Home > Media, Tech > Addio a Geocities, per internet è la fine di un’era

Addio a Geocities, per internet è la fine di un’era

Schermata 2009-10-11 a 11.29.51

Morire a quindici anni, uccisi dal progresso: è la sorte di Geocities, che chiuderà il 26 ottobre, segnando per internet il tramonto di un’era. Le voci si rincorrevano da anni, ma solo lo scorso giugno è arrivata fa una prima mail ufficiale che annunciava la fine del servizio, e appena tre giorni fa un’altra comunicazione dal tono perentorio: “Il suo sito non apparirà più su internet e non sarà più possibile accedere ai file”. Due le alternative: copiare tutto il materiale sul proprio computer, per rimetterlo online con un altro indirizzo, o rivolgersi ai servizi a pagamento di Yahoo!, attuale proprietaria del marchio.

Da Silicon Valley a Wall Street
Nata nel 1994 in California, Beverly Hills Internet ha preso il nome attuale, Geocities, solo l’anno successivo. Ma fin dall’inizio i membri potevano scegliere di alloggiare la propria pagina web in una delle sei città disponibili: Colosseum per gli sportivi, Hollywood per gli appassionati di cinema, WestHollywood per la comunità gay e lesbica e altre (nel 1999 se ne contavano 41). Internet, che allora era lenta, poco diffusa, quasi del tutto inesplorata, si organizzava per la prima volta in una metafora comprensibile: per arrivare alle pagine si doveva digitare www.geocities.com e il nome della città, senza dimenticare ovviamente il numero civico. Così gli indirizzi erano lunghissimi e complicati, specie quando paesi e quartieri virtuali cominciarono a crescere. La grafica non era granché: era possibile disegnare da soli le pagine e personalizzarle con un colore bizzarro, le stelline luminose, qualche scritta intermittente; le foto c’erano, ma erano piccole e sgranate. Inserire un link ad un altro sito era un’operazione così complessa da diventare una vera dichiarazione d’amore. Eppure nel 1999 Geocities era il terzo sito più visitato del mondo, quotato con successo al Nasdaq e venduto per oltre 3,5 miliardi di dollari a Yahoo! in una delle operazioni più clamorose prima che scoppiasse la bolla di  internet.

I tempi cambiano
La metafora delle città non bastò, non bastò nemmeno introdurre la pubblicità e istituire una serie di amministratori volontari che dovevano prendersi cura delle varie comunità. Geocities cresceva ma rimaneva in perdita, e intanto il web scopriva nuove forme di interazione: i gruppi, le chat, i canali di messaggistica vocale. Alla vigilia del terzo millennio arrivarono le connessioni Isdn, e le pagine cominciarono a ospitare animazioni, filmati, musica. Per qualche tempo, Geocities cercò di rinnovarsi, ma erano troppo angusti i limiti di spazio e velocità imposti da Yahoo!, così lentamente i residenti cominciarono ad abbandonare le città. Avevano lasciato Netscape per Internet Explorer, Eudora per Outlook; se cercavano qualcosa sul web non usavano più Altavista e Lycos, ma Google, e se avevano voglia di chattare lo facevano attraverso Messenger e Skype, non  più Irc o Icq. La metafora della città fu ripresa da Second Life qualche anno fa, ma oggi migliaia di avatar non sono altro che spazzatura digitale. In Italia l’avventura parallela di Clarence ebbe vita breve e intensa, per un po’ scomparve pure Virgilio, e la Rete fu come l’Inferno senza una guida.  Alcuni di questi siti oggi esistono di nuovo, anche se dei vecchi hanno solo il nome: Supereva, ad esempio, non è più un portale web, ma una pagina per incontri online; Napster un negozio di musica e non il paladino degli Mp3 illegali e gratuiti.

Il web del terzo millennio
Al tempo della crisi e dei tagli per sopravvivere, dentro Yahoo! non c’è più posto per i romantici pionieri di Geocities. Piuttosto che armeggiare con il codice delle pagine web, i navigatori del web 2.0 preferiscono aprire un blog, lasciare un messaggio su Twitter, iscriversi a Facebook (pure cresciuto a danno di Friendster, uno dei primi social network). I nuovi internauti collaborano sui siti wiki anziché scrivere da soli, discutono su FriendFeed e sempre meno sui forum. Non basta un solo interesse a definirne l’identità su internet: la personalità digitale è il luogo dove si intrecciano le mille reti di relazioni in cui si è coinvolti, proprio come nel mondo reale, altro che Paris per la poesia o Silicon Valley per i patiti della tecnologia. Geocities avrebbe potuto trasformarsi in un concorrente di Facebook, o di MySpace (altro sito in calo); ma nel mese di agosto ha avuto meno di 32 milioni di visitatori per oltre 41 milioni di membri: pagine, foto, testi spesso non vengono aggiornati da anni. L’Internet Archive ne sta copiando e catalogando una gran parte, gli altri rimarranno ancora per qualche giorno a testimonianza della giovinezza di internet, che dal 26 ottobre sarà davvero finita.

(Nell’immagine in alto, la mia homepage su Geocities; sarà spostata su un altro server a breve)

Be Sociable, Share!
  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...