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Ryuichi Sakamoto e il pianoforte fantasma

“Un giorno mi sono seduto alla scrivania e ho scritto una lista con i compositori che più ammiravo. Ne è venuto fuori un mix incredibile di musica africana, tradizione asiatica, classica europea, avanguardie americane e mille altre influenze”. Ryuichi Sakamoto si specchia nel nero lucido di un pianoforte e sul suo volto s’immagina un sorriso: “Quello che ti piace è quello che sei”.
Il compositore e pianista cinquantasettenne suonerà stasera al Teatro Regio, nell’ambito del tour europeo di Playing The Piano, in sostituzione dell’annunciato concerto con la Yellow Magic Orchestra inizialmente previsto il 10 settembre a Torino, per MiTo, poi annullato per ragioni organizzative.

“Porto con me ogni sera in scena gli spartiti di sessanta o settanta brani, e decido al momento quali suonare, a seconda dell’atmosfera del teatro, del mio umore, della risposta del pubblico”, racconta Sakamoto. A disposizione ha un repertorio molto ampio, che spazia dai primi album pubblicati con la Yellow Magic Orchestra (per l’occasione riarrangiati e ridotti all’essenziale), fino all’ultimo album, Out Of Noise, realizzato in collaborazione con Fennesz e Cornelius. Una carriera lunga oltre trent’anni, culminata in un Oscar nel 1987, con la colonna sonora del film L’ultimo imperatore di Bertolucci; col regista italiano, Sakamoto lavorerà ancora per Il tè nel Deserto e Piccolo Buddha (“Ero alla ricerca di un equilibrio tra Oriente e Occidente: per me sono state tre puntate della stessa avventura”). Ma nel cuore di milioni di appassionati era già entrato qualche anno prima, con la colonna sonora di Merry Christmas Mr. Lawrence di Nagisa Oshima: cantato originariamente da David Sylvian, Forbidden Colors è il suo brano più famoso, cui Sakamoto non manca di tornare ogni volta che può. Ne incluse un brano nell’esibizione al Regio del 2004, tra i classici della tradizione brasiliana reinterpretati con coniugi Morelenbaum, e la suonò per intero lo scorso anno a Venaria Reale, all’aperto, accompagnato dal rombo degli aerei. Dopo le numerose versioni per sintetizzatore, dopo quelle sinfoniche, dopo lo splendido adattamento per trio incluso in 1996, riprenderà prevedibilmente Forbidden Colors anche al Regio.

Sul palco ci saranno due pianoforti grancoda, uno suonato da Sakamoto, di fronte al pubblico, l’altro con la tastiera verso la platea, lo sgabello vuoto; a muovere i tasti le dita di un fantasma, o meglio un meccanismo avanzatissimo capace di replicare il tocco del maestro giapponese, la sua forza, la sua velocità, la sua eleganza. Un duetto con se stesso, un miracolo di tecnologia e poesia. Fuori scena, un ingegnere del suono conrollerà rumori e feedback, echi e distorsioni. Uno schermo sullo sfondo mostrerà poi immagini fluttuanti, paesaggi sfocati, citazioni dal Dalai Lama, considerazioni sull’ecologia.

Già. perché Sakamoto è anche un uomo del nostro tempo, impegnato politicamente, attento all’ambiente e non proprio sprovveduto quando si tratta di business. Così tutto il tour è a impatto zero e l’energia elettrica utilizzata viene da fonti rinnovabili; in più le emissioni di anidride carbonica generate per mezzi di trasporto vengono compensate piantando nuovi alberi in varie zone del mondo. La registrazione della serata sarà disponibile da domani per l’acquisto in forma digitale su iTunes Store di Apple: basteranno un click e dieci euro.

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