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Per Steve Jobs un compleanno con dieci miliardi di canzoni

Dieci miliardi di canzoni: più di una e mezza per ogni abitante della Terra, compresi neonati e ultracentenari, da New York alla Siberia. Il record è stato raggiunto alle 22:45 di ieri (ora italiana), e certo oggi Steve Jobs si produrrà in qualche dichiarazione trionfante sul successo del suo iTunes Store. Con buona ragione: inaugurato nell’aprile 2003, è diventato in meno di sette anni il più grande negozio di musica del mondo e ha cambiato per sempre il modo di ascoltare canzoni e album. È nata una generazione che non conosce il disco in vinile e ha poca dimestichezza col compact disc, perché ascolta musica «liquida», dati digitali senza copertina né libretto da tenere in mano. E spesso senza scontrino: per chi ha meno di vent’anni, il download illegale di file Mp3 è la più importante fonte di approvvigionamento di canzoni, quando non l’unica.

Le origini
I primi strumenti professionali di registrazione digitale risalgono all’inizio dei Settanta, e tuttavia è solo con il compact disc (1982) che la tecnologia diventa popolare. Digitale, ovvero tradotta in bit, è anche la musica in Mp3, che nasce ufficialmente come standard nel 1997 dopo dieci anni di studi e ricerche all’università di Hannover. In pochi ne percepiscono la portata rivoluzionaria, finché non arriva Napster, che permette di scambiare file musicali con un pc e una connessione internet. Il sito chiude nel 2001, sotto la pressione delle case discografiche, ma in due anni sulle reti Peer To Peer sono transitati illegalmente centinaia di milioni di brani. Per contrastare il declino dei cd, le major lanciano siti di download a pagamento, che falliscono tutti. L’unico ad avere successo è iTunes Store, pensato soprattutto come servizio per l’iPod, il lettore digitale di Apple. Probabilmente Jobs non si aspettava di arrivare al traguardo di oggi, ma certo è stato scaltro ad adottare lo stesso modello con altri prodotti della Mela, innanzitutto l’iPhone, per cui ha ideato l’App Store: tre miliardi di download in nemmeno un anno e mezzo.

Più singoli, meno dischi
Oggi non si vendono tanto album, quanto singoli, proprio come negli anni Sessanta i dischi più diffusi erano i 45 giri; è la fine dei concept album e il segno di una frantumazione sempre maggiore della musica, liberata dal supporto fisico e utilizzata ovunque: impianti stereo per la casa e l’auto, computer, telefonini, console per videogiochi, lettori digitali portatili. C’è chi si oppone, come gli Ac/Dc, tra le ultime band di rilievo a tenersi fuori da iTunes proprio in nome dell’integrità artistica, e chi ne è entusiasta: ad esempio i Radiohead, che da qualche tempo pubblicano solo canzoni sparse. Thom Yorke e compagni le mettono in vendita direttamente sul proprio sito web, bypassando le case discografiche e pure iTunes. Brian Eno, produttore tra l’altro di U2 e Coldplay, ne ha tratto conseguenze radicali: «Penso che i dischi siano stati solo una piccola parentesi nello scorrere del tempo e quelli che hanno potuto guadagnarci da vivere sono stati fortunati. Non c’è ragione per cui qualcuno avrebbe dovuto accumulare tanto denaro vendendo musica, a parte il fatto che quella era la cosa giusta in un certo periodo storico. E ora è finito».

Per celebrare quello iniziato da poco e arrivato ieri ad un traguardo importante (“una pietra miliare”, per dirla con Apple), c’è un premio: un buono iTunes da diecimila dollari per il fortunato che ha scaricato la decimiliardesima canzone. Il suo nome  è al momento ancora ignoto, mentre si conosce quello del vero vincitore: si chiama Steve Jobs e ieri ha festeggiato alla grande il suo cinquantacinquesimo compleanno.

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