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Il nuovo Eminem? Ripulito, ma noioso

«Stavolta è diverso, gli ultimi due album non contano / Per Encore ero fatto di droghe, per Relapse mi stavo disintossicando / E adesso sono tornato, basta stupidaggini / Devo provare qualcosa ai miei fan, sento di averli abbandonati / Perciò accettate le mie scuse, finalmente sento di essere tornato alla normalità».

Già, la normalità. Parola strana in bocca a uno come Eminem, con alle spalle 78 milioni di dischi venduti, migliaia di copertine di giornali e riviste, valanghe di dollari guadagnati e altrettante spese in additivi chimici di tutti i tipi (e nelle cure per liberarsene), un matrimonio fallito due volte, due bambini e una partecipazione a Sanremo al fianco di Raffaella Carrà. Eppure il suo nuovo album, Recovery, è davvero il più normale dei sette che finora ha pubblicato.

Sedici canzoni più una nascosta. E così il primo difetto del disco è, inevitabilmente, la lunghezza: una produzione più attenta avrebbe optato per brani più brevi, per qualche innovazione nei suoni (tutti più o meno già sentiti), per la pietosa pratica delle bonus track da scaricare da Internet. Invece niente, 77 minuti e passa di Eminem che parla di sé (Talkin’ 2 Myself, appunto, da cui i versi iniziali), degli altri (sono citati Elton John e Mariah Carey, due nomi ricorrenti nei testi del rapper), con un fiorire di vocaboli che inevitabilmente porteranno al bollino «explicit lyrics». Però, a 37 anni, anche il musicista più controverso mette la testa a posto. Basta lotte tra gang rivali, basta donne oggetto, basta omofobia, il nuovo Eminem si dichiara addirittura favorevole ai matrimoni gay: «Tutte le cose che ho detto in passato, in quel momento le pensavo. Ma credo di essermi calmato un po’. La mia visione sulle cose è maturata. Penso che tutti dovrebbero avere la possibilità di essere infelici alla stessa maniera, se lo vogliono».

E intanto sceglie con cura le sue donne, almeno quelle che ospita nel disco: Pink, in Won’t Back Down, la superstar Rihanna in Love the Way you Lie. E poi gli amici rapper, come Kobe e Lil Wayne: ma il duetto con quest’ultimo su No Love sembra più un doppio monologo e il brano sarà senz’altro apprezzato per il campionamento di What is Love degli Haddaway. «Avevo pianificato originariamente di pubblicare Relapse 2 lo scorso anno – racconta Eminem, vero nome Marshall Mathers III -. Ma, dato che ho continuato a registrare e a lavorare con nuovi produttori, l’idea di un seguito ha cominciato a perdere sempre più di significato. La musica di Recovery è molto diversa da Relapse e penso meriti il suo titolo». Il primo singolo, Not Afraid, è già nelle classifiche statunitensi ma non è detto che l’Eminem buono e ripulito sia davvero capace di ripetere le performance di «Slim Shady», l’alter ego cattivo che per primo arrivò in Top Ten nel 2000.

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