratis): in pochi secondi riconosce la canzone che sta suonando nel supermercato o dal parrucchiere e fornisce il link iTunes dove comprarla, direttamente da iPhone, e pure quello di Youtube, per il relativo video. Con Midomi si può anche provare a cantare un brano, e se si è abbastanza intonati il sistema fornirà il titolo dell’originale.

Fare musica
Su un iPhone, però, la musica si produce anche: la band americana 88 ha inciso un intero brano con 4 Tracks, un’altra ci ha registrato un video, su Youtube c’è una versione di Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per Ocarina, uno dei tanti software che trasformano il telefonino Apple in strumento musicale. Per gli strumenti tradizionali c’è l’accordatore di chitarra e pianoforte, mentre Brian Eno ha inventato Bloom, con cui creare evanescenti melodie ambient. Chi vuole portare la sperimentazione ancora più in là, deve provare RjDj: cattura i suoni tramite il microfono incorporato nelle cuffie, li trasforma in allucinati paesaggi sonori dove il mondo esterno è alterato e distorto. Come una droga, ma senza droga.
Molti grandi nomi del rock hanno lanciato applicazioni per iPhone: i Depeche Mode regalano un software con cui comporre canzoni basate sui suoni dei loro album, i Coldplay un gioco ispirato all’ultimo video Strawberry Swing, i Nine Inch Nails un programma che permette di conoscere gli altri fan in zona, partecipare al forum web e controllare annunci e date dei concerti.

Medicina
Nello store italiano sono disponibili 800 applicazioni sotto la voce “medicina”. Si va dalle liste di additivi per alimenti al contacalorie, dal prontuario farmaceutico allo stetoscopio elettronico, dai test per misurare la vista e l’udito al calendario dei giorni fertili. Non c’è ancora Critical Care, presentato qualche mese fa a San Francisco con il nuovo iPhone, che permette ai medici in qualsiasi parte del mondo di controllare in diretta i dati vitali dei propri pazienti, consultare le cartelle cliniche e accedere ai risultati degli esami.

In viaggio
Certo, non salverà la vita, ma pure un navigatore aiuta in circostanze difficili. Mentre si attende l’arrivo di TomTom, quelli attualmente disponibili sono pochi: Sygic, iGoMyWay, e Navigon, decisamente il migliore e il più affidabile, anche se ancora non perfetto. Ci sono poi decine di App che segnalano gli autovelox, utilissime in tempi di vacanze, e pure un diario di viaggio virtuale (Mappper) che consente di inserire foto e note di testo su una cartina con le tappe della gita fuori porta o dell’avventura esotica. Per orientarsi in città sconosciute, assolutamente da avere Locly: indica ristoranti, alberghi, bancomat, distributori, musei e parcheggi; con AroundMe si può inoltre leggere qualche cenno di storia locale tratto da Wikipedia. Se si rimane in Italia, ottimo Aziende.it, che offre pure commenti e foto dei clienti, così sarà più facile decidere tra due pasticcerie egualmente invitanti. Per visitare Berlino, ottimo Fahr-Info Berlin, con orari e mappe di tutta la rete di trasporti cittadina, per moltissime altre città guide e cartine abbondano.

Utility
Utile, ma anche no. Come fare a meno dello scacciazanzare a ultrasuoni, nelle sere d’estate? Oppure di MetalDetect, che scopre metalli e condutture elettriche sotto i muri? Funziona grazie alla bussola integrata nell’iPhone, però l’affidabilità non totale, meglio scegliere un apparecchio professionale per i lavori in casa. Va discretamente la livella (iBolla), un po’ più preciso il sismografo (Seismometer), forse però troppo sensibile. E poi ci sono decine di torce che sfruttano lo schermo dell’apparecchio, come Fiat Lux, e allarmi antifurto che entrano in azione appena qualcuno lo tocca, e segnalatori di emergenza che comunicano via mail la posizione in cui ci si trova. E sveglie, e radio su internet (Tuner), e iCam (questo sì, utile), che si collega al computer di casa e permette di vedere cosa succede mentre non ci siamo, avvisando anche se ci sono movimenti sospetti. Serve almeno una webcam da piazzare in posizione strategica, ma il programma ne gestisce fino a quattro. Non si contano le app per compilare liste della spesa e quelle per convertire valute e misure, i calendari, le raccolte di aforismi, i telecomandi. Ma al top delle utiliy da tempo c’è SuperEnel8 LE: fornisce sei numeri da giocare al Superenalotto, calcolando ritardi e uscite recenti. 79 centesimi che potrebbero fruttare miliardi di euro.

Immagini
Per le foto, da avere almeno Pano e CameraZoom: il primo unisce insieme più foto per avere bellissime immagini panoramiche, il secondo risolve una delle pecche dell’iPhone, quella appunto di non avere uno zoom incorporato. Qualità non eccelsa, ma funziona. E nel caso, esistono sempre iPic e PhotoFx, per ritoccare le foto. Fenomenale è Postino: crea dalle immagini delle vere cartoline, con cornici personalizzabili e firma inseribile a mano, poi le invia tramite mail, mms, o addirittura per posta normale (costano poco più un euro e mezzo l’una e arrivano dagli Usa, quindi i tempi di consegna non sono proprio da primato). Attenzione: molte delle applicazioni nella categoria “fotografia” sono semplici raccolte di immagini, si va dalle eclissi solari alle discinte signorine giapponesi.

Libri e riviste
Altro che Amazon: se negli Usa il lettore di ebook Kindle inizia a ritagliarsi un piccolo mercato, nel resto del mondo i libri elettronici si leggono sui telefonini, e in particolare sull’iPhone, che è dotato di uno schermo più ampio rispetto ai concorrenti, e può essere ruotato in orizzontale per ingrandire caratteri e immagini. Ci sono app come Stanza e Wattpad, eReader, che offrono un’ampia scelta di titoli gratuiti e a pagamento: in cima alla classifica italiana, rispettivamente la Bibbia e la Divina Commedia, ma fino a poco tempo nella top ten svettavano i discorsi di Mussolini.
Numerosi anche i lettori sviluppati da giornali e riviste, ma non sempre veramente utili, visto che i rispettivi siti si consultano senza problemi con il browser web Safari; da provare comunque almeno quello del New York Times. Simple RSS e FluentNews permettono di avere le notizie di vari siti contemporaneamente sul cellulare Apple.

Social network e comunicazione
Non si può non avere Skype: è gratis e consente di chiamare e chattare con gli altri utenti del servizio. Funziona solo via wifi: le compagnie telefoniche ne hanno impedito l’uso con la rete cellulare, per non ritrovarsi con un enorme quantità di dati e dover rinunciare a i guadagni del traffico voce. Addirittura, negli Usa è in corso un’indagine dell’antitrust per capire come mai Apple abbia cancellato dall’App Store Google Voice, che ha più o meno le stesse funzioni: si dice che la richiesta sia arrivata direttamente da AT&T, l’operatore telefonico che ha l’esclusiva dell’iPhone. Per le altre chat, ottimi Beejive e Nimbuzz, mentre chi frequenta Facebook sarà lieto di sapere che la versione per il cellulare Apple è eccellente (e gratuita); molto buona anche l’applicazione per accedere a Netlog, social network frequentato soprattutto dai più giovani. Per Twitter, da segnalare se non altro TweetDeck (ottima interfaccia) e Twitterrific, che cinguetta per segnalare l’arrivo di nuovi messaggi.

Sul serio
Con l’iPhone, Apple ha cercato di inventare un modo diverso di concepire anche il cellulare aziendale, quello usato da manager e impiegati. Le mail si sincronizzano con Microsoft Exchange in un batter d’occhio, e si possono leggere allegati di ogni tipo. Per editarli, però, ci vuole Documents To Go oppure Quickoffice, due suite con diversi elementi che permettono di lavoare sui file Office. Utilissimo anche AirSharing, che rende disponibili su rete locale i file contenuti nel cellulare, come fosse un hard disk senza fili. Da installare anche iTranslate, che traduce abbastanza bene parole e frasi in diverse lingue, e Quickfax, che serve per inviare gratis fax in tutta Italia. E per chi fa affari su eBay, la versione per iPhone tiene d’occhio le aste in corso e consente di fare offerte in qualsiasi momento.

Giochi
Certo, non tutti i giochi disponibili sull’AppStore sono dei capolavori, e anzi alcuni sono realizzati male o discutibili dal punto di vista etico, tanto che Apple di recente ne ha cancellati quasi un migliaio. Però che iPod Touch e iPhone siano una piattaforma ideale per videogame portatili è ormai evidente, e tutti i maggiori produttori hanno in quest’anno ampliato e diversificato la loro offerta, estendendola anche ai mobile software store concorrenti, quelli di Android, Microsoft, Nokia, Blackberry e Palm. Intanto, la sezione videogames è uno store nello store, divisa per sezioni e ricchissima di titoli per tutti i gusti. Segnaliamo solo Hero of Sparta, 2XL Supercross, F.A.S.T. (attualmente primo in classifica), The Secret of Monkey Island (un grande classico con grafica completamente rinnovata), poi Doom Resurrection, il divertente Rolando e Tap Tap Revenge, capostipite di una serie di giochi musicali.

Altro
Le App disponibili sullo store sono attualmente oltre 50 mila, e certo questa rapida carrellata non ha nessuna pretesa di essere esaustiva, visto anche il ritmo con cui si aggiungono i nuovi programmi. Solo alcuni di quelli attualmente in commercio sfruttano davvero tutte le caratteristiche tecniche dell’iPhone, specie nella nuova versione 3GS, uscita un paio di mesi fa. Il meglio, insomma, deve ancora arrivare, e già per settembre dovrebbero essere pronte le prime applicazioni di realtà aumentata, che mostreranno sullo schermo indicazioni, note, segnali sovrapposti alle immagini reali riprese attraverso la videocamera. Intanto, una delle App più utili non si trova sullo Store, ma in MobileMe, il servizio web a pagamento offerto da Apple: si chiama FindMyiPhone e consente di visualizzare su una mappa l’iPhone smarrito o rubato, inviare messaggi a chi dovesse averlo ritrovato, e in caso estremo, cancellare tutto il contenuto di foto, video, messaggi, contatti. Certo, funziona solo finché l’iPhone è acceso, ma se il ladro volesse spegnerlo? C’è un’applicazione anche per questo: Trap a Thief invia di nascosto una mail con le coordinate in cui si trova il telefonino nel momento in cui lo si spegne, poi basta inserirle su Google Maps e localizzare il ladro.

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