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Thom Yorke sul vertice di Copenhagen

me and tony

«Sono davvero disgustato dal modo in cui le cose si sono messe qui. ». Se nei testi delle sue canzoni è spesso criptico, Thom Yorke è chiarissimo quando esprime il suo punto di vista sulla politica e l’ecologia. Sul sito dei Radiohead ha pubblicato le sue considerazioni da Copenhagen, dove si era trasferito per gli ultimi tre giorni del vertice, regolarmente accreditato come giornalista insieme ai corrispondenti del quotidiano inglese «The Guardian».
I Radiohead hanno spesso preso posizione sulle questioni climatiche: in più occasioni hanno invitato i fan ad andare in bicicletta ai loro concerti, e hanno evitato sempre i megashow ad alto impatto ambientale (a differenza degli U2, che pure hanno un frontman impegnato politicamente come Bono).
Così non stupisce che Yorke abbia deciso di seguire in prima persona i lavori del summit, con i problemi del giornalista («la batteria si scarica proprio quando Obama mi passa davanti con espressione accigliata») e i dubbi del neofita («quando sarà il momento giusto per andare a mangiare qualcosa?»). E se nei suoi appunti compare spesso la parola «speranza», il cantante ha però un approccio assai disincantato verso chi quella speranza dovrebbe renderla concreta: «Obama non ha detto nulla, anche se finora non ho ascoltato il discorso per intero. Sono molto triste per tutti gli americani che conosco e che puntano tanto su di lui». Lo sconforto di Yorke è evidente l’ultimo giorno: «Se leggerete nei giornali che un accordo è stato raggiunto, sappiate che non è affatto quello di cui c’era bisogno. Ed è tardi, davvero troppo tardi». Ma la considerazione finale sul vertice è in un post del chitarrista Ed O’ Brien: «Essere leader significa avere visione e dinamismo, l’abilità di prevedere i problemi e guardare oltre. Si può dire questo dei nostri leader? No, di certo».

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