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Ludovico Einaudi: la mia Taranta è un’architettura di suoni

La leggenda, antichissima, narra di un ragno che morde le persone e le fa cadere in un’irrefrenabile smania di ballare. La realtà, recente, racconta di 80 mila persone arrivate a Melpignano, nella Grecìa salentina, lo scorso anno per la Notte della Taranta: altrettante sono attese domani per la tredicesima edizione, per cui sono stati anche approntati treni speciali.

Maestro concertatore sarà Ludovico Einaudi, intellettuale prestato alla musica, autore di composizioni minimaliste e rarefatte. Ma nel suo ultimo album, Nightbook, uscito nell’ottobre 2009, c’era già un brano vicino al folk del Salento: «Allora non pensavo alla taranta – spiega – l’invito è arrivato a marzo, quando ero a Londra per una serie di concerti. In Eros ci sono parti per tamburelli suonate da Mauro Durante, leader del Canzoniere Grecanico Salentino». L’interesse di Einaudi per le musiche tradizionali è però più remoto, e risale a un viaggio in Mali di una decina d’anni fa, da cui nacque un disco con il virtuso di kora Ballaké Sissoko, pure ospite al concertone. Ancora prima, il suo maestro Luciano Berio si era ispirato ai canti popolari: ma il suo approccio rimaneva cerebrale, il tono elitario, di chi in fondo non esce dalla gabbia dorata dell’avanguardia. «Il mio caso è diverso, perché con la taranta si entra nella carne e nel sangue della tradizione – osserva Einaudi da una panchina della piazza di Calimera, dove sta finendo le prove -. Ho studiato le varie componenti di queste musiche e provato a rielaborarle: c’è una ritmica molto ricca, ma anche tanta melodia, influenze mediorientali dalla Grecia, dai Balcani, fino alla Turchia. Gli ospiti che ho scelto mettono in luce questi aspetti, i tamburi del Burundi ad esempio accentuano l’aspetto rituale, mentre Savina Yannatou svela le parentele col sirtaki». Una cantante greca che canta in griko, l’antico dialetto salentino? «Come maestro concertatore il mio compito è inventare connessioni e collegamenti. Così i Taraf De Haïdouks sottolineano la parte più virtuosistica e funambolica di questa musica, mentre dal Portogallo arriva il fado di Dulce Pontes, che si esibisce con due cantanti salentine: le voci di qui sono molto belle. Da un lato ho mantenuto intatti alcuni elementi fondamentali, anzi ho pure eliminato la batteria che non c’entra niente con la tradizione, ma poi mi piace guidare il pubblico verso sonorità nuove». Perciò a Melpignano ci saranno anche i Sud Sound System e il deejay turco Mercan Dede: «La pizzica – spiega Einaudi – è una forma antica di trance, che si articola in micro ripetizioni, proprio come la mia musica. E ha parecchie affinità con la techno e la dance elettronica». Un rave, insomma? «Sì, ci sono degli aspetti comuni. Nel Concertone è assente la dimensione rituale, della taranta resta solo la festa, la voglia di cantare e ballare insieme. Per me l’importante è che non diventi una specie di festival di Sanremo, dove la qualità musicale è bassissima anche se il seguito è enorme».

Fedele alla sua passione per le geometrie sonore, Einaudi ha concepito una specie di grande sinfonia: parte con un tema scritto per l’occasione, che ritorna – simile ma sempre diverso – prima dei nove blocchi di tre brani l’uno in cui si sviluppa il concerto. L’ispirazione è arrivata dalle masserie e dai palazzi nobili della zona: «Ci sono spazi interni, cortili, alberi di aranci, gelsomini, archi e passaggi, e ognuno degli ospiti rappresenta una finestra nel percorso di questo edificio sonoro». Non sarà una costruzione troppo astratta? «No, si tratta di ritrovare punti di riferimento nel passato, per capire chi siamo e dove andiamo».

Svanita la connotazione ideologica che animava il folk Anni 70, nella Puglia di Vendola l’interesse per la cultura popolare si concretizza in rassegne, convegni, libri, oltre che in un business turistico e una vivace attività dal vivo. E non c’è solo il Concertone, ma anche un festival itinerante appena concluso con gruppi storici come gli Argalìo, innovatori (ad esempio gli Insintesi), famiglie intere e cantori solitari tra cui Enza Pagliara e Uccio Aloisi. La taranta, insomma, è tornata di moda, e non solo a sinistra: anzi, su YouTube la più cliccata è quella di Checco Zalone, che passa in rassegna i ministri del governo Berlusconi.

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