Archivio

Archivio per agosto 2010

Ludovico Einaudi: la mia Taranta è un’architettura di suoni

La leggenda, antichissima, narra di un ragno che morde le persone e le fa cadere in un’irrefrenabile smania di ballare. La realtà, recente, racconta di 80 mila persone arrivate a Melpignano, nella Grecìa salentina, lo scorso anno per la Notte della Taranta: altrettante sono attese domani per la tredicesima edizione, per cui sono stati anche approntati treni speciali.

Maestro concertatore sarà Ludovico Einaudi, intellettuale prestato alla musica, autore di composizioni minimaliste e rarefatte. Ma nel suo ultimo album, Nightbook, uscito nell’ottobre 2009, c’era già un brano vicino al folk del Salento: «Allora non pensavo alla taranta – spiega – l’invito è arrivato a marzo, quando ero a Londra per una serie di concerti. In Eros ci sono parti per tamburelli suonate da Mauro Durante, leader del Canzoniere Grecanico Salentino». L’interesse di Einaudi per le musiche tradizionali è però più remoto, e risale a un viaggio in Mali di una decina d’anni fa, da cui nacque un disco con il virtuso di kora Ballaké Sissoko, pure ospite al concertone. Ancora prima, il suo maestro Luciano Berio si era ispirato ai canti popolari: ma il suo approccio rimaneva cerebrale, il tono elitario, di chi in fondo non esce dalla gabbia dorata dell’avanguardia. «Il mio caso è diverso, perché con la taranta si entra nella carne e nel sangue della tradizione – osserva Einaudi da una panchina della piazza di Calimera, dove sta finendo le prove -. Ho studiato le varie componenti di queste musiche e provato a rielaborarle: c’è una ritmica molto ricca, ma anche tanta melodia, influenze mediorientali dalla Grecia, dai Balcani, fino alla Turchia. Gli ospiti che ho scelto mettono in luce questi aspetti, i tamburi del Burundi ad esempio accentuano l’aspetto rituale, mentre Savina Yannatou svela le parentele col sirtaki». Una cantante greca che canta in griko, l’antico dialetto salentino? «Come maestro concertatore il mio compito è inventare connessioni e collegamenti. Così i Taraf De Haïdouks sottolineano la parte più virtuosistica e funambolica di questa musica, mentre dal Portogallo arriva il fado di Dulce Pontes, che si esibisce con due cantanti salentine: le voci di qui sono molto belle. Da un lato ho mantenuto intatti alcuni elementi fondamentali, anzi ho pure eliminato la batteria che non c’entra niente con la tradizione, ma poi mi piace guidare il pubblico verso sonorità nuove». Perciò a Melpignano ci saranno anche i Sud Sound System e il deejay turco Mercan Dede: «La pizzica – spiega Einaudi – è una forma antica di trance, che si articola in micro ripetizioni, proprio come la mia musica. E ha parecchie affinità con la techno e la dance elettronica». Un rave, insomma? «Sì, ci sono degli aspetti comuni. Nel Concertone è assente la dimensione rituale, della taranta resta solo la festa, la voglia di cantare e ballare insieme. Per me l’importante è che non diventi una specie di festival di Sanremo, dove la qualità musicale è bassissima anche se il seguito è enorme».

Fedele alla sua passione per le geometrie sonore, Einaudi ha concepito una specie di grande sinfonia: parte con un tema scritto per l’occasione, che ritorna – simile ma sempre diverso – prima dei nove blocchi di tre brani l’uno in cui si sviluppa il concerto. L’ispirazione è arrivata dalle masserie e dai palazzi nobili della zona: «Ci sono spazi interni, cortili, alberi di aranci, gelsomini, archi e passaggi, e ognuno degli ospiti rappresenta una finestra nel percorso di questo edificio sonoro». Non sarà una costruzione troppo astratta? «No, si tratta di ritrovare punti di riferimento nel passato, per capire chi siamo e dove andiamo».

Svanita la connotazione ideologica che animava il folk Anni 70, nella Puglia di Vendola l’interesse per la cultura popolare si concretizza in rassegne, convegni, libri, oltre che in un business turistico e una vivace attività dal vivo. E non c’è solo il Concertone, ma anche un festival itinerante appena concluso con gruppi storici come gli Argalìo, innovatori (ad esempio gli Insintesi), famiglie intere e cantori solitari tra cui Enza Pagliara e Uccio Aloisi. La taranta, insomma, è tornata di moda, e non solo a sinistra: anzi, su YouTube la più cliccata è quella di Checco Zalone, che passa in rassegna i ministri del governo Berlusconi.

iPhone 4, la prova su strada

1 agosto 2010 1 commento

Arriva nei negozi italiani l’iPhone 4, forse il prodotto Apple di cui più si è parlato negli ultimi tempi. E non sempre bene: un paio di settimane fa, Steve Jobs ha convocato una conferenza stampa per cercare di smontare l’«Antennagate», una tempesta mediatica che ha trasformato un successo (tre milioni di esemplari venduti in tre settimane) in un disastro. Il nuovo supertelefonino Apple, infatti, più che per le sue raffinatezze tecnologiche, è diventato famoso per un difetto: impugnandolo in un certo modo la ricezione peggiorerebbe fino a scomparire. Jobs ha ammesso in parte il problema –comune però a molti altri telefonini – e ha deciso di regalare (anche in Italia) una custodia in silicone che protegge il corpo in vetro e acciaio dell’apparecchio e riduce le interferenze.

L’antenna
Abbiamo testato l’iPhone 4 per alcuni giorni, tra Milano, Torino e Napoli. All’aperto e al chiuso, nella metropolitana, sul treno, in auto. A meno di non essere mancini, non è facile coprire con la mano il punto debole dello smartphone Apple, che è l’angolo in basso a sinistra. Ma anche così, e anche se l’indicatore di campo segna qualche tacca in meno, normalmente la linea non cade e la connessione internet continua a funzionare. Il fenomeno, insomma, esiste, ma in aree dove la copertura della rete cellulare è buona non impedisce di usare al meglio l’iPhone 4. Che, anzi, è più sensibile del modello precedente e permette di fare e ricevere telefonate anche in garage e ascensori, dove il 3GS rimaneva muto. In questi casi, tuttavia, le voci possono risultare metalliche; qualche volta è anche successo che la comunicazione si interrompesse. L’«Antennagate», alla fine sembrerebbe inspiegabile, non fosse per la scarsa qualità del segnale di AT&T, che negli Usa è il solo operatore autorizzato a distribuire lo smartphone Apple. E infatti non si registrano le stesse lamentele in Germania, Francia, Regno unito e Giappone, dove l’iPhone 4 è in vendita da oltre un mese e la rete cellulare è più capillare e più efficiente di quella americana.

Il resto
L’iPhone 4 adopera lo stesso processore dell’iPad, la fortunata tavoletta-computer di Apple: è molto veloce nell’uso e parco nei consumi, tanto che la batteria arriva a una giornata intera, tra telefonate, navigazione su internet, notifiche push, wi-fi (pure questo migliorato), foto e video. La qualità delle immagini è cresciuta, grazie alla fotocamera che passa da 3 a 5 Megapixel; finalmente è stato aggiunto un flash per le riprese al buio. A breve arriverà anche la versione per iPhone di iMovie, il software Apple per montaggi di video e immagini in HD, da condividere poi via internet o da vedere in tv tramite un cavetto: negli Usa qualcuno ci ha già fatto un film. Il punto forte dell’apparecchio è però il display, che dei modelli precedenti riprende le dimensioni (3,5 pollici), quadruplicandone la risoluzione: i testi, anche microscopici, si leggono ora senza fatica, le immagini hanno un dettaglio e una profondità mai viste, i video sono chiarissimi (specie i cartoons). Ci guadagnano pure i libri, e infatti sul nuovo iPhone c’è l’applicazione per eBook dell’iPad: si può iniziare a leggere un testo su un apparecchio, mettere un segnalibro, e sull’altro sarà sincronizzato automaticamente.

L’evoluzione
A tre anni e sessanta milioni di esemplari dal debutto, la versione attuale ha coperto quasi tutte le lacune rimproverate al primo iPhone: al’inizio sono arrivati gli Mms, poi il video, la fotocamera è stata rivista, le connessioni a reti telefoniche e wifi rese più veloci, la memoria maggiorata e sono state aggiunte numerose altre funzioni. Il nuovo sistema operativo (installabile anche sul 3GS) offre finalmente il multitasking: ora, ad esempio, si può continuare ad usare Skype per parlare e allo stesso tempo navigare sul web con Safari. Ma solo con l’iPhone 4, che ha una fotocamera frontale, è possibile utilizzare FaceTime e parlare guardandosi negli occhi (l’interlocutore deve avere lo stesso apparecchio ed essere connesso tramite rete wifi). La qualità è ottima, ma la videochiamata esiste da anni e chissà se davvero Jobs riuscirà a renderla popolare. Intanto è riuscito a fare dell’iPhone 4 l’ennesimo feticcio tecnologico di Apple: non è compatibile con i siti web in Flash, monta batterie non sostituibili e funziona solo con le applicazioni approvate a Cupertino, però è bellissimo.

Istruzioni per l’uso
L’iPhone 4 è uno dei pochissimi telefonini con scheda micro Sim. Se si vuole conservare il numero bisogna farsi cambiare la vecchia Sim o provare a tagliarla artigianalmente, col rischio di renderla inutilizzabile.
Al momento l’iPhone 4 si può acquistare esclusivamente nella versione nera; per quella bianca si dovrà aspettare ancora, nonostante la promessa di Jobs, che due settimane fa aveva confermato la disponibilità per fine mese. Pare che problemi di lavorazione ne rallentino la produzione e che gli esemplari finora realizzati non soddisfino ancora lo standard qualitativo di Apple.
Orientarsi nella giungla delle offerte è difficilissimo. Con contratto, l’iPhone 4 ha prezzi variabili da zero euro (Tre Italia) fino a oltre 1500, a seconda dei servizi inclusi, del numero di rate mensili e della durata dell’abbonamento. La versione sbloccata da 16 GB è in vendita da Tim, Vodafone, negli Apple store e online a 659 euro, quella da 32 GB a 779, ma Tre Italia le propone rispettivamente a 599 e 699 euro.
Come in Usa, anche da noi chi non fosse soddisfatto può restituire l’iPhone 4 entro 30 giorni e ottenere un rimborso totale. Interpellati direttamente sulla questione, in via informale Tim, Vodafone e Tre Italia confermano la clausola soddisfatti o rimborsati di Apple, tuttavia le modalità potrebbero variare a seconda dell’operatore.
I “bumper” di Apple sono gratis anche da noi fino alla fine di settembre. Non saranno distribuiti insieme all’iPhone: sembra incredibile, ma esiste un’app con cui prenotarli per averli direttamente a casa.

Categorie:iPhone, Tech Tag: , , ,