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A New York, il giorno dell’iPad

Sono le nove del mattino, c’è il sole, il cielo è azzurro. Ma la Fifth Avenue risuona di un conto alla rovescia, neanche fosse Times Square l’ultima notte dell’anno. Three, two, one, go! E parte la corsa all’iPad, con centinaia di persone che si accalcano nel negozio Apple. Qualcuno era in coda da giorni, come Greg Packer, pensionato con parecchio tempo da perdere, che risponde alle domande dei giornalisti solo se garantiscono adeguata visibilità: “Perché lo compro? Perché è un portatile senza tastiera e un iPhone senza telefono, sono certo che cambierà la storia dei computer”.
Non è il solo a pensarla così e se le code non sono chilometriche, è solo perché molti hanno preferito prenotare sul web il gadget dell’anno e riceverlo a domicilio. In alternativa, è possibile ritirarlo presso il negozio più vicino: così le file sono in realtà due, e il primo ad agitare trionfante l’iPad davanti al cubo di vetro con la Mela è Richard Gutjahr, blogger tedesco con stampato sulla maglietta l’indirizzo web del suo sito.  Pubblicità a buon mercato o interesse reale? “Penso sia un prodotto geniale, ma saranno le applicazioni a fare la differenza”.

Il mercato è già vastissimo: alle oltre 150 mila sviluppate finora per iPhone e iPod Touch, su App Store c’è una sezione con un migliaio di programmi che permettono di sfruttare al meglio la potenza di calcolo e lo schermo da 9,7 pollici dell’ultima creatura di Steve Jobs. E’ perfetto per foto, film e programmi tv, ma pure per leggere libri, giocare, navigare in internet, gestire le mail. Si comanda sfiorandolo con le dita, ha una memoria da 16 a 64 Gb; a internet accede attraverso il wi-fi o la rete cellulare.“E’ a metà strada tra un cellulare e un portatile”, aveva detto Jobs alla presentazione a San Francisco il 27 gennaio scorso. Tutto in alluminio, assomiglia a un iPod touch gigante, così da Tekserve, uno dei pochi negozi non Apple che lo vendono, un commesso scherza: “Non lo compro, ho già la versione mini”, e tira fuori il suo iPod. David Lerner, cinquantasei anni, venticinque passati a vendere computer Mac, non ha dubbi: sarà un successo. E le ultime stime degli analisti di mercato prevedono sette milioni di esemplari venduti nel 2010.

In Europa il tablet Apple arriverà più in là (le date più probabili sono il 24 o il 30 aprile), così i turisti in cerca del souvenir più originale sono molti, ma alla fine diversi italiani optano per il vicino negozio di Abercrombie & Fitch: “Costa troppo – spiegano Laura e Michela – e noi abbiamo un sacco di regali da fare”. I prezzi vanno da 499 a 699 dollari, ma Apple vende al massimo due iPad per persona, e chi è riuscito ad accaparrarsene anche solo uno lo tiene ben stretto:  “Non so ancora come lo userò, ma so che volevo averlo subito”, spiega un ragazzo. Perché? “Comprerei tutto quello che produce Apple”.  Poco in là, una ragazza racconta di aver aspettato due giorni per regalarlo al fidanzato. Assomiglia ad Ugly Betty, ma interpreta il ruolo che in tv è della moglie di Phil, nella seguitissima serie “Modern Family”. Nell’ultimo episodio, trasmesso qualche giorno fa, lei decide di comprare un iPad per il compleanno del marito, ma viene coinvolta in una rissa mentre aspetta in coda.  Alla fine riesce ad averlo e la puntata si chiude con Phil che sussurra un “ti amo” e la moglie che risponde “Anch’io”. Solo che lui sta parlando all’iPad.

La copertura mediatica riservata al gadget di Apple è impressionante: Steve Jobs campeggia sulla copertina di Time Magazine e di Newsweek, mentre il Wall Street Journal, il New York Times e altri quotidiani, riviste e siti web hanno pubblicato recensioni entusiastiche e in tv David Letterman ne ha già scoperto un uso inedito, come tagliaverdure. Questo non impedisce che ci sia chi è deluso e decide di rinviare l’acquisto: “Troppo pesante”; “Non ha la porta Usb”; “Bello ma non è compatibile con i siti che usano Flash”; “Mi aspettavo una webcam, attenderò il modello successivo”, sono alcuni commenti di chi prova gli esemplari esposti. “I libri si leggono meglio sul Kindle”, obbietta perplesso un signore di mezza età, confrontando lo schermo dell’iPad con quello in bianco e nero del lettore Amazon che ha portato da casa. Per i critici più agguerriti, però, il vero problema sarebbe un altro. Con iTunes prima, App store poi, e ora iBooks, Steve Jobs avrebbe creato un sistema chiuso, dov’è l’unico a decidere quali contenuti possono arrivare sugli apparecchi Apple: giornali, libri, musica, film, show televisivi, videogame, software. Un controllo pressoché totale, che metterebbe nelle sue mani un potere enorme.

Intanto, almeno un’obiezione si può lasciar cadere: la tastiera virtuale non sarà comodissima, ma si può usare anche per testi piuttosto lunghi. Questo articolo è stato scritto in parte su un iPad.

(foto: iFabio)

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